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L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana
U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 2nd Class Ana Souza Young
Politica estera 4 min di lettura

L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana

Washington ha colpito circa 140 obiettivi militari dopo l'attacco iraniano a una nave portacontainer. Teheran ha risposto con missili e droni contro le basi americane nella regione

Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.

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