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Putin prepara un'escalation in Ucraina
ArmyInform, 2026
Politica estera 4 min di lettura

Putin prepara un'escalation in Ucraina

Tre fonti vicine al Cremlino dicono alla Reuters che gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno rafforzato Putin, deciso a prendere tutto il Donbas mentre Trump parla di pace vicina

Vladimir Putin continua a respingere le richieste di negoziare la pace con Kyiv e con ogni probabilità intensificherà la guerra nei prossimi mesi, hanno detto in esclusiva alla Reuters tre fonti vicine al Cremlino. Una di loro, che incontra regolarmente il presidente russo, parla di una "alta probabilità" di escalation nei prossimi mesi. I recenti attacchi ucraini con i droni contro raffinerie e porti russi hanno rafforzato la sua determinazione a continuare a combattere una guerra entrata ormai nel quinto anno.

Lunedì il presidente statunitense Donald Trump aveva detto che Putin voleva la fine della guerra e che una soluzione era "più vicina di quanto la gente creda". La settimana scorsa ha tenuto telefonate separate con Putin e con Volodymyr Zelensky, che ha poi incontrato mercoledì al vertice NATO, dove il presidente ucraino ha detto che i due hanno discusso "idee per avvicinare la pace".

Ma secondo una delle fonti, Putin "si è impuntato" sull'obiettivo di conquistare la parte del Donbass, la regione orientale dell'Ucraina, ancora parzialmente in mano a Kyiv, dove l'avanzata russa ha rallentato quest'anno. Di recente ha rimproverato un gruppo di consiglieri che gli suggeriva un compromesso basato su un cessate il fuoco lungo le attuali linee del fronte e a giugno ha respinto pubblicamente la proposta di Zelensky di un incontro per arrivare ad una tregua. Interpellato dalla Reuters, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha risposto che la Russia "è pronta a una soluzione pacifica ma ha capacità sufficienti per agire in modo indipendente e continuare l'operazione militare speciale", il nome con cui Mosca chiama l'invasione russa dell'Ucraina.

Un alto funzionario ucraino ha confermato questa sensazione affermando che anche i rapporti dell'intelligence di Kyiv degli ultimi mesi indicano che Putin si sta preparando a nuovi passi nella guerra, comprese nuove operazioni in Ucraina o un possibile attacco militare a un altro Paese europeo. Esperti militari russi ormai discutono sempre più apertamente di un'escalation, compresa la possibilità di colpire obiettivi europei come le basi NATO nei Paesi baltici, un passo che porterebbe l'Europa ad un passo da una guerra su larga scala con uno scontro militare diretto tra le Forze Armate russe e quelle dell'Alleanza Atlantica, mettendo alla prova il principio per cui un attacco a un Paese membro è un attacco a tutti.

Jack Watling, del Royal United Services Institute, un centro studi britannico che si occupa di difesa e sicurezza, ha detto che la Russia potrebbe cercare di creare tensioni dentro la NATO con attacchi isolati, come il recente attacco di un drone russo contro un palazzo in Romania: "I russi non punterebbero a una guerra con la NATO, ma potrebbe servire a dividerla su come rispondere". Le tensioni con l'Alleanza Atlantica, ha aggiunto, darebbero a Putin anche una giustificazione politica interna per introdurre la mobilitazione generale, una mossa impopolare che il presidente russo evita dall'inizio della guerra ma che secondo alcuni analisti militari occidentali sarebbe necessaria per conquistare il Donbass.

Gli attacchi ucraini contro raffinerie, porti e depositi in Russia e nei territori occupati hanno causato intanto gravi carenze di carburante nel territorio russo, portando per la prima volta gli effetti della guerra nella vita di milioni di russi. Il gradimento di Putin resta ancora elevato ma ha toccato il punto più basso dall'inizio dell'invasione nel 2022, secondo un sondaggio di un istituto di sondaggi statale. Gli alleati dell'Ucraina parlano di un cambio di slancio nel conflitto e alcuni chiedono nuove sanzioni economiche per costringere Mosca a trattare. I successi ucraini hanno però reso Putin più arrabbiato e determinato a dare una risposta dura, secondo la fonte che lo incontra regolarmente.

Nell'ultima settimana le forze russe hanno lanciato due grandi attacchi con droni e missili contro l'Ucraina, compresa Kyiv, uccidendo decine di civili. Parlando ai generali in commenti televisivi, Putin ha detto che gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche spingeranno la Russia a prendere altro territorio lungo il confine, oltre il Donbass, come "zona di sicurezza". Andrei Ilnitsky, ex funzionario del Ministero della Difesa russo, ha scritto sul quotidiano Kommersant che l'escalation potrebbe cominciare con la distruzione di 30 grandi siti industriali in Ucraina, tra cui un'acciaieria e il porto di Odesa, per poi passare ad attacchi contro le basi NATO nei paesi baltici e in Romania e contro gli impianti dell'Unione Europea che producono droni e missili a lungo raggio per Kyiv. Peskov ha risposto che la Russia non può "chiudere gli occhi" davanti al riarmo dell'Europa.

Sul campo l'avanzata russa procede però lentamente e conquistare il Donbass richiederebbe tempo e perdite considerevoli. Secondo una stima recente del Center for Strategic and International Studies, un centro studi americano, complessivamente circa due milioni di soldati sono stati uccisi, feriti o risultano dispersi dall'inizio dell'invasione su larga scala nel 2022, 1,4 milioni dei quali russi. Le truppe di Mosca faticano ad avanzare lungo i 1.200 km del fronte, dove i droni ucraini compensano spesso la superiorità numerica russa.

Nelle ultime settimane i russi stanno però continuando ad avanzare verso Kostiantynivka, una delle città della "cintura di fortezze" che difende la regione di Donetsk: il 3 luglio Putin ha detto che le sue forze l'avevano conquistato, ma l'Ucraina lo ha negato. Il giorno dopo, in una telefonata con Trump, Putin ha cercato di convincerlo che la Russia conquisterà il quinto della regione ancora controllato da Kyiv. Per la fonte che lo incontra regolarmente, il controllo del Donbass è per lui ormai una questione di principio: il presidente russo "ha bisogno di una qualche vittoria" da vendere al suo Paese prima di porre fine alla guerra.

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