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Il potere di Trump nasce dalla disponibilità a violare ogni norma, regola e legge
Daniel Torok, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Politica interna 3 min di lettura

Il potere di Trump nasce dalla disponibilità a violare ogni norma, regola e legge

L'ex segretario al Lavoro scrive sul Guardian che i leader NATO trattano il presidente con deferenza per paura. "Non è immorale, è amorale": rompe le regole e lascia agli altri i costi

Il potere di Donald Trump non deriva dalla carica che ricopre, né dalla sua base elettorale, né da un particolare genio strategico: nasce dalla sua "disponibilità a violare tutte le norme, le regole e le leggi su come i presidenti americani dovrebbero comportarsi". Lo scrive Robert Reich, ex segretario al Lavoro degli Stati Uniti e professore emerito di politiche pubbliche all'Università della California a Berkeley, in un editoriale sul Guardian.

Reich parte dal vertice NATO appena concluso, dove il presidente ha attaccato gli alleati dicendosi "molto deluso dalla NATO" e chiedendo: "Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari e loro non ci sono per noi?". Ha ribadito di volere la Groenlandia, ha criticato le politiche europee su energia e immigrazione, ha insultato la Spagna e ha preoccupato gli alleati dicendo che la guerra tra Kiev e Mosca "non ci riguarda". Eppure, nota Reich, gli altri leader lo hanno trattato con una cortesia e un rispetto che forse nessun presidente americano aveva mai ricevuto dalla NATO. "È stata una grande riunione, c'era tanto amore in quella stanza, tanta unità", ha detto Trump alla fine.

Per Reich la spiegazione è una sola: "I presidenti e i primi ministri della NATO hanno trattato Trump con straordinaria deferenza perché hanno paura di quello che potrebbe fare se non ottiene ciò che vuole". Il suo potere non viene dall'essere alla guida della nazione più potente del mondo, perché "i dazi arbitrari, l'assurda guerra in Iran e il vero e proprio rapimento di Nicolás Maduro", scrive Reich, hanno anzi ridotto il prestigio degli Stati Uniti in gran parte del mondo. Non viene nemmeno dalla base MAGA, che secondo Reich "sta avendo ripensamenti" su un presidente che ha coinvolto il paese in un'altra guerra in Medio Oriente, ha fatto salire i prezzi e continua a non pubblicare per intero i documenti su Jeffrey Epstein. Pochi giorni fa Reich aveva sostenuto che proprio per queste difficoltà il presidente è tornato ad agitare la minaccia comunista.

Quando i tifosi di tutto il mondo hanno protestato per il suo intervento ai Mondiali di calcio a favore della nazionale americana, Trump ha risposto: "Se il Belgio ci batte, potranno esserne davvero orgogliosi. Altrimenti, se ci battono, diremo che era, direi, che era truccata, proprio come erano truccate le elezioni del 2020". Reich si sofferma sulla correzione da "diremo" a "direi": l'etica, scrive, riguarda il "noi", il giudizio collettivo su ciò che è giusto o sbagliato, mentre a Trump "non importa nulla del giudizio del mondo o della nazione su giusto e sbagliato". Semplicemente, "non pensa al giusto o allo sbagliato".

Descrivere Trump come qualcuno che viola gli standard etici è quindi, per Reich, un errore di fondo: "L'etica presuppone standard in qualche modo condivisi rispetto ai quali una violazione può essere definita e misurata. Ma Trump non ha alcuno standard". Il suo intero approccio alla vita, agli affari e ora alla presidenza, scrive, "non ha niente a che fare con gli standard: si tratta di vincere a ogni costo, con qualunque mezzo". Da qui la formula centrale dell'editoriale: "Trump non è immorale: è amorale", non qualcuno che infrange l'etica ma qualcuno che le è del tutto estraneo, "non-etico" nelle parole di Reich.

Reich paragona il presidente al primo ladro di una piccola città dove nessuno chiude le porte a chiave, perché vige la regola non scritta che non si ruba: il primo che decide di rubare "opera con un vantaggio enorme" e può entrare senza sforzo in qualsiasi casa. Quel vantaggio sparisce appena gli abitanti se ne accorgono e iniziano a chiudere porte e finestre, ma il costo delle serrature non lo paga il ladro, lo paga la comunità di cui ha sfruttato e distrutto la fiducia. "Quell'asimmetria, un piccolo costo per chi viola la fiducia e grandi costi per tutti quelli che dopo devono proteggersi, è l'essenza stessa del modo di agire di Trump", scrive Reich: "Ottiene ricchezza, potere e gloria per sé frantumando le norme, dopodiché tutti gli altri devono raccogliere i cocci". E da presidente, aggiunge, ha norme molto più grandi da frantumare di un ladro di provincia, con benefici molto maggiori per sé stesso.

Questa strategia, conclude Reich, "ha pagato, almeno per lui", ma ha danneggiato istituzioni su cui gli Stati Uniti e il mondo facevano affidamento, "dalla NATO alla FIFA al Dipartimento di Giustizia", tutte fondate "sulla fiducia che nessun presidente americano avrebbe mai fatto quello che ha fatto lui". La sua previsione: "Sarà ricordato come il presidente più potente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, ma anche come il peggiore". E quando non ci sarà più, "saremo tutti noi a pagare per ripulire il disastro": "Dovremo comprare un numero infinito di serrature per un numero infinito di porte e finestre" e passare enormi quantità di tempo a installarle e a tenerle chiuse.

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