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Alle midterm i sondaggi hanno sottostimato i Dem di quasi cinque punti
Elezioni 76 min di lettura

Alle midterm i sondaggi hanno sottostimato i Dem di quasi cinque punti

Trentatré istituti su trentaquattro erano sotto il risultato. Il nostro modello ha previsto le maggioranze di Camera e Senato, ma non l'ampiezza dell'onda democratica.

Alle elezioni di metà mandato del 3 novembre i sondaggi hanno sottostimato i democratici di quasi cinque punti. La nostra media finale sul voto per la Camera li dava avanti di 8,5 punti, mentre con lo spoglio quasi concluso la stima del New York Times sul voto popolare è di 13,2 punti, in una forbice fra 12,1 e 14,3. È l'errore più ampio dal 2002 ed è nella direzione opposta a quella in cui i sondaggi americani hanno sbagliato quasi sempre negli ultimi trent'anni.

I risultati non sono ancora del tutto definitivi: per la Camera mancano ancora molti voti, soprattutto in California. Al Senato due seggi, Alaska e Mississippi, non sono stati assegnati. Il nostro modello, che usava quei sondaggi, aveva previsto la maggioranza democratica in entrambe le camere e il favorito ha vinto in 386 collegi su 405 già assegnati alla Camera e in dieci delle undici sfide combattute per il Senato. Il numero di seggi conquistati è rimasto dentro gli intervalli che il modello indicava, ma nella loro parte più favorevole ai democratici.

Come sono andati i sondaggi

Il voto nazionale per la Camera si misura con il generic ballot, la domanda in cui si chiede agli elettori quale partito voteranno senza fare il nome dei candidati. Fra il 1° ottobre e il 2 novembre 34 istituti hanno diffuso almeno un sondaggio nazionale: abbiamo preso l'ultimo di ciascuno e lo abbiamo confrontato con il risultato. Trentatré davano ai democratici un vantaggio inferiore a quello reale. L'unico a superarlo è AtlasIntel, con 14,1 punti, mentre Tufts e Verasight per Strength In Numbers si sono fermati a 12. In media i 34 sondaggi davano ai democratici 8,2 punti di vantaggio, poco meno della nostra media, con un errore di 5 punti.

Fra i venti istituti più vicini al risultato ci sono profili molto diversi. Accanto ad AtlasIntel, primo nella classifica di Silver Bulletin (il sito dello statistico Nate Silver che valuta gli istituti in base all'accuratezza delle loro rilevazioni passate), ci sono istituti che Silver Bulletin non valuta, come Tufts e Verasight. Diversi istituti con valutazioni alte sono invece rimasti lontani: Marist dava ai democratici 8 punti di vantaggio, Hart Research e Public Opinion Strategies per NBC News 7, Echelon Insights 5.

Sondaggi · Stati Uniti

Anche i sondaggi più precisi hanno sottostimato i democratici

I venti istituti che si sono avvicinati di più al risultato del voto per la Camera, stimato in 13,2 punti di vantaggio democratico. Dei 34 istituti che hanno diffuso un sondaggio nazionale nell’ultimo mese, 33 erano sotto il risultato.

Ultimo sondaggio dell’istituto Nostra media finale (D+8,5) Risultato (D+13,2)
Istituto0D+4D+8D+12Margine
AtlasIntel1 nov
D+14,1
Tufts27 ott
D+12,0
Verasightper Strength In Numbers · 19 ott
D+12,0
Change Research18 ott
D+11,0
Verasightper The Argument · 23 ott
D+10,8
New York Times/Siena19 ott
D+10,5
SSRSper la CNN · 18 ott
D+10,0
TIPPper Issues & Insights · 30 ott
D+10,0
Emerson College26 ott
D+10,0
SurveyMonkeyper NBC News · 12 ott
D+10,0
AP-NORC12 ott
D+9,0
UMass Lowell/YouGov4 ott
D+9,0
YouGov30 ott
D+9,0
Beacon/Shawper Fox News · 12 ott
D+9,0
Cygnal24 ott
D+8,4
Pew Research4 ott
D+8,0
Centerline Research1 ott
D+8,0
RMG Researchper Napolitan News · 13 ott
D+8,0
Ipsosper Reuters · 2 nov
D+8,0
Clarity Campaign Labs21 ott
D+8,0
Fonte Elaborazione di Focus America su sondaggi raccolti dal New York Times e stima del New York Times sul voto popolare per la Camera (D+13,2, aggiornata al 6 novembre 2026). Per ogni istituto l’ultimo sondaggio chiuso fra il 1° ottobre e il 2 novembre; i venti sono quelli con lo scarto più piccolo dal risultato. A parità di scarto conta quello calcolato sulla sola quota dei due partiti, che non risente degli indecisi, e poi il sondaggio più recente.

Un errore di questa ampiezza non è inedito, la sua direzione sì. Abbiamo ricostruito le medie finali del generic ballot dal 1994 e le abbiamo confrontate con il voto popolare della Camera: lo scarto è stato in media di 3 punti (2 punti dal 2010 in poi). In tredici elezioni su sedici i sondaggi avevano sopravvalutato i democratici, con punte di 7,2 punti nel 1994 e di oltre 5 nel 1996 e nel 2002. Nelle altre tre, cioè nel 2008, nel 2012 e nel 2018, li avevano sottostimati di meno di un punto. Quest'anno la sottostima è stata di 4,8 punti.

Sondaggi · Camera

Nel 2026 i sondaggi hanno sbagliato al contrario

Scarto in punti fra il margine del voto popolare per la Camera e la media finale dei sondaggi, dal 1994. In 13 elezioni su 16 i sondaggi avevano sopravvalutato i democratici; quando li avevano sottostimati, lo scarto non aveva mai superato un punto.

Democratici sottostimati Democratici sopravvalutati
+6
+4
+2
0
−2
−4
−6
−8
−7,2
+4,8
1994’96’98’002002’04’06’082010’12’14’162018’20’22’242026
Fonte Elaborazione di Focus America. Medie finali dei sondaggi sul voto per la Camera ricostruite con il metodo del nostro modello; risultati del voto popolare per la Camera; per il 2026 stima del New York Times aggiornata al 6 novembre.

Lo stesso schema si ritrova nelle sfide per il Senato. Per ciascuno dei diciotto Stati con almeno tre sondaggi nelle ultime tre settimane abbiamo calcolato la media semplice, tenendo solo l'ultima rilevazione di ogni istituto. In quindici Stati su diciotto i democratici hanno fatto meglio della media. Nelle quindici sfide dirette fra un democratico e un repubblicano la sottostima è stata in media di 4,1 punti. In nessuna di queste i sondaggi hanno sopravvalutato il democratico.

Gli scarti più ampi si sono visti nel Sud. In Georgia la media dava Jon Ossoff avanti di 9,2 punti e il senatore democratico ha vinto di 18. In North Carolina Roy Cooper era avanti di 11,6 punti e ha vinto di 19,7. In Texas James Talarico era avanti di 3,2 punti e si è imposto con 11,5. Nessuno dei ventuno sondaggi delle ultime tre settimane gli dava più di 8 punti. In South Carolina la media assegnava al candidato repubblicano un vantaggio di 0,7 punti e ha vinto la democratica Annie Andrews con 4,5.

Dove la sfida era più combattuta e i sondaggi erano più numerosi, la media è andata più vicina al risultato. In Kansas lo scarto è stato di mezzo punto, in Maine, Michigan e Ohio di poco più di un punto. In Maine Troy Jackson ha battuto Susan Collins con 5 punti di vantaggio, contro i 3,9 della media. In Alaska la media dava Mary Peltola avanti di 2,3 punti e la stima del New York Times sul risultato finale è di 2,9, con tre quarti dei voti scrutinati.

Gli unici candidati sopravvalutati dai sondaggi sono gli indipendenti. In Nebraska la media metteva Dan Osborn a un punto dal senatore repubblicano Pete Ricketts, che ha invece vinto di 7,1 punti. In South Dakota e in Montana gli sfidanti indipendenti hanno perso con 8,4 e 3,4 punti in più di quanto indicassero i sondaggi.

I singoli sondaggi mostrano quanto fosse larga l'incertezza attorno alle medie. Nelle sfide fra democratici e repubblicani otto rilevazioni su dieci erano sotto il risultato del democratico. Nei diciotto Stati l'errore medio di un singolo sondaggio è stato di 4,9 punti. In sei Stati il risultato è finito fuori da tutto l'intervallo coperto dai sondaggi delle ultime tre settimane: in Texas, Georgia, North Carolina, New Hampshire e Massachusetts oltre il sondaggio più favorevole al democratico, in Nebraska oltre quello più favorevole al repubblicano.

Sondaggi · Senato

In 15 Stati su 18 i democratici sono andati oltre i sondaggi

Media dei sondaggi delle ultime tre settimane (uno per istituto) e risultato nelle diciotto sfide per il Senato con almeno tre rilevazioni. Nelle sfide fra democratici e repubblicani i sondaggi hanno sottostimato i democratici di 4,1 punti in media; gli indipendenti sono stati invece sovrastimati.

Singolo sondaggio Media Risultato Intervallo del modello (95 su 100)
StatoR+20R+100D+10D+20D+30MediaVoto
MassachusettsMarkey – Deaton
D+26,1
D+31,3
North CarolinaCooper – Whatley
D+11,6
D+19,7
GeorgiaOssoff – Collins
D+9,2
D+18,0
New HampshirePappas – Sununu
D+8,0
D+13,5
MinnesotaFlanagan – Tafoya
D+5,9
D+10,2
MichiganEl-Sayed – Rogers
D+5,2
D+6,2
KansasHamilton – Marshall
D+4,3
D+4,8
MaineJackson – Collins
D+3,9
D+5,0
TexasTalarico – Paxton
D+3,2
D+11,5
OhioBrown – Husted
D+2,9
D+4,2
AlaskaPeltola – Sullivan
D+2,3
D+2,9*
IowaTurek – Hinson
D+0,3
D+4,0
South CarolinaAndrews – Graham
R+0,7
D+4,5
NebraskaOsborn (I) – Ricketts
R+1,0
R+7,1
FloridaNixon – Moody
R+5,9
R+2,9
MontanaBodnar (I) – Alme
R+6,4
R+9,8
South DakotaBengs (I) – Rounds
R+12,8
R+21,3
AlabamaWess – Moore
R+14,7
R+9,6

* Alaska: spoglio al 74 per cento, risultato stimato dal New York Times; il seggio non è ancora assegnato. In Nebraska, South Dakota e Montana lo sfidante principale del repubblicano è un indipendente (I).

Fonte Elaborazione di Focus America su sondaggi raccolti dal New York Times e risultati del New York Times aggiornati al 6 novembre 2026 (per gli Stati con lo spoglio non concluso, la stima finale del New York Times). La media è quella semplice dell’ultimo sondaggio di ogni istituto chiuso fra il 13 ottobre e il 3 novembre; la fascia è l’intervallo al 95 per cento dell’ultima previsione del modello di Focus America.

Per le medie statali l'ampiezza dell'errore è in linea con il passato. Nelle quattro elezioni precedenti lo scarto medio fra la media delle ultime tre settimane e il risultato, nelle sfide fra democratici e repubblicani, era stato di 5,4 punti nel 2016, 3,2 nel 2018, 6 nel 2020 e 3,5 nel 2022. Quest'anno, nelle stesse sfide, è stato di 4,1 punti. La differenza sta nella direzione: in tutti e quattro i cicli precedenti i sondaggi avevano sopravvalutato i democratici, nel 2016 e nel 2020 di 5-6 punti. Prima del voto avevamo simulato che cosa sarebbe successo se si fosse ripetuto l'errore del 2020: i repubblicani avrebbero conservato il Senato. È successo il contrario.

Come è andato il nostro modello

Il modello combinava i sondaggi con i risultati passati di ogni collegio e di ogni Stato, il vantaggio degli uscenti, la raccolta fondi e l'ambiente nazionale. Poi simulava l'elezione 50.000 volte per tenere conto della possibilità che i sondaggi sbagliassero. Nell'ultima previsione dava ai democratici 98 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 80 su 100 di conquistare il Senato. Entrambe le maggioranze sono andate ai democratici.

Una scelta del modello ha pesato più delle altre. Poiché negli ultimi trent'anni i sondaggi avevano quasi sempre sopravvalutato i democratici, il modello correggeva la loro media di circa due punti a favore dei repubblicani: invece di 8,5 punti, l'ambiente nazionale usato nelle simulazioni era di 6,5 punti di vantaggio democratico. Nel 2026 la correzione è andata nella direzione sbagliata e ha allargato la distanza dal risultato, che è stato di 13,2 punti.

Alla Camera il modello prevedeva 243 seggi democratici, con un intervallo fra 224 e 266 in nove simulazioni su dieci. Fra collegi già assegnati e collegi in cui sono in vantaggio, i democratici sono a 257 (la stima del New York Times è di 258). Nei 405 collegi già assegnati il favorito del modello ha vinto in 386 casi. Dei 19 errori, 16 sono collegi che il modello dava ai repubblicani e che hanno vinto i democratici. Quattro sono in North Carolina, dove i democratici hanno conquistato con circa due punti di vantaggio collegi a cui il modello dava fra 4 e 18 possibilità su 100.

Lo spostamento si vede in ogni categoria contesa. Dei 34 collegi in bilico il modello si aspettava circa 17 vittorie democratiche: i democratici ne hanno già vinti 20 e sono avanti in altri tre dei nove ancora da assegnare. Nei 13 collegi classificati come tendenti ai democratici ne attendeva circa 10 e i democratici li hanno vinti tutti. Nei collegi a cui il modello dava ai democratici fra 30 e 50 possibilità su 100 i democratici hanno vinto sei volte su dieci; in quelli fra 10 e 30 possibilità, più di una volta su tre. Collegio per collegio, i democratici hanno fatto in media 4,9 punti meglio della previsione, che hanno superato in otto collegi su dieci.

Ci sono anche due errori che non dipendono dall'onda nazionale. Nel secondo collegio del Montana il modello dava ai democratici 90 possibilità su 100 sulla base di due sondaggi locali che li davano avanti di 12 punti, in un collegio vinto dai repubblicani di 32 punti nel 2024: il repubblicano Troy Downing ha vinto di 26. Nel primo collegio del Maine, all'opposto, due sondaggi favorevoli ai repubblicani avevano reso in bilico un seggio democratico sicuro, che Chellie Pingree ha tenuto con 32 punti di vantaggio. In entrambi i casi pochi sondaggi locali hanno pesato troppo rispetto alla storia del collegio.

Il modello · Camera

Il favorito ha vinto in 386 collegi su 405, ma l’onda è andata oltre le attese

L’ultima previsione del modello di Focus America, del 3 novembre, confrontata con i collegi già assegnati. Gli errori sono quasi tutti nello stesso verso: seggi che il modello dava ai repubblicani e che hanno vinto i democratici.

Probabilità di maggioranza D
98 su 100
I democratici l’hanno conquistata
Seggi democratici previsti
243
Fra 224 e 266 in 9 simulazioni su 10
Seggi democratici oggi
257
Assegnati o in vantaggio secondo il New York Times
I 435 collegi

I democratici hanno vinto più collegi del previsto nelle categorie contese

Collegi raggruppati secondo l’etichetta del modello: in blu quelli vinti dai democratici, in rosso dai repubblicani, in grigio quelli non ancora assegnati. La tacca nera indica quanti il modello se ne aspettava vinti dai democratici.

Sicuri D198 collegi
194 D · 0 R
Probabili D16 collegi
15 D · 1 R
Tendenza D13 collegi
13 D · 0 R
In bilico34 collegi
20 D · 5 R
Tendenza R10 collegi
4 D · 5 R
Probabili R25 collegi
2 D · 17 R
Sicuri R139 collegi
1 D · 128 R
Fonte Modello di Focus America, previsione del 3 novembre 2026 (50.000 simulazioni); risultati del New York Times aggiornati al 6 novembre 2026.

Al Senato la previsione centrale era di 53 seggi, fra 48 e 57: i democratici ne hanno già 54. Nelle tredici sfide in cui il modello dava allo sfavorito almeno 5 possibilità su 100, il favorito ha vinto in dieci delle undici già assegnate. L'unico errore è il South Carolina, dove il repubblicano aveva 70 possibilità su 100. Delle sette sfide classificate in bilico, i democratici ne hanno vinte cinque, il repubblicano ha vinto in Nebraska e in Alaska Peltola è in vantaggio. In Mississippi, dove il modello dava alla senatrice repubblicana Cindy Hyde-Smith 93 possibilità su 100, lei e il democratico Scott Colom sono separati da due decimi di punto e nessuno dei due ha superato il 50 per cento.

Il modello · Senato

Il modello ha previsto la maggioranza al Senato, ma ha sottostimato l’onda

L’ultima previsione del modello di Focus America, del 3 novembre, confrontata con i risultati. I seggi sono finiti dentro l’intervallo previsto, ma nella sua parte più favorevole ai democratici.

Probabilità di maggioranza D
80 su 100
I democratici l’hanno conquistata
Seggi democratici previsti
53
Fra 48 e 57 in 9 simulazioni su 10
Seggi democratici oggi
54
Più Alaska e Mississippi, ancora aperti
Le sfide in bilico

Il favorito ha vinto in dieci casi su undici

Le sfide del Senato a cui il modello dava al perdente almeno 5 possibilità su 100. La barra divide le probabilità fra lo sfidante non repubblicano (blu, o verde per l’indipendente) e il repubblicano (rosso).

StatoFavoritoRisultatoEsito
MinnesotaFlanagan 92 su 100
Flanagan D+10,2Previsto
MichiganEl-Sayed 87 su 100
El-Sayed D+6,2Previsto
OhioBrown 80 su 100
Brown D+4,2Previsto
TexasTalarico 76 su 100
Talarico D+11,5Previsto
MaineJackson 68 su 100
Jackson D+5,0Previsto
AlaskaPeltola 68 su 100
Peltola avanti D+2,9In corso
KansasHamilton 62 su 100
Hamilton D+4,8Previsto
IowaTurek 57 su 100
Turek D+4,0Previsto
South CarolinaGraham 70 su 100
Andrews D+4,5Mancato
NebraskaRicketts 74 su 100
Ricketts R+7,1Previsto
LouisianaLetlow 87 su 100
Letlow R+1,8Previsto
FloridaMoody 89 su 100
Moody R+2,9Previsto
MississippiHyde-Smith 93 su 100
Testa a testaIn corso
Fonte Modello di Focus America, previsione del 3 novembre 2026 (50.000 simulazioni); risultati del New York Times aggiornati al 6 novembre 2026.

Il fatto che i favoriti abbiano vinto quasi sempre non basta a dire se le probabilità fossero calibrate. Nelle undici sfide combattute per il Senato già assegnate il modello si aspettava circa sei vittorie democratiche e ne sono arrivate otto. Il risultato è finito fuori dall'intervallo al 95 per cento in sei Stati su 35, cioè Texas, North Carolina, Georgia, Illinois, New Mexico e Rhode Island, sempre dal lato democratico, mentre per puro caso ce ne si sarebbe aspettati due. È il segno di un errore comune a tutti gli Stati e a tutti i collegi, più grande di quello stimato. Il modello simulava proprio questo tipo di errore, perché quando i sondaggi sbagliano tendono a sbagliare ovunque nella stessa direzione, ma quest'anno l'errore è finito nella coda della distribuzione.

Il punteggio di Brier misura la distanza fra le probabilità assegnate e gli esiti: zero indica una previsione perfetta, 0,25 quella di chi assegna 50 possibilità su 100 a ogni candidato. Per il modello è stato di 0,031 sui 405 collegi già assegnati alla Camera e di 0,035 sulle 33 sfide già decise per il Senato.

Un modello traduce i sondaggi in probabilità: se i sondaggi sbagliano tutti nella stessa direzione non può correggerli, ma deve dire quanto è ampia l'incertezza. Quello di Focus America era il primo modello di questo tipo che abbiamo costruito, senza esperienze precedenti alle spalle. Ha indicato i vincitori di entrambe le camere, del 95 per cento dei collegi e di quasi tutte le sfide in bilico per il Senato, con i seggi dentro gli intervalli previsti. Le parti che hanno funzionato peggio sono la correzione a favore dei repubblicani, costruita su trent'anni in cui i sondaggi avevano sopravvalutato i democratici, e il peso dato ai pochi sondaggi disponibili in alcuni collegi della Camera.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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