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Trump e Meloni si ignorano al vertice NATO di Ankara
Palazzo Chigi
Politica estera 2 min di lettura

Trump e Meloni si ignorano al vertice NATO di Ankara

Il presidente ha evitato la premier prima della foto di gruppo ad Ankara, dopo settimane di attacchi. Lei dice di non rimpiangere nulla e difende la scelta di non concedere le basi contro l'Iran

Al vertice NATO di Ankara, in Turchia, mercoledì 8 luglio Donald Trump è passato accanto a Giorgia Meloni senza salutarla, poco prima della foto di gruppo dei leader, mentre la presidente del Consiglio guardava altrove. Il gesto arriva al culmine di settimane di attacchi del presidente contro la premier italiana, nati dal rifiuto di Roma di concedere le basi militari italiane agli Stati Uniti durante la guerra con l'Iran.

Meloni era considerata una delle alleate più strette di Trump in Europa ed era stata l'unica tra i capi di governo europei a partecipare al suo insediamento nel gennaio 2025. I rapporti si sono rovinati a partire da marzo, quando l'Italia ha negato agli aerei militari americani diretti in Medio Oriente il permesso di atterrare nella base di Sigonella, in Sicilia. Ad aprile è arrivata la prima critica pubblica di Trump, dopo che Meloni lo aveva rimproverato per i suoi attacchi a papa Leone, che aveva condannato la guerra in Iran.

Il mese scorso, al G7 in Francia, Trump ha sostenuto che Meloni lo avesse implorato per un selfie, un'accusa che la premier ha definito "completamente inventata" dicendosi "sconvolta" e rispondendo che "l'Italia e io non imploriamo mai". Domenica il presidente ha pubblicato sul suo social Truth un'immagine falsa in cui Meloni lo guarda sorridente dal basso, con la scritta "serve un ordine restrittivo".

Martedì Trump aveva abbassato i toni. Interrogato da un giornalista su quel post ha risposto "non so", per poi aggiungere: "in realtà è una persona per bene". Il presidente ha spiegato che il rapporto si è "un po' rovinato" dopo che Meloni si è "rifiutata" di aiutare gli Stati Uniti a riaprire lo Stretto di Hormuz e a contrastare la minaccia nucleare iraniana, concludendo: "mi piace, penso che sia davvero una persona per bene, ma credo che abbia fatto un errore".

Nella conferenza stampa al termine del vertice, Meloni ha detto di non avere ripensamenti sul capitale politico investito nel rapporto con Trump: "non rimpiango assolutamente nulla di ciò che ho fatto". La premier ha spiegato di aver fatto "questo investimento politico" per la sua "convinzione nell'unità dell'Occidente" e ha aggiunto che non si tratta di "una strategia adottata con l'arrivo di Trump", ma dell'approccio che tiene con tutti i suoi interlocutori. Meloni ha ricordato che con il presidente restano punti in comune, dall'immigrazione all'opposizione a quella che ha definito "cultura woke". "Le cose vanno come si è visto, ma non cambio idea", ha concluso.

Sulla questione delle basi, all'origine dello scontro tra Roma e Washington, Meloni ha ribadito la posizione italiana: "rispettiamo i nostri impegni, come fanno le nazioni serie, ma avevamo detto che non avremmo partecipato ad attacchi contro l'Iran e non abbiamo partecipato ad attacchi contro l'Iran". La premier ha anche criticato l'azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele, i cui raid contro l'Iran sono ripresi in questi giorni, e ha chiesto più negoziati di pace con Teheran: "credo che l'opzione militare non abbia prodotto risultati particolarmente concreti".

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