Il presidente statunitense Donald Trump è tornato a chiedere che la Groenlandia passi sotto il controllo degli Stati Uniti. La Danimarca ha risposto che l'isola non è in vendita e che difenderà ogni centimetro del proprio territorio.
Trump ha parlato al suo arrivo al vertice della NATO, l'Alleanza atlantica, ad Ankara, in Turchia. Martedì 7 luglio ha detto che la Groenlandia dovrebbe essere sotto la tutela degli Stati Uniti e ha accusato la Danimarca di non investire abbastanza in quel territorio, che è autonomo ma fa parte del regno danese. Il giorno dopo ha ripetuto lo stesso concetto: "La Groenlandia è un grosso problema per noi. Ci serve per la protezione del mondo, non solo degli Stati Uniti, ed è molto importante. Non aiuta la Danimarca".
La prima ministra danese Mette Frederiksen ha replicato ai giornalisti a margine del vertice. Ha detto che la Groenlandia non è in vendita e che i suoi abitanti hanno il diritto di decidere da soli il proprio futuro. Alla domanda su come reagirebbe se l'isola venisse attaccata ha risposto che difenderà il regno di Danimarca e che il paese è pronto a difendere ogni centimetro della NATO, compreso il proprio territorio.
"Siamo uno Stato sovrano e abbiamo bisogno che tutti rispettino la nostra integrità territoriale e la nostra sovranità", ha detto Frederiksen, che ha definito l'articolo 5 "la nostra assicurazione". Si tratta della clausola di difesa collettiva della NATO, per cui un attacco armato contro un membro dell'Alleanza è considerato un attacco contro tutti.
A gennaio Trump aveva evocato la possibilità di usare la forza militare per prendere il controllo dell'isola. In risposta la Danimarca aveva preparato piani per far saltare in aria le piste degli aeroporti groenlandesi in caso di invasione statunitense, come aveva rivelato nei mesi scorsi il New York Times. La stessa Frederiksen si era chiesta apertamente per quanto tempo ancora gli Stati Uniti sarebbero rimasti un alleato.
A marzo il vicepresidente statunitense JD Vance aveva visitato la base spaziale di Pituffik, l'installazione militare degli Stati Uniti in Groenlandia. Durante quella visita aveva accusato la Danimarca di investire poco nella sicurezza dell'isola e aveva descritto il territorio come strategico di fronte alla crescente attività militare di Russia e Cina nella regione artica.
Negli ultimi mesi Trump ha ridimensionato le minacce più dure e Washington ha puntato sul negoziato per aumentare la propria influenza. Gli Stati Uniti hanno chiesto l'accesso ad altre tre basi militari sull'isola, un potere di veto di fatto sui principali accordi di investimento e l'apertura di un consolato più grande a Nuuk, la capitale groenlandese.
L'Unione europea ha appoggiato pubblicamente la Danimarca e la Groenlandia. Olof Gill, portavoce della Commissione europea, il braccio esecutivo dell'Unione, ha detto che le decisioni sul futuro dell'isola spettano ai groenlandesi e ai danesi. Ha aggiunto che l'integrità territoriale, la sovranità nazionale e l'inviolabilità dei confini sono principi fondamentali del diritto internazionale.
In un'intervista Frederiksen ha collegato la vicenda al tema dell'autonomia strategica europea, l'idea che l'Europa debba essere in grado di difendersi da sola senza dipendere dagli Stati Uniti. Ha detto di condividere il segnale arrivato da Washington: gli europei devono farsi carico di una quota maggiore della spesa per la difesa comune. Per lei il riarmo del continente è indispensabile.
La crisi sulla Groenlandia ha avvicinato la Danimarca alla Francia. Frederiksen ha descritto la cooperazione franco-danese come sempre più stretta sul piano politico e militare e ha citato l'acquisto del sistema di difesa aerea SAMP/T, prodotto da Francia e Italia, come uno dei maggiori investimenti mai fatti dalla Danimarca. Con il presidente francese Emmanuel Macron, ha aggiunto, condivide l'obiettivo di approfondire l'integrazione europea di fronte alla guerra della Russia contro l'Ucraina.
Nonostante le tensioni la Danimarca continua a comprare armamenti americani, compresi i caccia F-35. Frederiksen ha raccontato di aver detto ai propri esperti e ai militari "Comprate, comprate, comprate!", per il timore che nei prossimi anni possa succedere qualcosa contro un paese della NATO. Allo stesso tempo vuole aiutare l'Europa a costruire una base industriale della difesa più solida.
La Danimarca ha adottato anche un modello che consiste nel finanziare direttamente linee di produzione di armi in Ucraina, avviato nel 2024. Ora prevede di ospitare parte di quella produzione sul proprio territorio e ad Ankara ha firmato con Kiev un nuovo accordo di difesa, in particolare sui droni. Frederiksen ha detto di ritenere che l'Europa non sia in grado di difendersi senza l'Ucraina.
La posizione danese resta ferma su due punti: la Groenlandia non è in vendita e la sua sovranità non si tocca. Allo stesso tempo la crisi con Washington ha spinto la Danimarca ad accelerare sul rafforzamento della difesa europea e sul legame con la Francia.
