L'espansionismo russo e la decisione degli Stati Uniti di ridurre il proprio impegno nella NATO stanno costringendo i paesi europei a ricostruire capacità militari che si erano atrofizzate dalla fine della Guerra Fredda. La Commissione europea ha messo a disposizione 150 miliardi di euro di prestiti a basso costo per spingere gli acquisti congiunti di armamenti e ha allentato le regole di bilancio per far spendere di più i governi. La Germania ha avviato una campagna di acquisti e produzione di armi che vale centinaia di miliardi di dollari e la maggior parte dei membri europei della NATO punta a portare la spesa per la difesa al 3,5% del prodotto interno lordo, partendo in alcuni casi da appena l'1%.
Ci sono buchi enormi nelle difese aeree del continente, gli eserciti nazionali sono svuotati e mancano dei mezzi e degli uomini per combattere una guerra di terra su vasta scala e i paesi europei restano molto dipendenti dagli Stati Uniti per la potenza aerea, l'intelligence, la logistica e il comando. La realtà smentisce le promesse dei leader politici di unire le forze nel riarmo del continente: dietro ci sono 27 apparati militari nazionali, ciascuno con le proprie priorità, i propri standard e le proprie catene di fornitura locali. I paesi europei usano 12 diversi modelli di carro armato da battaglia, mentre gli Stati Uniti ne hanno uno solo. Questa frammentazione accorcia le serie di produzione e fa lievitare i costi unitari. I bilanci statali già in difficoltà rendono ogni acquisto militare una scelta dolorosa e i mercati dei capitali europei, frammentati e poco profondi, privano le start-up della difesa dei fondi necessari a soddisfare la nuova domanda.
Il tempo non gioca a favore dell'Europa. I servizi di intelligence occidentali hanno avvertito che la Russia potrebbe presto passare dalla guerra ibrida e dai voli dimostrativi dei droni, pensati per saggiare i tempi di reazione della NATO, a un attacco diretto contro un paese dell'alleanza, proprio mentre gli Stati Uniti iniziano a ridurre la loro presenza militare nella regione. Le minacce ripetute del presidente Donald Trump di prendersi la Groenlandia, territorio danese, e il suo impegno altalenante verso il principio di difesa collettiva della NATO hanno scioccato gli alleati e li hanno spinti a chiedersi se convenga continuare a comprare equipaggiamento militare americano che Washington potrebbe rendere inutilizzabile.
Le tensioni saranno al centro del vertice annuale della NATO che si tiene questa settimana in Turchia, dove il segretario generale Mark Rutte spera di annunciare diversi grandi accordi per rafforzare le forze armate europee.
Per prevedere una guerra o combatterla, un esercito deve prima di tutto vedere. La ricognizione moderna, in gergo militare intelligence, sorveglianza e ricognizione, si affida ad aerei con e senza pilota, droni e satelliti capaci di osservare i movimenti di truppe e mezzi di giorno e di notte, con qualsiasi tempo e persino sotto la copertura degli alberi. Oggi gran parte di questa capacità nella NATO la forniscono gli Stati Uniti. A giugno Washington ha comunicato all'alleanza tagli profondi agli strumenti che schiererebbe in Europa in caso di guerra o crisi, compresi quasi tutti i droni da ricognizione che aveva destinato al continente e mezzi che l'Europa non possiede affatto, come i bombardieri strategici. Secondo le stime dell'International Institute for Strategic Studies, un centro studi britannico specializzato nella difesa, rimpiazzare le otto piattaforme di intelligence elettronica e dei segnali che gli Stati Uniti usano dentro la NATO costerebbe all'Europa fino a 4,8 miliardi di dollari.
I singoli paesi europei hanno aumentato gli investimenti nello spazio e l'Unione europea sta spingendo per acquisti congiunti di ricognizione, logistica e altri strumenti che permettono agli eserciti di coordinarsi e sostenere le operazioni. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha detto che i governi valutano la creazione di un'alleanza europea per lo scambio di informazioni riservate, sul modello del gruppo Five Eyes guidato dagli Stati Uniti, che mette in comune le risorse di intelligence di cinque paesi anglosassoni. In Turchia la NATO dovrebbe annunciare che la sua vecchia flotta di aerei radar da sorveglianza AWACS, di fabbricazione americana, sarà sostituita da velivoli prodotti dall'azienda svedese Saab.
Un problema per l'Europa è che non riesce a lanciare molti dei propri satelliti. Per ora i lanci del continente partono dalla Guyana francese, in Sud America, con i programmi Ariane e Vega, piattaforme più costose di quelle dei rivali americani. Ogni anno riescono a compiere solo un piccolo numero dei lanci pesanti necessari per i voluminosi satelliti militari per le comunicazioni e per i complessi satelliti spia ad alta risoluzione.
I bombardamenti ucraini contro obiettivi energetici e industriali russi hanno mostrato quanto le armi a lungo raggio possano infliggere danni materiali e psicologici al nemico. I paesi europei non dispongono di nulla di simile ai volumi di armi convenzionali a lungo raggio di Stati Uniti e Russia e questo alimenta il timore di trovarsi in inferiorità di fuoco in un conflitto con l'avversario a est. È anche per questo che pesa la decisione dell'amministrazione Trump di cancellare il previsto dispiegamento in Germania, nel 2026, di sistemi americani per il colpo a lungo raggio: avrebbe dato agli europei il tempo di costruire le proprie capacità.
Il Taurus tedesco e il missile da crociera britannico-francese Storm Shadow/SCALP possono colpire bersagli fino a 500 chilometri di distanza, ma le loro scorte già limitate si sono ridotte ancora con le donazioni all'Ucraina. Il continente ha un progetto, chiamato European Long-Range Strike Approach (ELSA), per un'arma capace di colpire obiettivi a terra ad almeno 2.000 chilometri. Il programma, guidato da Francia, Germania, Italia e Polonia, non ha ancora portato ad alcun ordine di acquisto noto perché i missili sono ancora in fase di sviluppo. Il Tomahawk americano ha capacità analoghe, ma scarseggia dopo la guerra con l'Iran, quando ne furono lanciati centinaia.
Man mano che i tempi di consegna dei missili americani si allungano, la Turchia e la Corea del Sud si sono affacciate come possibili fornitori dell'Europa, con industrie della difesa mature e un'ampia gamma di armi sofisticate. Nessun accordo è stato ancora firmato, però, perché i governi europei preferiscono armamenti prodotti in casa. Un'altra opzione è l'Ucraina, che produce volumi crescenti di armi a lungo raggio relativamente economiche ma abbastanza efficaci contro i bersagli russi. Il governo di Kyiv però è diventato più restio a condividere la sua tecnologia con i partner europei, che pure l'hanno finanziata a lungo, perché spera di usare la propria capacità militare come merce di scambio per entrare un giorno nell'Unione europea.
Le difese aeree individuano le armi in arrivo come missili e droni e le abbattono prima che raggiungano il bersaglio. Otto paesi usano il sistema Patriot della Raytheon, che spara missili PAC-3 per distruggere i colpi nemici a corto raggio. Ci sono poi due batterie americane Aegis Ashore, una in Polonia e una in Romania, i cui intercettori SM-3 Block IIA possono abbattere nello spazio i missili balistici a più lungo raggio, quando sono più vulnerabili. La Germania ha inoltre comprato un sistema Arrow 3 dalla Israel Aerospace Industries, con capacità simili. Avere sistemi diversi in giro per l'Europa non è per forza un problema, perché gli eserciti della NATO sono già predisposti a condividere i dati dei sensori tra le varie piattaforme.
Presi insieme, però, questi sistemi non formano uno scudo antiaereo europeo completo. Nel giugno 2025 Rutte ha detto che la NATO doveva quadruplicare la spesa per la difesa aerea e missilistica integrata. Le scorte attuali sono troppo basse per reggere una guerra intensa, l'industria europea non ha la capacità di aumentare in fretta la produzione e i produttori americani Raytheon e Lockheed Martin hanno ordini arretrati per anni. Anche qui i governi europei sono divisi tra chi vuole comprare in fretta ciò che è disponibile, spesso americano o israeliano, e chi vuole sviluppare alternative europee.
La Germania guida la European Sky Shield Initiative, che punta ad acquistare sistemi già pronti e più economici da Germania, Stati Uniti e Israele. La Francia sostiene invece il sistema franco-italiano SAMP/T, la cui nuova versione consegnata quest'anno è pensata soprattutto contro le minacce balistiche. La Francia potrebbe spuntarla: paesi come la Danimarca, segnati dallo scontro con Trump sul territorio artico della Groenlandia, hanno già deciso di comprare il SAMP/T invece dei Patriot e più di una decina di altri lo stanno valutando.
La guerra in Ucraina ha mostrato come grandi quantità di droni relativamente economici possano travolgere anche le difese aeree più sofisticate, distruggere armamenti da milioni di dollari e inchiodare le truppe nemiche impedendo loro di avanzare. La maggior parte dei vertici militari europei non si aspetta di dover combattere il tipo di guerra guidata dai droni che si vede oggi in Ucraina. Ritengono che la Russia non sia all'altezza dei loro caccia con pilota e dei loro sistemi d'artiglieria più avanzati e che perderebbe in fretta il controllo dei cieli in una guerra su vasta scala. Per questo continuano a investire in quelle piattaforme con equipaggio, mentre si affrettano a integrare i droni nei loro arsenali.
Alcuni governi hanno cambiato le regole degli appalti perché i produttori più piccoli, come le tedesche Helsing e Quantum Systems, possano fornire droni più in fretta delle grandi aziende della difesa tradizionali come la Rheinmetall. Anche le aziende ucraine, con anni di esperienza e dati raccolti sul campo, collaborano con i governi europei per sviluppare nuovi sistemi e nuovi modi di usarli. La Skyfall ucraina, per esempio, produce il diffuso drone d'attacco Shrike, guidato in prima persona dal pilota a distanza, e gli intercettori FP-1 Sun, entrambi in uso quotidiano lungo il fronte.
Le regole sull'export impediscono alle aziende della difesa ucraine di vendere materiale che potrebbe essere usato in guerra. Le imprese hanno aggirato l'ostacolo condividendo progetti e competenze con i produttori europei. La Germania ha approvato all'inizio del 2026 l'acquisto di droni d'attacco per oltre mezzo miliardo di euro. Anche il piano di investimenti per la difesa del Regno Unito ha stanziato 5 miliardi di sterline (6,7 miliardi di dollari) per sistemi senza equipaggio di ogni tipo.
