Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Perché i sondaggi hanno sbagliato così tanto in Michigan
Sondaggi 12 min di lettura

Perché i sondaggi hanno sbagliato così tanto in Michigan

El-Sayed era dato avanti di 13 punti in media e ha vinto di circa uno. Nelle primarie i sondaggi sbagliano spesso, ma hanno pesato anche pochi istituti affidabili e campioni distorti a suo favore

Abdul El-Sayed ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan con circa un punto di vantaggio su Haley Stevens, in una corsa così combattuta che è stata assegnata solo mercoledì mattina. I sondaggi avevano raccontato una gara diversa. Le ultime sette rilevazioni davano il candidato progressista avanti tra i 10 e i 19 punti sulla deputata moderata, mentre la media degli ultimi 24 giorni di campagna indicava un vantaggio di 13 punti. L'errore finale è di circa 12 punti. Un divario che ha riaperto negli Stati Uniti la discussione su quanto ci si possa fidare dei sondaggi delle primarie.

Le primarie sono da sempre il terreno più difficile per i sondaggisti, perché costringono a stimare chi andrà davvero a votare. Le opinioni degli elettori sono più fluide che nelle elezioni generali e i cambi di idea all'ultimo momento sono la regola più che l'eccezione, visto che le distanze ideologiche tra i candidati sono minori. In Michigan il compito è ancora più complicato perché non esiste la registrazione per partito e chiunque può presentarsi al seggio e scegliere la scheda democratica (le cosiddette primarie aperte).

Sondaggi · Michigan

I sondaggi davano El-Sayed avanti di 14 punti, ha vinto di uno

Le barre sono il risultato della primaria democratica per il Senato del 4 agosto, la riga orizzontale il livello della media dei sondaggi alla vigilia e l’area tratteggiata la distanza tra i due: la media dava a El-Sayed 3 punti più del suo risultato e a Stevens quasi 10 in meno. I pallini sparsi intorno alle barre sono le ultime rilevazioni dei nove istituti attivi a luglio.

10% 20% 30% 40% 50% 51,7% media sondaggi 38,0% media sondaggi 48,5% il risultato 47,5% il risultato L’errore dei sondaggi El-Sayed Stevens

Percentuali sul totale dei voti della primaria. Associated Press ha assegnato la corsa la mattina del 5 agosto, con il 99% delle schede scrutinate; McMorrow, ritirata a luglio ma rimasta sulla scheda, ha preso il 4%. Tocca o passa il mouse su un pallino per vedere istituto, date e valori della rilevazione.

Fonte Elaborazione di Focus America su risultati Associated Press e sondaggi raccolti da Wikipedia. La riga della media è la stima di Focus America al 29 luglio, con un filtro di Kalman che pesa ogni sondaggio per dimensione del campione e committenza; i pallini sono l’ultima rilevazione di ciascun istituto dopo il ritiro di McMorrow del 5 luglio.

Secondo l'analisi del New York Times, molte rilevazioni ipotizzavano che gli indipendenti, cioè gli elettori che non si identificano con nessun partito, sarebbero stati tra il 30 e il 40 per cento dei votanti e li mostravano largamente favorevoli a El-Sayed. L'ipotesi era fragile, perché proprio chi non si identifica con un partito vota meno spesso. Un sondaggio di Emerson College, che dava El-Sayed avanti di 16 punti, attribuiva il suo vantaggio soprattutto a giovani e indipendenti, due gruppi che alle urne si presentano con meno regolarità degli altri.

Per quanto grande, l'errore del Michigan non è un'anomalia storica. L'analista G. Elliott Morris ha calcolato che nelle primarie per il Senato e per i governatori i sondaggi sbagliano in media di 13 punti sul margine tra i primi due candidati e che in una gara su cinque vince chi era dato indietro. Con i loro 12 punti di errore, le rilevazioni del Michigan sono state quindi perfino un po' migliori della media. Secondo Nate Silver, i sondaggi delle presidenziali sbagliano in media di 4,2 punti e quelli delle primarie presidenziali di circa 9, con un errore che tende a crescere man mano che si scende verso le corse per il Congresso.

La ragione di fondo, spiega Morris, è che manca un punto di riferimento per correggere i campioni. Nelle elezioni generali le risposte si possono pesare sulla composizione politica nota dell'elettorato, mentre in una primaria nessuno sa in anticipo quanti democratici molto progressisti e quanti moderati andranno a votare.

Il Michigan è anche uno Stato dove i sondaggi funzionano peggio che altrove. Morris ha ricostruito le corse per il Senato dal 2008 al 2024: gli errori sono stati quasi il doppio della media nazionale. Nell'agosto del 2018 chi era dato avanti di 18 punti vinse poi di 6,5, mentre nel 2024 lo scarto tra sondaggi e risultato fu comunque di 5 punti. Silver aggiunge che i gruppi in cui Stevens era più forte, i bianchi delle zone rurali e gli elettori afroamericani della classe lavoratrice, sono notoriamente difficili da raggiungere nelle interviste. La comunità arabo-americana, rilevante in Michigan, è invece troppo piccola per produrre stime affidabili in un campione tipico da 600 persone e finisce regolarmente fuori dai radar dei sondaggisti.

Nell'ultimo mese di campagna un solo sondaggio è arrivato da un istituto considerato affidabile dal New York Times, mentre 3 degli ultimi 8 erano sponsorizzati da gruppi che sostenevano El-Sayed. Come ha scritto il Washington Post, le campagne e i loro alleati hanno da sempre un incentivo a diffondere numeri favorevoli, utili a costruire una narrazione vincente anche quando non corrispondono alla realtà.

L'unico sondaggio condotto con interviste telefoniche dal vivo, realizzato dal Glengariff Group per il Detroit News nella prima metà di luglio, dava Stevens avanti di 7 punti. Il metodo costa più delle rilevazioni online, ma raggiunge meglio gli elettori anziani e quelli afroamericani, i più favorevoli alla deputata. C'era infine un segnale d'allarme trascurato: nell'ultimo mese il 13 per cento degli intervistati si dichiarava in media ancora indeciso, un indizio che il vantaggio di El-Sayed era meno solido di quanto sembrasse.

Quando tutte le rilevazioni sbagliano nella stessa direzione, spiega Morris, la causa tipica è la "non risposta differenziale". A parità di caratteristiche demografiche, i sostenitori di un candidato sono più disponibili degli altri a partecipare alle interviste. In Michigan i più entusiasti erano quelli di El-Sayed, più propensi sia a votare sia a rispondere ai sondaggi, mentre Silver parla di elettori "Shy Stevens", sostenitori timidi della deputata che rispondono meno volentieri ai sondaggisti.

Un sondaggista attivo nello Stato ha descritto a Morris il proprio errore come una somma di tanti piccoli difetti più che come un unico sbaglio. Il suo campione conteneva la quota corretta di elettori bianchi rurali a basso reddito, ma quelli intervistati erano troppo favorevoli a El-Sayed. Tra gli elettori afroamericani, che nel suo sondaggio preferivano Stevens 65 a 35, il rapporto reale potrebbe essere stato di 70 a 30 o di 75 a 25. Verificarlo è complicato, perché per questa primaria non esistono exit poll (le interviste all'uscita dai seggi) e risposte più solide arriveranno solo dai registri che mostrano chi ha votato davvero.

Il Michigan, ha scritto l'analista Patrick Ruffini, era poi un caso diverso dalla maggior parte delle primarie, che ricevono al massimo uno o due sondaggi. Qui le rilevazioni erano tante e tutte le più recenti concordavano sul margine di El-Sayed. Una delle sue spiegazioni è il voto incrociato: con le primarie aperte alcuni elettori repubblicani potrebbero aver scelto la scheda democratica per votare Stevens, la candidata a loro ideologicamente più vicina, invece che il rivale più estremo e in teoria più facile da battere a novembre. Un movimento del genere è difficile da intercettare per chi costruisce i campioni sugli elettori che si dichiarano democratici. Nei risultati per contea, però, una volta tenuto conto del voto del 2024, l'evidenza di questo fenomeno è modesta e non statisticamente significativa.

I dati sull'affluenza dicono di più. Nei sobborghi favorevoli a Stevens la partecipazione è cresciuta, rispetto al 2018 e al voto presidenziale democratico degli anni scorsi, almeno quanto nelle roccaforti di El-Sayed come Ann Arbor e Lansing. È successo nella base della deputata nella contea di Oakland e nella contea di Macomb, dove ha vinto a sorpresa. L'affluenza è stata alta un po' ovunque e in uno Stato come il Michigan questo ha aiutato la candidata moderata.

Un'analisi che ha incrociato i sondaggi con i risultati per metodo di voto mostra dove si è concentrato l'errore. Una rilevazione dava il voto anticipato e quello per posta in parità, mentre le schede reali hanno premiato nettamente Stevens. Il sondaggio del Glengariff Group, deriso per il largo vantaggio che attribuiva alla deputata tra gli elettori afroamericani, si è invece rivelato accurato proprio su quel punto. Ruffini ricorda infine la spesa: secondo AdImpact, la società che monitora la pubblicità elettorale americana, è stata una delle primarie per il Senato più costose di sempre, con un rapporto di 9 a 1 a favore di Stevens. I gruppi esterni da soli hanno messo 62 milioni di dollari per sostenerla. Per Ruffini quel divario può bastare da solo a spiegare la prestazione della deputata.

Non tutto però è stato sbagliato, perché come previsto dalle rilevazioni El-Sayed è andato molto bene nelle zone con più giovani, mentre Stevens si è confermata più forte tra gli elettori afroamericani e nei sobborghi. I sondaggi avevano colto anche l'umore dell'elettorato su Israele. L'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la lobby filoisraeliana che ha speso circa 30 milioni di dollari a sostegno di Stevens, aveva un'immagine molto negativa tra i probabili elettori delle primarie democratiche. Quel sostegno, secondo il New York Times, le è probabilmente costato voti. Le rilevazioni hanno insomma letto le dinamiche della corsa e indicato il vincitore giusto, sbagliando di molto solo la distanza tra i due.

Condividi
Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.