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Gli Stati Uniti vogliono che oggi riapra lo Stretto di Hormuz
Daniel Torok, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Politica estera 4 min di lettura

Gli Stati Uniti vogliono che oggi riapra lo Stretto di Hormuz

Washington chiede a Teheran di impegnarsi pubblicamente a non sparare più alle navi, dopo una settimana di attacchi incrociati. Trump considera finito il cessate il fuoco, ma i negoziati continuano

Gli Stati Uniti hanno chiesto all'Iran di dichiarare pubblicamente che tutti i canali dello Stretto di Hormuz sono aperti alla navigazione e di impegnarsi a non attaccare più le navi civili in transito. La richiesta, comunicata a Teheran direttamente e attraverso i mediatori regionali, ha una scadenza: secondo alcuni funzionari americani l'annuncio deve arrivare entro sabato, altrimenti ci saranno conseguenze. È l'ultimo sviluppo di una settimana di attacchi incrociati che ha spinto il presidente Trump a dichiarare finito il cessate il fuoco con l'Iran, pur confermando che i negoziati continueranno.

L'escalation è cominciata all'inizio della settimana, quando l'Iran ha attaccato tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota carica di gas naturale liquefatto. Gli Stati Uniti hanno risposto con due notti di bombardamenti, colpendo più di 170 obiettivi militari iraniani tra martedì e mercoledì: sistemi di difesa aerea, depositi di missili e droni, motovedette lungo la costa meridionale e anche un ponte ferroviario nel nord-est del paese, a più di 1.100 chilometri dallo stretto. Secondo il ministero della Salute iraniano gli attacchi hanno ucciso almeno 14 persone e ne hanno ferite 78. L'Iran ha reagito lanciando missili e droni contro le basi americane in Qatar, Bahrein e Kuwait, senza provocare danni rilevanti: Giordania, Kuwait e Bahrein hanno intercettato decine di colpi e droni.

La guerra tra Stati Uniti e Iran, cominciata a febbraio con gli attacchi americani e israeliani in cui è stata uccisa anche l'allora guida suprema Ali Khamenei, ruota sempre più intorno al controllo dello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transitava il 20 per cento del petrolio e del gas mondiali. L'Iran ha bloccato il traffico all'inizio del conflitto e da allora Washington cerca di ripristinarlo. Il memorandum d'intesa firmato a giugno dai due paesi, che si aggiunge al cessate il fuoco di aprile e ha avviato 60 giorni di negoziati, prevede che Teheran ristabilisca il passaggio delle navi in cambio di un ampio alleggerimento delle sanzioni. I falchi del regime lo interpretano però come una conferma del controllo iraniano sullo stretto e hanno sparato contro le navi che non seguivano le rotte indicate da Teheran, che vorrebbe anche introdurre pedaggi per il transito.

Venerdì Trump ha scritto su Truth Social che gli Stati Uniti hanno accettato di continuare i colloqui, ma hanno comunicato al regime "in termini inequivocabili" che il cessate il fuoco è finito. Nei giorni scorsi la sua amministrazione ha reintrodotto le sanzioni sulla vendita di petrolio iraniano revocando la deroga concessa con il memorandum. Venerdì ne ha aggiunte di nuove contro l'uomo d'affari iraniano Ali Ansari e le società a lui collegate.

Sabato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi incontrerà a Mascate il suo omologo dell'Oman, il paese che nelle scorse settimane ha aperto un canale di transito meridionale vicino alle proprie coste, indebolendo la posizione negoziale di Teheran, mentre il Qatar guida la mediazione tra i due governi. I funzionari americani si aspettano che dopo l'incontro l'Iran pubblichi una dichiarazione in cui promette di non sparare più alle navi e riconosce che ogni canale dello stretto sarà aperto e senza pedaggi. Alcuni funzionari hanno raccontato ad Axios che dopo i primi due giorni di scontri gli iraniani hanno contattato l'amministrazione ammettendo di aver sbagliato e chiedendo di continuare a trattare, attribuendo gli attacchi alle navi a elementi fuori controllo dei Guardiani della rivoluzione, il principale corpo militare del regime. Secondo gli stessi funzionari, all'interno del regime è in corso una lotta di potere sull'attuazione dell'intesa. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha negato che Teheran abbia chiesto nuovi negoziati.

Sulla possibilità di arrivare a un accordo sul nucleare, l'obiettivo per cui Trump dice di aver iniziato la guerra, l'amministrazione è sempre più pessimista. Alti funzionari hanno ammesso venerdì che un'intesa è sempre meno probabile: se l'Iran non riesce a rispettare un impegno semplice come la riapertura dello stretto, hanno spiegato, ci sono poche speranze di chiudere un accordo molto più complesso per smaltire il materiale nucleare iraniano e imporre limiti di lungo periodo al programma. Nessuna intesa finale sarà firmata finché Teheran non consegnerà agli Stati Uniti l'uranio arricchito, che secondo Washington si trova negli impianti sotterranei già colpiti dalle forze americane.

Secondo la NBC, dentro l'amministrazione il dibattito su un ritorno alla guerra su larga scala è aperto. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth spinge per "finire il lavoro" colpendo ciò che resta dell'apparato militare iraniano, mentre il vicepresidente JD Vance chiede un approccio più cauto. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, molto scettico sui negoziati, ha detto a Fox News che "con o senza accordo, finché sarò primo ministro, l'Iran non avrà un'arma nucleare". Un alleato repubblicano ha detto a Trump che riprendendo le operazioni potrebbe raggiungere gli obiettivi militari in pochi giorni, ma la stessa NBC aveva riferito a maggio che i bersagli rimasti sono molto più difficili da individuare: l'Iran sposta di continuo i suoi missili e nasconde centinaia di piccole imbarcazioni d'attacco nelle grotte lungo la costa dello stretto. Lo stesso Trump ha riconosciuto a giugno che l'Iran conserva più del 20 per cento del suo arsenale di missili balistici. Gli alleati americani del Golfo preferiscono una soluzione diplomatica, mentre secondo un alto funzionario dell'amministrazione il presidente per ora mantiene un atteggiamento attendista.

Venerdì sera Trump ha anche minacciato di lanciare migliaia di missili sull'Iran se il regime provasse ad assassinarlo. Nei giorni scorsi Israele aveva avvertito gli Stati Uniti di un nuovo piano iraniano per uccidere il presidente, ma Trump ha minimizzato dicendo al New York Post che "Israele non ha trovato nulla" e ricordando di essere un bersaglio dell'Iran da più di sei anni.

Ali Vaez, direttore del programma Iran dell'International Crisis Group, un centro studi che si occupa di prevenzione dei conflitti, ha detto a NOTUS che la situazione "potrebbe peggiorare prima di migliorare", ma non vede un rischio concreto che l'escalation sfugga di mano. Sulle prospettive di un'intesa più ampia basata sul memorandum è però scettico: "La probabilità non è mai stata alta e ora le possibilità sono ancora più basse".

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Lorenzo Ruffino
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Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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