In Montana il seggio del Senato oggi in mano repubblicana potrebbe cambiare colore alle elezioni di metà mandato (midterm) di novembre, ma solo a una condizione: che la candidata democratica si ritiri. Un sondaggio dell'istituto GQR pubblicato in esclusiva da Strength In Numbers, la newsletter dell'analista G. Elliott Morris, mostra che in un testa a testa l'indipendente Seth Bodnar batterebbe il repubblicano Kurt Alme 50 a 44, mentre la democratica Alani Bankhead perderebbe 44 a 52. Nella corsa a quattro che gli elettori troveranno davvero sulla scheda, con in campo anche un candidato libertario, vincerebbe invece Alme con il 41%.
Il sondaggio, condotto tra i probabili elettori dello stato e pagato dall'organizzazione non profit Contours, ha testato cinque versioni della corsa, variando quali candidati non repubblicani restano in lista. Bodnar batte Alme ogni volta che Bankhead non è sulla scheda, mentre Bankhead perde in tutte quelle in cui è presente. Non è la prima rilevazione a mostrare questo schema. Secondo Morris, il voto contrario ad Alme in Montana è abbastanza grande da conquistare lo stato, ma solo se la democratica e l'indipendente non se lo dividono.
Il repubblicano Alme perde solo contro l’indipendente
23-26 luglio 2026 · 500 elettori probabili (±4,4%) · GQR per Contours
Cinque schede diverse, due esiti opposti
Le barre sono in scala assoluta: la traccia grigia vale 100 per cento. Le quote non arrivano a 100 perché gli indecisi non sono mostrati.
Attenzione. Solo la prima scheda è quella che gli elettori del Montana troveranno davvero a novembre. Le altre quattro sono ipotesi testate dal sondaggio, che ogni volta toglie uno dei candidati non repubblicani.
Quanto è probabile che il seggio cambi partito
Stime di G. Elliott Morris: applica alle quote del sondaggio l’errore medio di 7,2 punti di quasi 600 rilevazioni sulle corse al Senato dal 2014. La linea tratteggiata segna il 50 per cento.
Morris ha poi tradotto i numeri in probabilità di vittoria partendo dai precedenti storici: quasi 600 sondaggi sulle corse per il Senato condotti dal 2014 in poi tra i 60 e i 120 giorni dal voto, in 93 elezioni, con un errore medio sul margine di 7,2 punti.
Applicando quell'errore ai numeri di oggi, la probabilità che Alme perda il seggio è del 3% con tutti e quattro i candidati in corsa e sale al 13% in un testa a testa con Bankhead, al 29% se si ritira Bodnar e resta il libertario, al 71% nel caso opposto, con Bodnar e il libertario ma senza Bankhead, fino all'80% in una sfida a due tra Alme e Bodnar. Anche nella lettura più favorevole alla democratica, Bodnar ha 42 punti di probabilità in più di battere il repubblicano.
Per Morris i democratici del Montana non stanno perdendo il seggio perché hanno scelto la candidata sbagliata o il messaggio sbagliato, ma perché il partito è visto troppo negativamente per vincere negli stati profondamente repubblicani. Il danno, scrive l'analista, non dipende dalle posizioni o dal profilo di chi corre ma dall'associazione stessa con il marchio del partito. L'ex senatore Jon Tester, che aveva esattamente il profilo del democratico adatto a uno stato conservatore, perse in Montana nel 2024 più o meno con lo stesso margine con cui Bankhead è indietro oggi.
I democratici e i loro alleati controllano 47 seggi su 100 e a novembre devono guadagnarne quattro netti per prendere il controllo del Senato, perché nelle situazioni di parità il voto decisivo spetta al vicepresidente (il repubblicano JD Vance). Se però Bodnar strappasse il seggio del Montana ai repubblicani e a gennaio non si schierasse con nessuno dei due partiti nel voto che assegna il controllo della camera, i senatori schierati con uno dei due partiti scenderebbero a 99: un numero dispari, che esclude i pareggi e con cui ai democratici basterebbero 50 seggi per organizzare il Senato.
Rinunciando alla propria candidata in Montana, il partito aumenterebbe quindi le probabilità di conquistare il Senato a livello nazionale.
Il ragionamento vale anche per l'indipendente Dan Osborn in Nebraska, dove la strategia è già quasi riuscita: nel 2024 Osborn arrivò a 7 punti dalla senatrice repubblicana Deb Fischer, in carica dal 2013, con il 46,5% dei voti e nessun democratico sulla scheda. Nello stato un democratico non supera il 42% a un'elezione presidenziale dal 1964, non vince una corsa per il Senato dal 2006 e una per governatore dal 1994. Osborn superò così di cinque punti il tetto moderno del partito, nello stesso anno in cui Kamala Harris perse di 20.
Quest'anno Osborn si ricandida e tutti i sondaggi pubblici danno la corsa in sostanziale parità, con l'ultimo che lo mette avanti di 5 punti. I democratici del Nebraska lo hanno appoggiato già nell'agosto 2025 e il candidato democratico che aveva comunque vinto le primarie si è ritirato dalla corsa il 17 luglio.
Accordi del genere sono la norma in molte altre democrazie, dove i partiti negoziano patti di desistenza per dare ai candidati più affini una possibilità migliore di battere il rivale comune. Nel Regno Unito nel 2019 Nigel Farage ritirò i candidati del suo Brexit Party da 317 collegi controllati dai conservatori per non dividere il voto favorevole alla Brexit. In Francia, alle legislative del 2024, più di 200 candidati del Nuovo Fronte Popolare di sinistra e del centro di Emmanuel Macron si ritirarono dai ballottaggi a tre per impedire la maggioranza all'estrema destra del Rassemblement National.
Il partito, conclude Morris, deve decidere qual è il suo obiettivo. Se è presentare un proprio candidato in tutti i cinquanta stati, Bankhead è l'unica scelta possibile. Se è togliere seggi ai repubblicani, lasciare il campo libero a indipendenti come Bodnar è la strada più efficace, in Montana come negli altri stati più conservatori.
