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Trump chiede agli alleati NATO più lealtà
Daniel Torok, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Politica estera 4 min di lettura

Trump chiede agli alleati NATO più lealtà

Al summit di Ankara il presidente rimprovera agli europei di non averlo sostenuto contro l'Iran e chiede lealtà. Rutte punta su adulazione e contratti sulle armi per tenere dentro gli Stati Uniti

Il presidente Donald Trump arriva al vertice della NATO che si apre martedì e mercoledì ad Ankara, in Turchia, con una richiesta che nessun grafico può soddisfare: non più soldi dagli alleati, ma lealtà. La questione della spesa militare, che per anni lo ha visto attaccare gli europei, è stata risolta al summit dell'anno scorso, quando i paesi dell'alleanza si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Ora il presidente rimprovera ad alcuni alleati di non averlo sostenuto nella guerra contro l'Iran, che ha lanciato insieme a Israele senza consultarli.

"Non abbiamo bisogno dei loro soldi, non abbiamo bisogno di niente", ha detto Trump. "Voglio solo lealtà". Pochi giorni prima del vertice il presidente ha definito "ridicolo" e "unilaterale" il rapporto tra gli Stati Uniti e la NATO, scrivendo sul suo social Truth Social che gli alleati "non c'erano quando serviva a noi". Ha ripetuto di poter provare a far uscire gli Stati Uniti dall'alleanza, un passo che però richiederebbe l'approvazione del Congresso.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha passato gran parte dei suoi quasi due anni alla guida dell'alleanza cercando di tenere ancorati gli Stati Uniti, l'alleato senza il quale l'organizzazione non può funzionare. La sua arma principale è stata l'adulazione. Il mese scorso alla Casa Bianca ha mostrato un grafico intitolato in lettere dorate "The Trump Trillion", con cui attribuiva al presidente i 1.200 miliardi di dollari spesi dagli alleati europei e dal Canada dal 2017. Ha ricordato anche le decine di migliaia di posti di lavoro creati negli Stati Uniti e i 300 miliardi di dollari di ordini europei di materiale militare, tutti meriti del "leader del mondo libero".

Trump è rimasto impassibile. Aveva già minacciato di lasciare la NATO, valutato il ritiro delle truppe americane dall'Europa e promesso di prendersi la Groenlandia, territorio semiautonomo della Danimarca, un paese alleato. Ha detto che avrebbe saltato il vertice se non fosse stato ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, uno dei pochi leader stranieri che sembra stimare.

Il vero problema dell'alleanza non è più il denaro ma la capacità di trasformarlo in forze militari, proprio mentre i paesi europei temono un possibile attacco della Russia. Il mese scorso il Pentagono, il ministero della Difesa americano, ha sorpreso gli alleati annunciando che avrebbe ridotto il numero di soldati, navi da guerra, aerei e droni da mettere a disposizione in caso di attacco a uno di loro. Trump ha inviato messaggi contraddittori sul fatto che le truppe americane vengano aumentate o ridotte, mentre la Russia sonda le difese europee con voli di droni vicino alle basi militari di più paesi.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha alzato i toni con gli alleati. In un incontro dei ministri della Difesa a Bruxelles ha definito la NATO poco più di una "tigre di carta" che vive di una "malsana dipendenza" dalle forze americane e ha annunciato una revisione della presenza militare statunitense in Europa. Voleva annunciare al vertice altri ritiri di soldati, ma il piano è stato bloccato dopo il passaggio alla Casa Bianca. Hegseth ha rimproverato agli alleati di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran, anche se non erano stati informati in anticipo né era stato chiesto loro un sostegno, se non quando Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.

Secondo un editoriale del Financial Times, la NATO è oggi allo stesso tempo più forte e più debole rispetto a diciotto mesi fa. È più forte perché, grazie soprattutto alla pressione di Trump, i membri non americani hanno speso nel 2025 139 miliardi di dollari in più rispetto al 2024 e stanno investendo nel riarmo. È più debole perché è crollata la fiducia nel fatto che l'Amministrazione americana difenderebbe gli alleati in caso di attacco. In teoria resta possibile un grande accordo transatlantico, in cui gli europei si prendono la responsabilità della difesa convenzionale del continente e gli Stati Uniti mantengono l'ombrello nucleare. Ma pochi credono che Trump metterebbe a rischio la sua residenza di Mar-a-Lago per salvare Varsavia. Germania, paesi nordici e baltici spendono molto, mentre Francia e Regno Unito restano indietro.

Il vertice segna anche l'ascesa della Turchia dentro l'alleanza. Per anni molti alleati hanno guardato Ankara con diffidenza per l'acquisto di un sistema di difesa aerea russo e per lo stallo imposto all'ingresso della Svezia nella NATO. Ora Trump dice di partecipare al summit solo per Erdogan, che ha chiamato "un amico" e "un leader coi fiocchi". La Turchia ha il secondo esercito più grande dell'alleanza e il controllo dello stretto del Bosforo, mentre la sua industria delle armi è diventata preziosa via via che l'Europa si riarma di fronte al disimpegno americano. Trump ha lasciato intendere un'apertura sulla vendita dei caccia F-35, finora negati ad Ankara proprio per l'acquisto del sistema russo S-400.

La nuova vicinanza ha spinto i leader europei a tacere sull'arretramento democratico in Turchia, dove le autorità hanno fermato più di 200 persone per motivi di sicurezza prima del vertice e dove il principale rivale di Erdogan, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, è in carcere dal 2025 con accuse di corruzione che respinge. "Gli europei non vogliono più tensioni con la Turchia, non vogliono avere quella conversazione", ha dichiarato al Washington Post Asli Aydintasbas, ricercatrice della Brookings Institution.

Rutte vuole trasformare il summit in una vetrina di accordi commerciali, con un forum dell'industria della difesa e annunci di intese da miliardi di dollari, nella speranza che Trump veda l'alleanza come qualcosa di positivo. I diplomatici europei puntano a un incontro breve, con molta cerimonia e poche dichiarazioni congiunte che possano mettere in evidenza le divisioni. Ma la richiesta di lealtà avanzata dal presidente resta difficile da mettere su un grafico.

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