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I Dem spingono i candidati a ritirarsi per aiutare gli indipendenti al Senato
Seth Bodnar for Montana, Flickr, 2026
Elezioni 3 min di lettura

I Dem spingono i candidati a ritirarsi per aiutare gli indipendenti al Senato

Alle midterm, in Nebraska e Idaho i candidati del partito hanno lasciato la corsa. L’obiettivo è concentrare l’opposizione e costringere i Repubblicani a spendere negli Stati più sicuri.

I Democratici stanno rinunciando ai propri candidati in alcuni degli Stati più repubblicani per lasciare agli indipendenti una sfida a due contro il partito del presidente Donald Trump. La strategia, ricostruita da NBC News, è già diventata concreta in Nebraska e Idaho. In Montana e South Dakota il partito sta cercando di ottenere lo stesso risultato. L'obiettivo è aumentare le possibilità di una sorpresa nelle elezioni per il Senato e costringere i Repubblicani a spendere denaro in territori che normalmente considererebbero sicuri.

La presenza di un candidato democratico e di uno indipendente rischia di dividere gli elettori contrari al Repubblicano. Il ritiro del Democratico concentra invece quel voto su un solo avversario, senza chiedere all'indipendente di correre con il simbolo di un partito debole negli Stati rurali e conservatori. La scelta modifica anche il calcolo nazionale: una corsa più incerta in uno Stato nettamente repubblicano può assorbire risorse che altrimenti verrebbero destinate ai seggi davvero competitivi.

In Nebraska la candidata democratica Cindy Burbank ha lasciato la corsa questo mese e ha fatto rimuovere il proprio nome dalla scheda. L'indipendente Dan Osborn può così affrontare da solo il senatore repubblicano Pete Ricketts. Osborn aveva già mostrato la propria capacità di superare il peso elettorale dei Democratici nello Stato: due anni fa arrivò a sette punti dalla senatrice repubblicana Deb Fischer, mentre il presidente Trump vinse il Nebraska con un vantaggio di 21 punti.

In Idaho il candidato democratico David Roth si è ritirato martedì. La sua uscita lascia l'indipendente Todd Achilles in una sfida diretta contro il senatore repubblicano Jim Risch, che cerca il quarto mandato. Anche in questo caso i Democratici accettano di non avere un proprio nome sulla scheda per evitare che due candidati si contendano la parte dell'elettorato contraria al senatore in carica.

In Montana il partito sta chiedendo ad Alani Bankhead di lasciare la corsa e liberare il campo all'indipendente Seth Bodnar contro il candidato repubblicano Kurt Alme. Bankhead ha resistito alle pressioni e la legge statale rende più difficile replicare quanto accaduto in Nebraska e Idaho. Un portavoce della segretaria di Stato Christi Jacobsen ha spiegato che, se Bankhead si ritirasse, i Democratici sarebbero obbligati a indicare un sostituto e non potrebbero lasciare vuoto il proprio spazio sulla scheda.

Il caso del Montana mostra quanto possa cambiare una competizione quando resta un solo avversario del candidato repubblicano. Un sondaggio raccontato da FocusAmerica dava Bodnar in vantaggio su Alme per 50 a 44 in una sfida a due, mentre la presenza della candidata democratica riduceva dal 71 al 3 per cento le possibilità di strappare il seggio ai Repubblicani. Il vincolo previsto dalla legge statale impedisce però di trasformare facilmente quel vantaggio teorico nella struttura reale della corsa.

In South Dakota i Democratici stanno spingendo Julian Beaudion a terminare la propria campagna. Il ritiro aiuterebbe l'indipendente Brian Bengs contro il senatore repubblicano Mike Rounds. La logica è la stessa applicata negli altri tre Stati: eliminare la concorrenza interna al fronte anti-repubblicano e verificare se un candidato senza l'etichetta democratica possa ottenere consensi che il partito non riuscirebbe a raccogliere direttamente.

I Democratici considerano utile la strategia anche se nessuno degli indipendenti dovesse vincere. Una campagna abbastanza credibile da preoccupare i Repubblicani può obbligare il partito a comprare pubblicità, finanziare l'organizzazione locale e dedicare tempo a senatori che altrimenti non avrebbero bisogno di aiuto. Ogni risorsa impiegata in Nebraska, Idaho, Montana o South Dakota non può essere usata nelle corse più equilibrate che decideranno il controllo del Senato.

I quattro casi non seguono ancora uno schema uniforme. Due candidati democratici hanno accettato di ritirarsi, una candidata si oppone e in Montana la legge impone al partito di sostituire chi lascia. La nuova tattica dipende quindi sia dalle regole elettorali di ciascuno Stato sia dalla disponibilità dei singoli candidati a rinunciare alla corsa. Mostra però che, negli Stati dove il simbolo democratico parte troppo indietro, il partito è disposto a cedere il proprio spazio pur di rendere più difficile la difesa dei seggi repubblicani.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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