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Gli Stati Uniti vogliono riunificare la Libia
Freddie Everett, State Department, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Politica estera 3 min di lettura

Gli Stati Uniti vogliono riunificare la Libia

Il consigliere di Trump Massad Boulos ha visitato la Libia per far avanzare il piano che unirebbe i governi rivali di est e ovest in cambio di investimenti petroliferi, tra le proteste di Misurata

Massad Boulos, il consigliere del presidente Donald Trump per gli affari arabi e africani, ha passato due giorni in Libia, martedì 7 e mercoledì 8 luglio, per far avanzare il piano americano che punta a riunificare il paese, diviso di fatto in due da oltre un decennio. A Tripoli ha incontrato il primo ministro Abdel Hamid Dbeibah, che guida il governo di unità nazionale riconosciuto dall'ONU, mentre a est ha visto il maresciallo Khalifa Haftar, l'uomo forte della regione. Ha parlato anche con i notabili di Misurata, con il governatore della Banca centrale libica e con i vertici della compagnia petrolifera nazionale.

La Libia è spaccata tra due amministrazioni rivali dalla guerra civile scoppiata dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, avvenuta con il sostegno di un intervento della NATO. A ovest governa l'esecutivo di Dbeibah, riconosciuto dalla comunità internazionale ma privo di controllo su gran parte del territorio. L'est è nelle mani dell'Esercito nazionale libico, la forza armata guidata dalla famiglia Haftar che ha ricevuto negli anni il sostegno di Russia ed Emirati Arabi Uniti. La Banca centrale, che finanzia entrambi i governi, ha avvertito che la situazione non è più sostenibile.

Il contenuto dettagliato del piano, chiamato "iniziativa Boulos", resta segreto. Boulos ha detto al Financial Times che l'obiettivo è "avere un governo unificato e unificare tutte le istituzioni". Secondo le ricostruzioni del giornale britannico, l'accordo lascerebbe Dbeibah alla guida del governo e affiderebbe il consiglio presidenziale, il principale organo esecutivo del paese, a Saddam Haftar, figlio del maresciallo e vicecomandante dell'Esercito nazionale libico. Il clan Haftar otterrebbe così la legittimazione internazionale che cerca dal 2014, mentre Dbeibah conserverebbe il potere nonostante la sua impopolarità crescente. Una sintesi del piano vista da Reuters prevede una fase di transizione di 36 mesi.

Washington lavora all'iniziativa dal settembre 2025, quando Boulos, un imprenditore libanese-americano il cui figlio Michael è sposato con Tiffany, la figlia più giovane del presidente, organizzò a Roma i primi colloqui tra le due famiglie. Da allora il risultato più concreto è stato l'approvazione ad aprile del primo bilancio statale unificato da oltre un decennio. Le forze armate delle due parti hanno inoltre partecipato a esercitazioni militari congiunte guidate dagli Stati Uniti e il 29 giugno il segretario di Stato Marco Rubio ha ricevuto Saddam Haftar a Washington. Boulos ha detto che, in caso di intesa, le parti sarebbero invitate a firmare l'accordo alla Casa Bianca alla presenza di Trump.

Dietro l'attivismo americano ci sono interessi economici e strategici. La Libia ha le più grandi riserve petrolifere accertate dell'Africa e diverse compagnie americane, tra cui ConocoPhillips, Chevron ed ExxonMobil, si sono mosse per entrare nel mercato. Boulos sostiene che la produzione, che nel 2025 ha toccato il record degli ultimi dodici anni con 1,37 milioni di barili al giorno, potrebbe raddoppiare a 3 milioni entro la fine del decennio. Il petrolio libico è diventato ancora più prezioso da quando la guerra tra Stati Uniti e Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, costringendo l'Europa a cercare rotte alternative: le petroliere cariche di greggio libico raggiungono l'Italia in due giorni. Washington vuole anche contrastare l'alleanza tra Haftar e la Russia di Vladimir Putin e ridurre la migrazione irregolare verso l'Europa, che passa in gran parte dalla Libia.

Nella notte tra lunedì e martedì decine di manifestanti si sono radunati davanti all'aeroporto di Misurata per opporsi all'arrivo di Boulos. La città portuale, che ospita alcuni dei gruppi armati più potenti dell'ovest libico ed è storicamente ostile al clan Haftar, ha inviato in parallelo un convoglio di soldati per rafforzare le proprie posizioni a Tripoli. Il consiglio militare che riunisce i gruppi armati locali ha fatto sapere di sostenere una soluzione pacifica, purché escluda i criminali e le persone citate dal comitato di esperti dell'ONU. Ha chiesto anche un referendum costituzionale ed elezioni.

Molti analisti temono che l'accordo consolidi il potere delle due famiglie che già controllano il paese, senza alcun passaggio elettorale. Tarek Megerisi, ricercatore del centro studi European Council on Foreign Relations, ha dichiarato ad Al Jazeera che un'intesa simile "porrebbe fine alle speranze libiche di elezioni" e chiuderebbe la transizione iniziata nel 2011 "formalizzando un nuovo sistema autoritario e dispotico". Boulos sostiene che la sua iniziativa è complementare al percorso dell'ONU verso il voto, ma per ora nulla garantisce che l'accordo preveda le elezioni, un obiettivo riaffermato da una risoluzione del Consiglio di sicurezza a fine ottobre 2025.

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