Lindsey Graham è morto sabato sera a Washington, poche ore dopo essere rientrato da un viaggio in Ucraina e due giorni dopo aver compiuto 71 anni. Il senatore repubblicano della South Carolina era l'alleato più stretto del presidente al Congresso e la sua scomparsa toglie ai repubblicani un voto sicuro in una maggioranza del Senato già ridotta, a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre.
Le registrazioni delle chiamate ai soccorsi ottenute dal New York Times ricostruiscono gli ultimi momenti: sabato sera una donna ha segnalato da Baltimora che nella casa del senatore a Capitol Hill un uomo accusava dolori al petto, i paramedici hanno praticato a lungo la rianimazione e hanno chiesto alla polizia di aiutarli a forzare la porta. Graham è stato dichiarato morto alle 22:23, le 4:23 di domenica in Italia, al George Washington University Hospital. Secondo il referto preliminare del medico legale la causa è una dissezione aortica, una lacerazione dell'arteria principale che porta il sangue dal cuore, favorita dall'indurimento delle arterie. Trump ha raccontato di avergli parlato al telefono poco prima del malore e di averlo trovato solo stanco per il viaggio. "Era come un membro della famiglia per me", ha detto domenica a Meet the Press, il programma politico della NBC a cui Graham avrebbe dovuto partecipare proprio quella mattina, per la sessantaquattresima volta.
Nato nel 1955 a Central, un piccolo centro della South Carolina, Graham era il primo della sua famiglia ad arrivare all'università e aveva perso presto entrambi i genitori. Dopo la laurea in legge entrò nei servizi giuridici dell'aeronautica militare, che negli anni Ottanta lo mandò in Germania come procuratore militare per l'Europa. Nel 1994 fu eletto alla Camera nell'ondata repubblicana guidata da Newt Gingrich e si fece notare come uno degli accusatori di Bill Clinton nel processo di impeachment. Nel 2003 passò al Senato, dove prese il posto di Strom Thurmond, per quasi mezzo secolo senatore e storico oppositore del movimento per i diritti civili.
Al Senato legò la sua carriera a John McCain, il candidato repubblicano alla Casa Bianca del 2008, diventando il suo principale alleato sulle posizioni interventiste in politica estera. Con lui e con Joe Lieberman formò il trio dei "Three Amigos", provò più volte senza successo a far approvare riforme bipartisan dell'immigrazione e votò per confermare i due giudici della Corte Suprema nominati da Barack Obama, attirandosi le critiche della destra del partito.
Con Trump il rapporto cominciò con gli insulti. Nel 2016 Graham disse che avrebbe preferito "perdere senza Donald Trump che vincere con lui" e scrisse che i repubblicani, nominandolo, sarebbero stati distrutti e se lo sarebbero meritato; Trump rispose leggendo in pubblico il numero di cellulare del senatore durante un comizio. Dopo la vittoria, però, Graham cambiò rotta: cominciò a giocare a golf con il nuovo presidente e a rivendicare la propria vicinanza, una conversione che i repubblicani rimasti anti-Trump considerarono un voltafaccia interessato e che la morte di McCain, nel 2018, rese definitiva. Nello stesso anno la sua difesa furiosa di Brett Kavanaugh, il giudice della Corte Suprema che durante le audizioni di conferma era stato accusato di una violenza sessuale commessa da ragazzo, cementò il legame con il presidente, che domenica ha indicato proprio in quel momento la sua eredità più grande.
La rottura sembrò definitiva la notte del 6 gennaio 2021, quando dopo l'assalto al Campidoglio Graham annunciò dall'aula del Senato la fine del sodalizio: "Contatemi fuori, adesso basta". Tornò al fianco di Trump nel giro di pochi mesi e fu tra i primi a sostenere la sua ricandidatura per il 2024. Nel secondo mandato ha presieduto la commissione Bilancio del Senato, ha contribuito ad approvare la grande legge fiscale e di spesa dell'estate scorsa ed è stato un consigliere informale di sicurezza nazionale, tra le voci più insistenti a favore dell'attacco all'Iran e delle sanzioni contro la Russia, spesso in tandem con il segretario di Stato Marco Rubio.
L'ultimo atto pubblico di Graham era arrivato venerdì in Ucraina, nel suo decimo viaggio nel paese dall'invasione russa del 2022. A Kyiv, dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky, aveva annunciato l'intesa raggiunta con la Casa Bianca sul suo disegno di legge, a lungo frenato dallo stesso Trump, per sanzionare chi compra petrolio russo: "Non sono mai stato così ottimista sul fatto che abbiamo la formula per porre fine a questa guerra", aveva detto. Zelensky lo ha ricordato come "un vero difensore della libertà". Per l'Atlantic la sua morte, sommata all'assenza di Mitch McConnell, è un doppio colpo per l'ala pro-ucraina del partito, rimasta senza i suoi difensori più influenti proprio mentre il presidente sembrava convinto a sostenere le sanzioni.
Al Senato i repubblicani si ritrovano intanto con due voti in meno. McConnell, 84 anni, è ricoverato dal 14 giugno dopo una caduta e una polmonite, ora si trova in un centro di riabilitazione e non ha una data di rientro. A giugno le assenze repubblicane avevano già permesso al Senato di approvare una condanna simbolica della guerra contro l'Iran e, con i bombardamenti ripresi sullo Stretto di Hormuz, voti del genere potrebbero tornare in aula ed essere più difficili da bloccare.
Questa settimana il Senato discute la legge annuale che autorizza i programmi della difesa, dove Graham doveva avere un ruolo centrale nel dibattito. La commissione Bilancio resta invece senza presidente proprio mentre l'Amministrazione spinge per un terzo pacchetto di "reconciliation", la procedura che permette di approvare misure di bilancio a maggioranza semplice aggirando la soglia dei 60 voti normalmente richiesta al Senato: dentro dovrebbero entrare 350 miliardi di dollari per ricostituire gli arsenali del Pentagono svuotati dalla guerra con l'Iran. Graham doveva guidare l'operazione e ne aveva appena discusso con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. I primi due senatori in linea per succedergli, Chuck Grassley e Mike Crapo, presiedono però già altre commissioni.
La nomina più a rischio è quella di Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump scelto come procuratore generale, l'equivalente del ministro della Giustizia. Blanche testimonia mercoledì davanti alla commissione Giustizia del Senato, dove senza Graham i repubblicani sono rimasti in 11 contro 10 democratici e basta una sola defezione per bloccare tutto. Due senatori repubblicani, Thom Tillis e John Cornyn, non si sono ancora impegnati a votarlo e Blanche è criticato da mesi per la gestione dei documenti su Jeffrey Epstein e per un fondo da 1,8 miliardi di dollari che secondo i critici servirebbe a risarcire i sostenitori di Trump. Graham era considerato un sì sicuro.
Il SAVE America Act, la stretta elettorale chiesta da mesi dal presidente, perde invece il suo sostenitore più instancabile. La legge imporrebbe un documento d'identità con foto e la prova di cittadinanza per votare e limiterebbe il voto per posta: resta lontanissima dai 60 voti necessari, ma Graham l'aveva difesa in aula solo un mese fa e sabato sera aveva chiamato Trump anche per parlarne. "È un duro colpo per il SAVE America Act", ha detto il presidente domenica.
In South Carolina la corsa per il seggio è già aperta: il governatore Henry McMaster nominerà un sostituto fino a gennaio e la primaria lampo per scegliere il nuovo candidato repubblicano si terrà l'11 agosto. Il deputato Joe Wilson, il decano della delegazione dello stato, si è sfilato per non assottigliare la maggioranza repubblicana alla Camera, dove il partito ha due soli voti di margine. Trump ha detto di avere già in mente un nome che per ora non vuole fare.
Il giorno prima di morire, a Kyiv, Zelensky gli aveva chiesto come stesse. "Bene", aveva risposto Graham. "Più vecchio, più vecchio, ma non più saggio".
