Nessun presidente americano era mai arrivato a sei settimane dalle elezioni di metà mandato con un'approvazione così bassa, almeno da quando esistono i sondaggi scientifici, cioè dagli anni Trenta. Secondo la media dei sondaggi di FiftyPlusOne, il sito di analisi elettorale fondato da G. Elliott Morris, al 23 settembre Donald Trump è approvato dal 34,6 per cento degli adulti americani e disapprovato dal 62,3 per cento. È il valore più basso del suo secondo mandato. Nell'ultima settimana almeno sette istituti hanno registrato il loro minimo per il presidente: CNN/SSRS, Ipsos, NBC News, Strength In Numbers/Verasight, Quantus Insights, Echelon Insights e American Research Group.
Il calo arriva due settimane dopo la prima convention di metà mandato mai organizzata dai repubblicani, a Dallas, dove il presidente ha chiesto agli americani di votare a novembre come se lui fosse sulla scheda. Secondo l'analisi pubblicata da Morris su FiftyPlusOne, gli elettori lo stanno accontentando, ma non come sperava.
Nello stesso periodo i democratici hanno ampliato il vantaggio nel cosiddetto generic ballot, il sondaggio in cui si chiede agli elettori quale partito voteranno per la Camera senza fare i nomi dei candidati. Il distacco è salito a 7,6 punti, che arrotondati fanno 8 per la prima volta in questo ciclo elettorale. È un margine paragonabile a quello del 2018, l'anno dell'ultima grande onda democratica.
Il confronto più immediato è con il primo mandato dello stesso Trump. Oggi il suo saldo tra chi lo approva e chi lo disapprova è negativo di 28 punti, quasi il doppio dei 13 punti negativi che aveva allo stesso momento del primo mandato, poco prima delle midterm del 2018 in cui i repubblicani persero 41 seggi alla Camera. Per circa un anno le due curve sono andate di pari passo, con il Trump del secondo mandato persino un po' più popolare. Si sono separate con l'inizio della guerra degli Stati Uniti contro l'Iran e durante l'estate del 2026. Nelle ultime due settimane il saldo è sceso di altri 3 punti.
Il presidente resta in fondo alla classifica anche allargando il confronto. FiftyPlusOne ha ricostruito le medie storiche applicando ai sondaggi del passato lo stesso programma che usa oggi per Trump, risalendo di quasi novant'anni. Tra i 13 presidenti al primo mandato da Dwight Eisenhower in poi, tutti erano messi meglio di lui a questo punto del loro percorso. Perfino Jimmy Carter, il nome che si fa di solito quando si pensa a un presidente impopolare, era a meno di un punto dal pareggio tra approvazione e disapprovazione.
Poiché Trump sta scontando un secondo mandato non consecutivo, il paragone più corretto è con gli otto presidenti che hanno vinto un secondo mandato: Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, Eisenhower, Richard Nixon, Ronald Reagan, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama. Reagan, Clinton ed Eisenhower erano nettamente in positivo. Roosevelt, alla vigilia delle midterm del 1938 in cui la recessione costò ai democratici circa 70 seggi alla Camera, aveva ancora un saldo positivo di 9 punti. Truman, Obama e Bush erano in negativo, ma rispettivamente di 1, 12 e 14 punti. Solo Nixon era messo peggio di Trump, ma a questo punto del calendario si era già dimesso da cinque settimane. In media i presidenti al secondo mandato avevano in questa fase un saldo positivo di circa 4 punti (contando Nixon al suo ultimo giorno in carica): Trump è circa 32 punti sotto la norma storica.
Il caso di Bush è quello che somiglia di più. Nel suo secondo mandato l'approvazione crollò sotto il peso della guerra in Iraq e nel settembre del 2006 il suo saldo era negativo di 14 punti. Sei settimane dopo gli elettori consegnarono ai democratici sia la Camera sia il Senato. Oggi Trump è circa 13 punti sotto il Bush di allora e 8 punti sotto il Bush del giorno del voto. Bush scese ai livelli attuali di Trump solo nel giugno del 2007, più di sei mesi dopo che il suo partito aveva perso il controllo del Congresso.
L'altro parallelo è con Nixon. Il saldo di Trump è più o meno quello di Nixon alla fine di novembre del 1973, un mese dopo il cosiddetto Saturday Night Massacre, con l'indagine sul Watergate che si stringeva attorno a lui e otto mesi prima delle dimissioni. Nixon toccò il fondo con un saldo negativo di 38 punti nella settimana in cui lasciò la Casa Bianca. Trump è a circa 10 punti da quel livello.
In senso assoluto il presidente non è il più impopolare dell'era dei sondaggi. Hanno fatto peggio Nixon nei suoi ultimi giorni e Bush negli ultimi mesi del 2008, quando la crisi finanziaria portò il suo saldo sotto i 40 punti negativi. Nel marzo del 1952 anche Truman ebbe un'approvazione sotto il 30 per cento, ma la sua disapprovazione, al 63 per cento, era di poco superiore a quella di Trump oggi. Nessun presidente, però, era arrivato così in basso a questo punto del mandato, prima di un'elezione di metà mandato.
Il tema che pesa di più è il costo della vita, che gli americani indicano più spesso di ogni altro come il principale problema del Paese. Sull'inflazione il saldo del presidente è sceso a meno 45,6 punti, il dato peggiore registrato su un singolo tema in questa presidenza, dopo che Trump ha rivendicato scelte che hanno fatto salire i prezzi come i dazi e la guerra in Iran. Anche i sondaggi più recenti sull'economia vanno nella stessa direzione. L'immigrazione resta il suo tema migliore, ma dopo la netta svolta a destra delle sue politiche il saldo è sceso di oltre 20 punti dall'inizio del mandato ed è ora negativo di 13. Secondo la letteratura di scienza politica citata da Morris, quando un governo sposta le politiche verso uno dei due estremi gli elettori tendono a punire il partito al potere.
Il partito del presidente perde quasi sempre seggi alla Camera alle elezioni di metà mandato, con appena un paio di eccezioni dagli anni Trenta. Le perdite sono tanto più ampie quanto più il presidente è impopolare. Quest'anno Trump ha legato ancora di più il destino dei repubblicani al proprio. Ha costruito la convention attorno alla sua figura, ha chiesto agli elettori di trattare il voto di novembre come un referendum su di lui e ha promesso un pagamento da 5.000 dollari che arriverebbe solo se il suo partito vincesse. Diversi candidati repubblicani in bilico hanno invece preso le distanze da lui.
Anche per questo il modello previsionale di FiftyPlusOne assegna ai democratici il 98 per cento di probabilità di riconquistare la Camera e il 69 per cento di strappare ai repubblicani il Senato. Molte sfide si decidono anche su fattori locali, come la scelta dei candidati, il vantaggio di chi è già in carica e la raccolta fondi. La spiegazione principale dell'onda che i sondaggi prevedono è però la più semplice: il presidente è impopolare come nessun altro prima di lui in questa fase del mandato.
