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Trump chiama Infantino, la FIFA sospende la squalifica di Balogun prima di USA-Belgio
Daniel Torok, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Cronaca 4 min di lettura

Trump chiama Infantino, la FIFA sospende la squalifica di Balogun prima di USA-Belgio

Dopo l’intervento del presidente americano, l’attaccante degli Stati Uniti potrà giocare gli ottavi di finale dei Mondiali. Belgio e UEFA protestano duramente: “Un precedente pericoloso”.

Donald Trump è intervenuto e la FIFA ha sospeso la squalifica di Folarin Balogun. Il capocannoniere della nazionale americana potrà così giocare lunedì gli ottavi di finale dei Mondiali contro il Belgio, nonostante il cartellino rosso ricevuto pochi giorni fa nella partita contro la Bosnia-Erzegovina.

Balogun, autore di tre gol nel torneo, era stato espulso mercoledì durante la vittoria per 2-0 nei sedicesimi di finale, dopo essere intervenuto con il piede sulla caviglia destra di Tarik Muharemović. Il rosso avrebbe dovuto comportare una squalifica automatica di una giornata.

Ieri, però, la FIFA ha comunicato la sospensione della sanzione per la sfida degli ottavi: una decisione straordinaria, che Trump ha accolto con favore e il Belgio ha contestato duramente. Secondo le ricostruzioni, sarebbe la prima volta dal 1962 che un’espulsione ai Mondiali non porta a una squalifica effettiva.

Subito dopo la partita, Trump ha telefonato al presidente della FIFA, Gianni Infantino, per chiedere una revisione del provvedimento. “Grazie alla FIFA per aver fatto la cosa giusta, riparando a una grande ingiustizia”, ha scritto poi Trump sui social.

È stato lo stesso Trump ad aver confermato di aver chiamato Infantino. "Sì l'ho fatto", ha detto il presidente. "Non era un fallo, erano due atleti che si sono scontrati. L'arbitro è un po' sospetto, se guardiamo al suo passato. Ha preso una decisione alla quale nessuno poteva credere". Ha però poi anche detto di non aver chiesto di annullare la decisione ma solo di riesaminarla.

La FIFA ha giustificato la sua decisione richiamando l’articolo 27 del proprio regolamento disciplinare, che consente di sospendere in tutto o in parte una sanzione e prevede, per chi ne beneficia, un periodo di prova compreso tra 1 e 4 anni. Nel caso di Balogun, la prova durerà un anno: se l’attaccante commetterà un’altra infrazione simile per natura e gravità, la squalifica tornerà valida e dovrà essere scontata.

Le proteste di Belgio e UEFA

La federcalcio belga si è detta “sbalordita”. Il commissario tecnico Rudi Garcia ha ironizzato sulla decisione: “Non sapevo che negli uffici della FIFA il 5 luglio fosse il 1 aprile in Europa”, ha detto attraverso un traduttore, paragonando il provvedimento a un pesce d’aprile. Secondo Garcia si tratta della prima decisione del genere nella storia dei Mondiali. L’allenatore non ha voluto dire se il Belgio presenterà ricorso al Tribunale arbitrale dello sport, né se ritenga che Trump abbia influenzato la scelta della FIFA. La federazione belga ha però annunciato che valuterà “tutte le opzioni possibili”.

Durissima anche la UEFA. In un comunicato diffuso oggi, l’organizzazione sportiva europea ha parlato di una decisione che “ha superato una linea rossa”. Secondo la UEFA, la squalifica automatica di una giornata dopo un cartellino rosso non dovrebbe essere discrezionale e non può prevedere eccezioni, soprattutto nel mezzo di un torneo in cui altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la pena.

La scelta, avverte l’organismo europeo, crea un precedente e rischia di minare la credibilità della competizione. La UEFA ha espresso quindi la sua totale “incredulità” per una decisione definita “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”.

Le critiche sono arrivate anche da altri commissari tecnici. Il ct dell’Inghilterra, Thomas Tuchel, si è chiesto se in futuro sarà possibile contestare anche altri cartellini, come i gialli ricevuti dall’inglese Declan Rice e dal francese Michael Olise. “Possiamo discuterne all’infinito. Dove finisce tutto questo? Dove ci si ferma?”, ha detto. Il ct della Norvegia, Ståle Solbakken, ha parlato di “una decisione pessima che danneggerà i Mondiali”, chiedendosi cosa accadrà al prossimo cartellino rosso.

Di tutt’altro avviso il commissario tecnico degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino, che ha applaudito la scelta della FIFA. Secondo lui, la sua squadra era già stata punita a sufficienza, avendo giocato in dieci per trenta minuti contro la Bosnia-Erzegovina. Pochettino, che disputò il Mondiale del 2002 con l’Argentina, non si è detto sorpreso dalla telefonata di Trump a Infantino e ha ricordato quanto il calcio sia considerato “una religione” nella cultura da cui proviene.

Il caso Balogun e il precedente di Garrincha

Il cartellino rosso a Balogun era stato uno degli episodi più discussi del torneo. L’arbitro brasiliano Raphael Claus inizialmente non aveva fischiato il fallo. “Se si guarda l’intervento, non c’era alcuna intenzione. Ne ho visti di molto peggiori in questo torneo”, ha commentato Christian Pulisic.

Con tre gol segnati finora, compreso quello che ha portato in vantaggio gli Stati Uniti contro la Bosnia, Balogun ha eguagliato Landon Donovan nel 2010: è il secondo miglior bottino di uno statunitense in una singola edizione dei Mondiali, dietro solo alle quattro reti di Bert Patenaude nel torneo inaugurale del 1930.

Venticinquenne del Monaco, Balogun ha segnato tredici gol nell’ultima stagione di Ligue 1 e conta dodici reti in trenta presenze con la nazionale. Nato a Brooklyn da genitori nigeriani cresciuti a Londra, nel 2023 ha scelto di rappresentare gli Stati Uniti, con cui aveva già giocato a livello giovanile. “Mette paura a molti difensori”, ha detto il compagno di squadra Chris Richards.

Non è la prima volta che una sanzione viene alleggerita in vista di un torneo. In passato, provvedimenti simili avevano permesso a Cristiano Ronaldo, Nicolás Otamendi e Moisés Caicedo di giocare l’avvio del Mondiale nonostante cartellini rossi ricevuti nelle qualificazioni.

Il precedente più lontano risale però al 1962: il brasiliano Garrincha, espulso all’83’ della semifinale contro il Cile padrone di casa, fu comunque ammesso alla finale contro la Cecoslovacchia dopo una campagna che coinvolse anche il presidente cileno Jorge Alessandri. Il Brasile vinse poi quel Mondiale, il secondo consecutivo.

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