Abdul El-Sayed ha vinto le primarie del Partito Democratico per il Senato in Michigan. Era la corsa più attesa e più divisiva della stagione che porta alle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. L'emittente televisiva NBC gli ha assegnato la vittoria mentre lo spoglio era ancora in corso, come da prassi americana, in cui sono i media a proclamare i vincitori sulla base delle proiezioni. Al momento della proclamazione il vantaggio sulla deputata moderata Haley Stevens era di pochi punti percentuali e i numeri definitivi arriveranno nelle prossime ore. El-Sayed, 41 anni, ex funzionario della sanità pubblica e figlio di immigrati egiziani, correva da progressista contro la candidata dell'establishment del partito. Se a novembre vincesse anche le elezioni generali, diventerebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti.
Il seggio è quello lasciato libero dal senatore democratico Gary Peters, che si ritira, ed è considerato decisivo per il controllo del Senato. A novembre El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers, un ex deputato sostenuto dal presidente Donald Trump che nel 2024 aveva perso la corsa per l'altro seggio del Michigan contro la democratica Elissa Slotkin.
El-Sayed era in vantaggio di quasi 30 punti nei primi risultati e ha visto il margine ridursi per tutta la notte, man mano che venivano conteggiati i voti per posta, nettamente favorevoli a Stevens. Lui ha vinto il voto in presenza con circa 25 punti di scarto, lei quello postale con un margine simile. L'affluenza ha stabilito i record per una primaria dello stato, con oltre 1,3 milioni di voti per posta e un voto anticipato in presenza cresciuto del 90% rispetto al 2024. I due candidati hanno parlato ai sostenitori dopo la mezzanotte locale (le sei del mattino in Italia), quando l'esito era ancora incerto.
El-Sayed batte Stevens per meno di due punti nella corsa per il Senato
La rete NBC ha assegnato la vittoria a El-Sayed quando lo spoglio era quasi completo. In palio c'è il seggio lasciato dal democratico Gary Peters: a novembre la sfida sarà con il repubblicano Mike Rogers.
Sei gruppi esterni hanno speso 62 milioni di dollari a favore di Stevens, un vantaggio di nove a uno secondo i dati della società di monitoraggio pubblicitario AdImpact. Per El-Sayed, tra campagna e alleati, sono arrivati circa 7 milioni. Oltre la metà dei fondi pro-Stevens, circa 32 milioni, è arrivata dal super PAC di AIPAC, la principale lobby filo-israeliana degli Stati Uniti (i super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate, purché non si coordinino direttamente con i candidati). È la cifra più alta spesa da un singolo gruppo in una primaria democratica federale in questo ciclo elettorale. Secondo un'analisi del Washington Post, con oltre 97 milioni di dollari di spot televisivi la primaria del Michigan è stata la seconda più costosa del paese, dietro soltanto a quella del Texas. La provenienza del denaro è diventata il tema centrale della campagna. Nell'ultimo dibattito i due candidati hanno passato i primi quindici minuti a litigare su super PAC e gruppi che non rivelano i propri donatori.
Sulla guerra a Gaza i due candidati erano agli opposti. El-Sayed accusa il governo israeliano di aver commesso un genocidio e chiede di interrompere gli aiuti militari americani a Israele. Stevens si definisce una "orgogliosa democratica pro-Israele", sostiene il mantenimento degli aiuti senza condizioni e non ritiene che ci sia stato un genocidio. La distanza si è vista nelle urne di uno stato che ospita una delle più grandi comunità arabe d'America. A Dearborn, la città del Michigan con la più alta quota di residenti arabo-americani, El-Sayed ha vinto con oltre 57 punti di margine.
Stevens, 43 anni, deputata al quarto mandato, era la candidata dei vertici del partito. Il leader dei senatori democratici Chuck Schumer aveva chiesto ai donatori di finanziarla e la governatrice Gretchen Whitmer, che nel 2018 aveva sconfitto nettamente El-Sayed nelle primarie per la carica di governatore, l'aveva appoggiata pubblicamente. I sondaggi le attribuivano un ampio vantaggio tra gli elettori neri e tra gli over 60. El-Sayed è andato più forte tra i giovani, i laureati e gli indipendenti, che in Michigan possono partecipare al voto perché le primarie sono aperte, senza registrazione per partito. Lo hanno sostenuto Bernie Sanders, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il sindacato dell'auto United Auto Workers.
La corsa era seguita da tutte le correnti democratiche perché era il primo scontro diretto dell'anno tra progressisti e centristi in una primaria per il Senato. E si è svolta in uno stato in bilico, non in roccaforti come New York o Denver, dove la sinistra ha già vinto quest'anno. Sullo sfondo c'è il 2028. Il partito ha collocato in via preliminare il Michigan al quinto posto nel calendario delle prossime primarie presidenziali (prima del Super Tuesday, il giorno in cui vota il blocco più numeroso di stati). Per entrambe le ali la sfida è stata una prova generale delle strategie con cui mobilitare le rispettive coalizioni.
Per la sinistra è arrivata un'altra vittoria dal settimo distretto del Michigan, quello della capitale Lansing. William Lawrence, un organizzatore di 35 anni che ha co-fondato il movimento ambientalista giovanile Sunrise Movement, ha superato due candidati moderati che si sono divisi il voto (insieme avevano ottenuto la maggioranza dei consensi). Lawrence, sostenuto da Sanders, ha fatto campagna contro i data center e per la sanità universale. A novembre sfiderà il repubblicano Tom Barrett in uno dei 18 seggi considerati contendibili dal Cook Political Report, l'istituto indipendente che valuta la competitività dei collegi. Sarà un test sulla capacità del populismo di sinistra di vincere in un distretto conteso.
In Missouri ha vinto invece l'establishment. Il deputato Wesley Bell, un moderato pro-Israele, ha respinto con oltre il 70% dei voti il tentativo di rientro di Cori Bush. L'ex deputata socialista-democratica, che lui stesso aveva battuto nel 2024, faceva parte della "Squad", il gruppo delle deputate più progressiste del Congresso. Anche in questa corsa il super PAC legato ad AIPAC ha speso milioni di dollari contro Bush. La sconfitta interrompe la serie di successi dei socialisti democratici, che a giugno avevano estromesso tre deputati in carica. Resta ancora aperta la sfida di Detroit tra il deputato Shri Thanedar e lo sfidante socialista-democratico Donavan McKinney.
Le primarie di martedì hanno definito anche la corsa per la successione della governatrice Whitmer, non più ricandidabile per i limiti di mandato. A novembre la democratica Jocelyn Benson, segretaria di Stato del Michigan (la carica che sovrintende alle elezioni), affronterà il deputato repubblicano John James, sostenuto da Trump. Benson ha difeso i risultati del 2020 dai tentativi di ribaltamento; James, se vincesse, diventerebbe il primo governatore nero dello stato.
Negli altri stati al voto, in Kansas i repubblicani hanno scelto Ty Masterson, il presidente del Senato statale sostenuto da Trump, per la successione della governatrice democratica Laura Kelly. Lo sfiderà la democratica populista Cindy Holscher, che ha vinto la sua primaria contro il candidato appoggiato dalla governatrice uscente. Gli elettori hanno inoltre bocciato il referendum promosso dai repubblicani per rendere elettivi i giudici della Corte Suprema statale, un tentativo di ribaltare la sentenza del 2019 che garantisce il diritto all'aborto nello stato. In Missouri sono state respinte sia la proposta che avrebbe reso molto più difficili i referendum costituzionali di iniziativa popolare sia quella per abolire l'imposta statale sul reddito. In Virginia i democratici hanno candidato l'ex deputata Elaine Luria, che sfiderà di nuovo la repubblicana Jen Kiggans dopo la sconfitta del 2022 in uno dei distretti più competitivi del paese. Nello stato di Washington, dove tutti i candidati corrono in un'unica primaria e i primi due passano al voto di novembre, la deputata democratica moderata Marie Gluesenkamp Perez affronterà John Braun, un repubblicano appoggiato da Trump.
Sempre martedì, in South Dakota il candidato democratico al Senato Julian Beaudion si è ritirato dalla corsa dopo aver denunciato minacce e un incendio nella sua casa, lasciando campo libero a un indipendente contro il senatore repubblicano Mike Rounds. È il terzo caso quest'anno dopo Nebraska e Idaho, una strategia che i democratici stanno ripetendo negli stati più conservatori per concentrare i voti dell'opposizione.
