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Trump è il presidente più impopolare alla vigilia delle midterm da quando esistono i sondaggi
Daniel Torok, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Sondaggi 35 min di lettura

Trump è il presidente più impopolare alla vigilia delle midterm da quando esistono i sondaggi

Secondo la media di FiftyPlusOne l'approvazione di Trump è al 34,6%, peggio di Bush nel 2006 e vicina a Nixon nel Watergate. I democratici sono avanti di quasi 8 punti per la Camera.

Nessun presidente americano era mai arrivato a sei settimane dalle elezioni di metà mandato con un'approvazione così bassa, almeno da quando esistono i sondaggi scientifici, cioè dagli anni Trenta. Secondo la media dei sondaggi di FiftyPlusOne, il sito di analisi elettorale fondato da G. Elliott Morris, al 23 settembre Donald Trump è approvato dal 34,6 per cento degli adulti americani e disapprovato dal 62,3 per cento. È il valore più basso del suo secondo mandato. Nell'ultima settimana almeno sette istituti hanno registrato il loro minimo per il presidente: CNN/SSRS, Ipsos, NBC News, Strength In Numbers/Verasight, Quantus Insights, Echelon Insights e American Research Group.

Il calo arriva due settimane dopo la prima convention di metà mandato mai organizzata dai repubblicani, a Dallas, dove il presidente ha chiesto agli americani di votare a novembre come se lui fosse sulla scheda. Secondo l'analisi pubblicata da Morris su FiftyPlusOne, gli elettori lo stanno accontentando, ma non come sperava.

Nello stesso periodo i democratici hanno ampliato il vantaggio nel cosiddetto generic ballot, il sondaggio in cui si chiede agli elettori quale partito voteranno per la Camera senza fare i nomi dei candidati. Il distacco è salito a 7,6 punti, che arrotondati fanno 8 per la prima volta in questo ciclo elettorale. È un margine paragonabile a quello del 2018, l'anno dell'ultima grande onda democratica.

Midterm 2026
Nessun presidente era mai stato così impopolare a sei settimane dalle elezioni di metà mandato
Secondo la media dei sondaggi di FiftyPlusOne, Donald Trump è approvato dal 34,6% degli americani e disapprovato dal 62,3%. È il saldo peggiore mai registrato da un presidente in questa fase del mandato, da quando esistono i sondaggi scientifici.
Saldo tra chi approva e chi disapprova
−28punti
Il valore più basso del secondo mandato. Allo stesso punto del primo, nel 2018, Trump era a −13.
Approva34,6%
Disapprova62,3%
Non si esprime il 3,1%. Media dei sondaggi tra gli adulti americani al 23 settembre.
Nell’ultima settimana sette istituti hanno registrato il loro minimo per Trump:
CNN/SSRSIpsosNBC NewsStrength In Numbers/VerasightQuantus InsightsEchelon InsightsAmerican Research Group
La scala della storia
Trump è sceso sotto Bush alla vigilia della sconfitta del 2006 ed è al livello di Nixon durante il Watergate
Saldo netto di approvazione in punti. A sinistra Trump, a destra i termini di paragone: la media storica, Bush e Nixon.
Bush scese a questo livello solo nel giugno 2007, quando il suo partito aveva già perso il Congresso. Nixon toccò −38 nella settimana delle dimissioni: Trump è a circa 10 punti da quel minimo.
Il confronto con la storia
Nessun presidente era così in basso a questo punto del mandato, tranne Nixon, che si era già dimesso
Saldo netto di approvazione a sei settimane dalle elezioni di metà mandato, in punti. Medie storiche ricostruite da FiftyPlusOne.
Il costo della vita
Il tema che preoccupa di più gli americani è quello su cui Trump va peggio: i prezzi
Quanti americani su 100 indicano ciascun tema come il problema principale del Paese.
38su 100
indicano prezzi e inflazione come il problema principale del Paese: quasi il triplo di chi sceglie il secondo tema.
Il giudizio su Trump, tema per tema
Saldo netto di approvazione, in punti. Il tratteggio indica il giudizio complessivo, −28.
Indicano come problema principale del Paese: Prezzi e inflazione 38; Lavoro ed economia 13; Elezioni e democrazia 13; Sanità 7; Criminalità 6; Intelligenza artificiale 5 (su 100). Saldo netto di Trump: Inflazione e costo della vita −45,6; Immigrazione −13; nel complesso −28.
Il punto
Trump ha rivendicato i dazi e la guerra con l’Iran, due scelte che hanno fatto salire i prezzi. Sull’immigrazione, dopo la svolta a destra delle sue politiche, il saldo è sceso di oltre 20 punti dall’inizio del mandato.
Le previsioni per il 3 novembre
Nel modello di FocusAmerica i democratici vincono la Camera in 93 simulazioni su 100 e il Senato in 75
Simulazioni su 100 in cui i democratici conquistano la maggioranza, secondo il modello previsionale di FocusAmerica aggiornato al 25 settembre 2026.
93su 100
Camera
435 seggi, maggioranza a 218
75su 100
Senato
100 seggi, ai democratici ne servono 51
Al Senato, in caso di 50 pari, il voto decisivo è del vicepresidente, oggi repubblicano: per questo ai democratici servono 51 seggi.
Il voto per la Camera nei sondaggi
Democratici +7,6
Democratici50,7%
Repubblicani43,1%
Il vantaggio più ampio di questo ciclo elettorale, paragonabile a quello del 2018. Nei sondaggi si chiede quale partito si voterà alla Camera, senza fare i nomi dei candidati.
Più il presidente è impopolare, più il suo partito perde
Dagli anni Trenta il partito del presidente ha quasi sempre perso seggi alla Camera nelle elezioni di metà mandato. Le eccezioni sono appena un paio e le perdite crescono con l’impopolarità del presidente.
1938
Roosevelt, saldo +9
I democratici persero circa 70 seggi alla Camera
2006
Bush, saldo −14
I repubblicani persero Camera e Senato
2018
Trump, saldo −13
I repubblicani persero 41 seggi alla Camera
2026
Trump, saldo −28
Si vota il 3 novembre
FonteFiftyPlusOne (G. Elliott Morris): media dei sondaggi sull’approvazione tra gli adulti americani al 23 settembre 2026; medie storiche ricostruite con lo stesso metodo; generic ballot al 24 settembre 2026. Saldo netto: approvazione meno disapprovazione.
TemiGiudizio per tema: media dei sondaggi di Strength In Numbers, il sito di G. Elliott Morris. Problema principale del Paese: sondaggio Strength In Numbers/Verasight su 1.528 adulti, 16–21 settembre 2026.
PrevisioniModello previsionale di FocusAmerica, aggiornamento del 25 settembre 2026.
FotoCasa Bianca, ritratto ufficiale.

Il confronto più immediato è con il primo mandato dello stesso Trump. Oggi il suo saldo tra chi lo approva e chi lo disapprova è negativo di 28 punti, quasi il doppio dei 13 punti negativi che aveva allo stesso momento del primo mandato, poco prima delle midterm del 2018 in cui i repubblicani persero 41 seggi alla Camera. Per circa un anno le due curve sono andate di pari passo, con il Trump del secondo mandato persino un po' più popolare. Si sono separate con l'inizio della guerra degli Stati Uniti contro l'Iran e durante l'estate del 2026. Nelle ultime due settimane il saldo è sceso di altri 3 punti.

Il presidente resta in fondo alla classifica anche allargando il confronto. FiftyPlusOne ha ricostruito le medie storiche applicando ai sondaggi del passato lo stesso programma che usa oggi per Trump, risalendo di quasi novant'anni. Tra i 13 presidenti al primo mandato da Dwight Eisenhower in poi, tutti erano messi meglio di lui a questo punto del loro percorso. Perfino Jimmy Carter, il nome che si fa di solito quando si pensa a un presidente impopolare, era a meno di un punto dal pareggio tra approvazione e disapprovazione.

Poiché Trump sta scontando un secondo mandato non consecutivo, il paragone più corretto è con gli otto presidenti che hanno vinto un secondo mandato: Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, Eisenhower, Richard Nixon, Ronald Reagan, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama. Reagan, Clinton ed Eisenhower erano nettamente in positivo. Roosevelt, alla vigilia delle midterm del 1938 in cui la recessione costò ai democratici circa 70 seggi alla Camera, aveva ancora un saldo positivo di 9 punti. Truman, Obama e Bush erano in negativo, ma rispettivamente di 1, 12 e 14 punti. Solo Nixon era messo peggio di Trump, ma a questo punto del calendario si era già dimesso da cinque settimane. In media i presidenti al secondo mandato avevano in questa fase un saldo positivo di circa 4 punti (contando Nixon al suo ultimo giorno in carica): Trump è circa 32 punti sotto la norma storica.

Il caso di Bush è quello che somiglia di più. Nel suo secondo mandato l'approvazione crollò sotto il peso della guerra in Iraq e nel settembre del 2006 il suo saldo era negativo di 14 punti. Sei settimane dopo gli elettori consegnarono ai democratici sia la Camera sia il Senato. Oggi Trump è circa 13 punti sotto il Bush di allora e 8 punti sotto il Bush del giorno del voto. Bush scese ai livelli attuali di Trump solo nel giugno del 2007, più di sei mesi dopo che il suo partito aveva perso il controllo del Congresso.

L'altro parallelo è con Nixon. Il saldo di Trump è più o meno quello di Nixon alla fine di novembre del 1973, un mese dopo il cosiddetto Saturday Night Massacre, con l'indagine sul Watergate che si stringeva attorno a lui e otto mesi prima delle dimissioni. Nixon toccò il fondo con un saldo negativo di 38 punti nella settimana in cui lasciò la Casa Bianca. Trump è a circa 10 punti da quel livello.

In senso assoluto il presidente non è il più impopolare dell'era dei sondaggi. Hanno fatto peggio Nixon nei suoi ultimi giorni e Bush negli ultimi mesi del 2008, quando la crisi finanziaria portò il suo saldo sotto i 40 punti negativi. Nel marzo del 1952 anche Truman ebbe un'approvazione sotto il 30 per cento, ma la sua disapprovazione, al 63 per cento, era di poco superiore a quella di Trump oggi. Nessun presidente, però, era arrivato così in basso a questo punto del mandato, prima di un'elezione di metà mandato.

Il tema che pesa di più è il costo della vita, che gli americani indicano più spesso di ogni altro come il principale problema del Paese. Sull'inflazione il saldo del presidente è sceso a meno 45,6 punti, il dato peggiore registrato su un singolo tema in questa presidenza, dopo che Trump ha rivendicato scelte che hanno fatto salire i prezzi come i dazi e la guerra in Iran. Anche i sondaggi più recenti sull'economia vanno nella stessa direzione. L'immigrazione resta il suo tema migliore, ma dopo la netta svolta a destra delle sue politiche il saldo è sceso di oltre 20 punti dall'inizio del mandato ed è ora negativo di 13. Secondo la letteratura di scienza politica citata da Morris, quando un governo sposta le politiche verso uno dei due estremi gli elettori tendono a punire il partito al potere.

Il partito del presidente perde quasi sempre seggi alla Camera alle elezioni di metà mandato, con appena un paio di eccezioni dagli anni Trenta. Le perdite sono tanto più ampie quanto più il presidente è impopolare. Quest'anno Trump ha legato ancora di più il destino dei repubblicani al proprio. Ha costruito la convention attorno alla sua figura, ha chiesto agli elettori di trattare il voto di novembre come un referendum su di lui e ha promesso un pagamento da 5.000 dollari che arriverebbe solo se il suo partito vincesse. Diversi candidati repubblicani in bilico hanno invece preso le distanze da lui.

Anche per questo il modello previsionale di FiftyPlusOne assegna ai democratici il 98 per cento di probabilità di riconquistare la Camera e il 69 per cento di strappare ai repubblicani il Senato. Molte sfide si decidono anche su fattori locali, come la scelta dei candidati, il vantaggio di chi è già in carica e la raccolta fondi. La spiegazione principale dell'onda che i sondaggi prevedono è però la più semplice: il presidente è impopolare come nessun altro prima di lui in questa fase del mandato.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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