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Il decennio di Trump è finito con le midterm
Joyce N. Boghosian, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 7 min di lettura

Il decennio di Trump è finito con le midterm

Dal crollo repubblicano allo spostamento di giovani e ispanici, dalla sconfitta dei data center al futuro del partito dopo Trump: l'analisi di Derek Thompson sul voto del 2026.

Dieci anni dopo la vittoria a sorpresa del 2016, il partito di Donald Trump ha subito alle midterm una sconfitta pesantissima e il giorno dopo il voto il vicepresidente JD Vance stava già cercando pubblicamente il modo di prendere le distanze dall'agenda dell'amministrazione. Per il giornalista Derek Thompson è il segnale che il decennio di Trump nella politica americana è finito. Lo ha scritto in un'analisi pubblicata sulla sua newsletter, in cui mette in fila i numeri del voto e prova a capire che cosa viene dopo, sia per i democratici sia per i repubblicani.

I democratici hanno conquistato la Camera con il margine nazionale più ampio da decenni: secondo il New York Times il vantaggio nel voto complessivo per i deputati dovrebbe essere di circa 13 punti, la vittoria democratica più netta da almeno mezzo secolo. Thompson la paragona all'ondata seguita allo scandalo Watergate. In Texas James Talarico ha vinto il seggio al Senato con 12 punti di vantaggio, più di quanto Kamala Harris avesse ottenuto nel 2024 in Stati democratici come l'Illinois o il New Jersey. In Georgia Jon Ossoff è stato rieletto con 18 punti di margine, più del risultato di Harris in Connecticut o nello Stato di New York. In Kansas, dove nessun democratico vinceva un seggio al Senato dai tempi della Grande Depressione, Adam Hamilton si è imposto con un margine ampio.

In Mississippi, che Trump aveva vinto con 23 punti di vantaggio, i mercati delle scommesse danno al democratico Scott Colom oltre 90 possibilità su 100 di vittoria. Il Kansas ha votato come il New Hampshire e il Mississippi come il Wisconsin.

Due anni dopo che quasi tutti i gruppi di elettori si erano spostati a destra, nel 2026 tutti si sono spostati verso i democratici. Secondo i dati del New York Times gli spostamenti più forti si sono registrati tra gli elettori sotto i 30 anni (32 punti), tra gli uomini sotto i 45 anni (31 punti) e tra gli ispanici (28 punti). Sono proprio i gruppi in cui, nel 2024, molti commentatori, compreso lo stesso Thompson, pensavano che Trump avesse sfondato. Thompson non crede però a un riallineamento permanente. In un decennio di inflazione alta, tassi d'interesse alti, fiducia bassa nelle istituzioni e paure diffuse sul clima e sull'intelligenza artificiale, molti elettori indipendenti sono poco legati ai partiti e passano dall'uno all'altro. I giovani e gli elettori non bianchi, in media più giovani dei bianchi, più che iscriversi a un partito lo prendono in affitto per un anno, pronti a punirlo alle elezioni successive se le cose non migliorano.

Trump ha vinto due volte su due da sfidante, quando cercava di strappare la Casa Bianca ai democratici nel 2016 e nel 2024. Ha perso invece tre volte su tre da presidente in carica, nel 2018, nel 2020 e nel 2026. Per Thompson è l'incarnazione della maledizione di chi governa in un'epoca che punisce chi è al potere: un talento eccezionale nella politica dell'opposizione che, una volta al governo, non sa che cosa fare se non usare la macchina federale in modi che gli mettono contro l'opinione pubblica. Dopo aver vinto nel 2024 un'elezione centrata sul costo della vita, il presidente ha alzato i prezzi delle importazioni con un sistema di dazi senza precedenti. Poi la guerra in Iran ha fatto salire i prezzi di benzina e diesel, tradendo due promesse insieme: fare qualcosa contro i prezzi alti e tenere gli Stati Uniti fuori dai conflitti in Medio Oriente. La stretta sull'immigrazione ha cancellato tutti i progressi che aveva fatto tra gli ispanici. Il problema più grave per Thompson è però la scelta dei candidati: Trump ha spinto fuori senatori conservatori popolari in Texas e in North Carolina perché giudicati poco fedeli e ha sostenuto candidati deboli, aprendo ai democratici Stati in cui a gennaio del 2025 nessuno pensava potessero competere.

Nelle prime analisi del voto i candidati moderati sono andati meglio di quelli che si definiscono progressisti o di sinistra. Yascha Mounk ha ricordato che in Michigan il progressista Abdul El-Sayed dovrebbe vincere la corsa al Senato contro Mike Rogers con circa 6 punti di vantaggio, mentre nello stesso Stato e nello stesso giorno la democratica più moderata Jocelyn Benson dovrebbe battere John James nella corsa a governatore con circa 12 punti. Lo stesso schema si è visto in Minnesota, in Florida e in Maine.

Il caso di Talarico complica però il quadro. È un cristiano dai toni pacati, ha preso le distanze da alcune sue posizioni progressiste di qualche anno fa e ha incentrato la campagna sull'unità e sulla volontà di rappresentare anche chi non lo vota: per Thompson ricorda un Obama della generazione Millennial. Allo stesso tempo attacca i miliardari, le aziende dei social media, i grandi gruppi editoriali e chi sta "in cima", con una diagnosi che al giornalista Jeff Stein, autore di una biografia di Bernie Sanders in uscita, sembra identica a quella di Sanders e di Alexandria Ocasio-Cortez. Thompson si chiede se sia moderazione, populismo o una moderazione culturale unita a un populismo economico.

Anche l'età dei vincitori segna un cambio. Talarico ha 37 anni, Ossoff 39, El-Sayed 42 e il nuovo governatore dell'Iowa Rob Sand 44. Per Thompson l'ordine politico che ha governato gli Stati Uniti per gran parte della sua vita adulta era dominato dai baby boomer, mentre ora si fa avanti una classe di candidati millennial.

L'intelligenza artificiale è uscita sconfitta dalle urne. Qualche settimana prima del voto un sondaggista aveva detto a Thompson che gli americani si oppongono alla costruzione di un data center vicino a casa più che a quella di un carcere di massima sicurezza. Negli exit poll la maggioranza degli elettori ha detto di non apprezzare l'intelligenza artificiale e delle 44 misure locali contro la costruzione di data center ne sono passate 43. L'unica eccezione è Harwood, in North Dakota, una località con una sola sezione elettorale e circa 400 elettori. Il Texas sta per superare la Virginia come primo Stato per costruzione di data center, ma la nuova governatrice democratica Gina Hinojosa ha promesso una moratoria a meno che le aziende tecnologiche non accettino un nuovo patto sociale: tra le condizioni ci sono l'impiego di lavoratori americani iscritti ai sindacati e la garanzia che le bollette di elettricità e acqua non aumentino.

L'analista Ben Thompson ha scritto su Stratechery che il limite allo sviluppo dell'intelligenza artificiale è cambiato ancora: prima mancava la potenza di calcolo, poi la memoria, poi l'energia, ma tutti questi problemi si possono risolvere. Il vincolo politico è il più difficile da superare e rende più complicato risolvere anche gli altri, tanto che l'intelligenza artificiale potrebbe restare una risorsa scarsa molto più a lungo del previsto.

I grandi finanziatori hanno perso anche loro. Negli ultimi cicli elettorali la quota dei fondi per le campagne arrivata dai miliardari è cresciuta molto e da qui nasce l'idea diffusa che i miliardari controllino le elezioni. Come ha fatto notare Teddy Schleifer del New York Times, questa volta i miliardari sono stati sconfitti: Elon Musk ha speso centinaia di milioni di dollari per sostenere Ken Paxton in Texas, che ha perso nettamente. In tutto il paese sono stati sconfitti la destra tecnologica, i grandi donatori repubblicani e l'intelligenza artificiale. Per Thompson proprio la sensazione che le elezioni siano comprate spinge gli elettori a ribellarsi contro i miliardari.

Sulle tasse il voto ha mandato segnali contraddittori. La tassa sui miliardari in California va verso la bocciatura, mentre i limiti alle imposte sulla casa stanno passando in tutto il paese. Trump è contrario alle tasse sulle mance, i democratici a quelle sui poveri, i repubblicani a quelle sui ricchi e perfino un progressista come El-Sayed propone di congelare le imposte sulla casa per gli anziani. Gli Stati Uniti hanno un debito molto alto e in crescita che richiederà probabilmente sia tagli alla spesa sia aumenti delle tasse, ma entrambi i partiti continuano a promettere agli elettori tagli fiscali e nuovi programmi di spesa.

Per i repubblicani si apre un dilemma. Trump è impopolare ovunque tranne che tra gli elettori repubblicani più fedeli, quelli che votano alle primarie. Chi vuole vincere un'elezione nazionale dovrà superare le sue politiche senza allontanarsi troppo da lui. Vance ha scritto che agli americani non piacciono la guerra in Iran, i prezzi alti e il rapporto troppo stretto con il governo israeliano. Per Thompson il vicepresidente vuole quindi chiudere la guerra cominciata da Trump, concentrarsi sul costo della vita aggravato dai dazi e dalla guerra e cambiare il rapporto con Benjamin Netanyahu, quando è stato proprio Trump ad accogliere la sua idea di bombardare l'Iran. Thompson vede quattro strade per il partito dopo Trump.

La prima è il trumpismo senza Trump di Vance, una fusione tra cattolicesimo e movimento MAGA con più teoria e meno carisma da comizio. La seconda è un ritorno dei neoconservatori, con Marco Rubio nel ruolo che fu di George W. Bush nel 2000. La terza è un movimento anti-establishment e complottista guidato da Robert F. Kennedy Jr., a cui potrebbe affiancarsi un outsider come Tucker Carlson. La quarta è un reaganismo vicino alle imprese, rappresentato da Ron DeSantis.

Thompson difende infine le idee del suo libro sull'abbondanza, cioè sulla necessità di costruire di più per abbassare i costi, che secondo molti commentatori avevano perso slancio dopo il 2025. La legge Road to Housing Act è la norma nazionale sulla casa più importante da decenni: spinge gli Stati ad accelerare le regole sulle costruzioni e rende più facile costruire alcuni tipi di abitazioni. In Congresso è in discussione anche una legge per snellire le autorizzazioni, che sarebbe la riforma energetica più importante da decenni.

Molti candidati democratici hanno fatto campagna su questi temi, come ha ricostruito Brianna Johnson: Roy Cooper in North Carolina, Mary Peltola in Alaska, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, il sindaco di New York Zohran Mamdani, i candidati governatori Katie Hobbs in Arizona, Amy Klobuchar in Minnesota, Xavier Becerra in California e Maura Healey in Massachusetts, Mark Warner in Virginia e diversi candidati alla Camera. In California le corse più combattute, da quella di Nithya Raman per il sindaco di Los Angeles a quella di Scott Wiener per la Camera, si sono giocate soprattutto sulla costruzione di nuove case.

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