Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di fatto concluso il cessate il fuoco con l’Iran e ha definito ogni ulteriore trattativa con Teheran come “una perdita di tempo”. Queste dichiarazioni sono state rilasciate al margine del vertice NATO di Ankara, in Turchia, poche ore dopo una nuova ondata di raid americani contro obiettivi militari iraniani.
“Per come la vedo io, penso che sia finita”, ha risposto Trump a chi gli chiedeva se il memorandum di intesa sottoscritto con Teheran fosse ormai lettera morta. Gli attacchi della notte, condotti dal Pentagono, sono stati presentati come una risposta ai nuovi raid iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.
L’intesa era stata firmata 3 settimane prima e Trump l’aveva descritta come una “resa incondizionata” dell’Iran. Da allora, però, la tregua era rimasta estremamente fragile: le due parti erano tornate più volte a attaccarsi, seppure in modo limitato, mentre formalmente continuavano a sostenere di voler evitare una nuova escalation.
Il presidente statunitense ha detto che lascerà comunque proseguire i colloqui guidati dal vicepresidente J.D. Vance con i rappresentanti iraniani, ma ha lasciato intendere di non attribuire più alcun valore al negoziato. “Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo avere a che fare con loro”, ha detto.
Trump ha poi accusato Teheran di mentire sistematicamente. “Sottoscrivono un accordo, poi loro escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai nemmeno discusso”, ha dichiarato. A farlo infuriare, in particolare, sarebbe stato il fatto che l’Amministrazione americana avesse consentito lo svolgimento senza incidenti dei funerali dell’ayatollah Ali Khamenei proprio mentre le forze iraniane colpivano navi mercantili.
Khamenei, all’epoca Guida Suprema dell’Iran, era stato ucciso il 28 febbraio nei raid che avevano aperto la guerra; le esequie si sono tenute solo in questi giorni. “Sono feccia, sono persone malate, guidate da gente malata, violente e spietate”, ha aggiunto Trump parlando della leadership iraniana.
Petrolio in rialzo e sostegno della NATO
I mercati hanno reagito immediatamente. Dopo le parole del presidente, il prezzo del petrolio è salito con forza: il Brent, riferimento globale del greggio, ha guadagnato il 6%, avvicinandosi ai 79 dollari al barile nelle contrattazioni del mattino. Il petrolio è così tornato sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra.
Sempre in risposta agli attacchi nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno revocato anche la licenza che consentiva la vendita di petrolio iraniano, aumentando ulteriormente l’incertezza sulle forniture globali e alimentando nuovi timori sui mercati energetici.
Al fianco di Trump, il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha sostenuto l’azione americana. “Penso che quello che avete fatto la scorsa notte fosse assolutamente necessario. È stata una risposta molto forte”, ha detto.
Trump accusa da tempo gli alleati della NATO di non contribuire abbastanza allo sforzo bellico contro l’Iran, ma Rutte ha respinto la critica: gli aerei da guerra e le aerocisterne statunitensi, ha ricordato, hanno compiuto 5.000 missioni dalle basi europee nelle fasi più intense del conflitto.
Rutte ha poi minimizzato le divisioni interne all’Alleanza Atlantica, definendo “casi isolati” le decisioni di alcuni Paesi membri, tra cui Italia e Spagna, di non concedere le proprie basi per le operazioni militari contro l’Iran.
Lo scontro con la Spagna
Proprio la Spagna di Pedro Sánchez è finita al centro di un secondo affondo del presidente americano. Poco prima dell’incontro con gli altri leader dell’Alleanza Atlantica, Trump ha annunciato di voler interrompere ogni rapporto commerciale con Madrid a causa della sua spesa militare, giudicata insufficiente da Washington.
“Non ho parlato con la Spagna. La Spagna è una causa persa. Non vogliamo più fare affari con la Spagna”, ha detto ai giornalisti. Poi, rivolgendosi a quello che sembrava essere il Segretario al Tesoro Scott Bessent, ha aggiunto: “A proposito, vorrei che li tagliassi fuori”.
Lo scontro con Madrid risale già al vertice NATO dello scorso anno, quando la Spagna era stata l’unico Paese alleato a rifiutare il nuovo obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. Una scelta che aveva irritato profondamente Washington e spinto Trump a minacciare più volte una risposta commerciale attraverso i dazi.
La frattura si è poi aggravata con la guerra contro l’Iran. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha criticato la decisione americana di entrare nel conflitto e ha negato l’uso delle basi militari spagnole per la campagna contro Teheran. “La Spagna è un pessimo partner nella NATO. Non partecipano, non pagano nulla”, ha attaccato Trump.
Resta però da capire come un annuncio del genere possa tradursi in pratica. La Spagna è infatti parte integrante dell’Unione Europea e la politica commerciale è una competenza di Bruxelles, non dei singoli Stati membri. Un eventuale stop deciso unilateralmente da Washington finirebbe quindi per scontrarsi con il quadro giuridico e commerciale dell’UE.
