Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Susan Collins ha perso in Maine dopo trent'anni al Senato
Gage Skidmore, 2018, Flickr, CC BY-SA 2.0
Elezioni 4 min di lettura

Susan Collins ha perso in Maine dopo trent'anni al Senato

La repubblicana, al Senato da trent'anni, ha perso contro Troy Jackson, l'ex taglialegna subentrato a luglio a Graham Platner. L'ondata democratica ha travolto anche il Maine.

Susan Collins non sarà senatrice per la sesta volta. La repubblicana del Maine, al Senato da trent'anni, ha perso contro il democratico Troy Jackson, un ex taglialegna che fino a pochi mesi fa non era nemmeno il candidato su cui il suo partito puntava. Con quasi il 90 per cento dei voti scrutinati, Jackson era avanti di quasi otto punti. Collins è la repubblicana in carica da più tempo tra quelle che hanno perso la rielezione alle midterm di martedì.

Secondo il racconto dell'Atlantic, la sconfitta è diventata chiara lentamente. I repubblicani riuniti nella sala di un hotel di Bangor, nel nord dello stato, erano convinti che Collins avrebbe smentito ancora una volta i pronostici. Verso le 21:40 ora locale (le 3:40 in Italia) la senatrice ha fatto un lungo giro tra i sostenitori, sorridente, mentre i democratici vincevano lungo tutta la costa orientale e l'ondata si allargava al Kansas, al Texas e agli stati dell'ovest. Il Maine conta i voti con grande lentezza e a quell'ora era ancora possibile sperare. Collins però non è più tornata nella sala. Poco dopo mezzanotte (le 6 del mattino in Italia) ha telefonato a Jackson per congratularsi, senza tenere un discorso di sconfitta. "Rappresentare la gente del Maine al Senato degli Stati Uniti è stato l'onore della mia vita", ha scritto in un breve comunicato.

Anche molti democratici del Maine sono rimasti sorpresi. Nelle ultime settimane Jackson era passato in vantaggio nei sondaggi, ma il partito ricordava bene il 2020. Allora Collins era data per sconfitta contro Sara Gideon, ex leader del parlamento statale con molti fondi a disposizione. Invece Collins vinse con circa nove punti di margine: quasi lo stesso con cui Joe Biden batté Donald Trump nello stato quell'anno. Il voto di quest'anno sembrava quindi tutt'altro che scontato, anche perché la campagna democratica era stata molto più travagliata.

Jackson ha passato gran parte degli ultimi vent'anni nel parlamento del Maine e quest'anno si era candidato a governatore, arrivando terzo alle primarie. La sua occasione è arrivata quando la candidatura al Senato di Graham Platner è crollata dopo accuse di violenza sessuale, che Platner ha respinto. A luglio Jackson ha vinto una convention organizzata in fretta per scegliere il sostituto. Come Platner, è un progressista sul modello di Bernie Sanders: ha fatto campagna per Medicare for All, cioè un'assicurazione sanitaria pubblica per tutti gli americani. Ha anche promesso di non sostenere un altro mandato di Chuck Schumer come leader dei democratici al Senato. Il giorno prima del voto la sua campagna compiva cento giorni, una corsa ancora più breve di quella di Kamala Harris per la presidenza nel 2024.

Alcune posizioni del passato hanno reso la sua candidatura più complicata di quanto il partito avrebbe voluto, soprattutto sull'aborto. I democratici accusano da anni Collins di aver votato per la conferma di Brett Kavanaugh e Neil Gorsuch, i giudici della Corte Suprema nominati da Trump che hanno contribuito a cancellare Roe v. Wade, la sentenza che garantiva il diritto all'aborto in tutto il paese. Collins però si è sempre detta favorevole al diritto di abortire, mentre Jackson a inizio carriera era contrario. "Troy si è evoluto. Susan Collins è regredita", ha detto ai giornalisti Mini Timmaraju, amministratrice delegata dell'associazione per il diritto all'aborto Reproductive Freedom for All, durante un evento con Jackson lunedì.

Collins ha riproposto il messaggio che le aveva fatto vincere il quinto mandato nel 2020. Si è presentata come la protettrice del Maine a Washington, puntando sulla fama di moderata capace di lavorare con l'altro partito e sui miliardi di dollari di fondi federali portati allo stato come presidente della commissione Bilancio del Senato, quella che decide come vengono spesi i soldi del governo federale. Lei e Jackson sono cresciuti nella stessa contea rurale del nord del Maine, vicino al confine con il Canada, ma Collins lo ha trattato come un principiante che a Washington non sarebbe stato all'altezza. In uno spot di fine campagna l'ex giornalista televisivo Bill Green, alludendo al passato da taglialegna di Jackson, diceva: "Non stiamo parlando di comprare una catasta di legna".

Nei quattro dibattiti Jackson si è rivolto a lei quasi sempre come "senatrice Collins", mentre lei lo chiamava semplicemente "Troy": una scelta che sembrava familiarità da piccolo stato ma serviva a sottolineare la differenza di statura. Quando nell'ultimo dibattito Jackson le ha detto di stare zitta, la campagna di Collins ha collegato l'episodio alle notizie secondo cui da parlamentare statale Jackson avrebbe avuto comportamenti prepotenti e intimidatori verso le donne. Jackson ha respinto l'accusa e ha cercato di trasformare l'esperienza di Collins in un punto debole, in un anno in cui gli elettori erano arrabbiati e poco disposti a premiare i politici tradizionali. Ad Halloween si è travestito da catasta di legna e lunedì sera ha chiuso la campagna in una sala da bowling di Portland, tornando ai temi populisti della sua candidatura. "Ho aspettato a lungo che la gente comune si sollevasse e chiedesse un governo che lavori per lei", ha detto ai sostenitori.

Alla fine Jackson è riuscito in gran parte a superare il timore che non avrebbe saputo mobilitare i giovani elettori progressisti che si erano entusiasmati per Platner: a quanto pare erano pochi gli elettori intenzionati a scrivere comunque il nome di Platner sulla scheda. Il voto nazionale ha fatto il resto. L'ondata democratica è stata troppo grande perché una repubblicana in uno stato che tende a votare democratico potesse resistere. Una sfida che entrambi i partiti consideravano decisiva per il controllo del Senato è diventata una delle tante vittorie democratiche. Mercoledì mattina i democratici avevano la possibilità di arrivare fino a 56 seggi al Senato. Tra i repubblicani di Bangor c'era chi lo leggeva come una magra consolazione. "Nel 2024 i repubblicani si sono fatti sentire forte e chiaro. Il 2026 è il turno dei democratici", ha detto all'Atlantic David Whitney, dirigente locale del Partito Repubblicano.

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.