Alcuni influenti esponenti democratici stanno diventando sempre più ottimisti sulle possibilità di Alexandria Ocasio-Cortez alle presidenziali del 2028. La deputata di New York si è affermata in pochi anni come una delle voci più riconoscibili del Partito, intercettando la spinta populista che attraversa la sinistra americana e ampliando il proprio seguito proprio mentre i democratici cercano una nuova figura capace di guidarli alle prossime presidenziali, a quasi due anni dalla sonora sconfitta del 2024. Alcuni ora arrivano a evocare la campagna dal basso di Barack Obama nel 2008 e la rete di volontari che contribuì a portarlo alla Casa Bianca.
"Se alza la mano, il numero di volontari che accorrerà sarà qualcosa che non vediamo dal 2007", ha detto Robert Wolf, storico donatore democratico che ospitò a New York la prima raccolta fondi di Obama, intervenendo a Fight for 2028 di The Hill Insider. "I giovani si daranno da fare in massa e credo che questo cambierebbe letteralmente il campo dall'oggi al domani. Se invece non si candida, sarà una corsa alla presidenza completamente diversa".
Ma anche gli strateghi del partito descrivono un cambiamento nella percezione della deputata. "Negli ultimi anni ha continuato a dimostrare di avere capacità politiche e di elaborazione molto acute e, mese dopo mese, sempre più persone si stanno rendendo conto che l'immagine che avevano di lei era in parte una caricatura", ha detto lo stratega democratico Eddie Vale. "Se a questo si aggiunge il suo talento generazionale nel comunicare, con modalità e su piattaforme con cui la maggior parte dei democratici fa ancora fatica, la sua quotazione non farà altro che continuare a salire".
Il tentativo di allargare la base
Negli ultimi mesi Ocasio-Cortez ha cercato di parlare a un pubblico più ampio di quello che già la segue e, in alcuni casi, anche di correggere la propria immagine. Ad agosto, ospite di This Week su ABC News, ha citato divertita un consigliere comunale di New York secondo cui "la prima ondata woke era una follia". Per alcuni democratici è stato un segnale preciso. "Per me ha voluto dire che ha in mente una carica più alta", ha detto uno stratega. "Che si tratti del Senato o della presidenza, era un cenno chiaramente rivolto a chi potrebbe avere dei dubbi su di lei". Ocasio-Cortez ha attirato attenzione anche raccontando pubblicamente il proprio percorso di congelamento degli ovuli e documentandone sui social le diverse fasi, comprese le iniezioni per la stimolazione ormonale.
Se decidesse di candidarsi per la presidenza, partirebbe con vantaggi non comuni: una notorietà già molto alta, un seguito enorme sui social, la capacità di richiamare pubblico ai suoi eventi e di ottenere copertura giornalistica senza doverla acquistare. È inoltre una delle più prolifiche raccoglitrici di fondi del Partito Democratico. In un appello ai sostenitori diffuso questa settimana per aiutare i candidati progressisti alla Camera e al Senato, ha alluso direttamente alle aspettative sul proprio futuro: "So che in questo momento c'è molta speculazione su quello che deciderò di fare nel 2028. Me lo chiedono quasi in ogni intervista e a ogni evento. Per certi versi capisco l'interesse".
Nello spazio progressista la concorrenza, per ora, resta limitata. Il deputato californiano Ro Khanna sta valutando apertamente una candidatura e ha già cominciato a reclutare collaboratori, ma nessun altro potenziale candidato occupa quella stessa area politica con la notorietà di Ocasio-Cortez. Secondo gli strateghi citati da The Hill, potrebbe favorirla anche il nuovo calendario delle primarie democratiche approvato quest'estate: South Carolina il 22 gennaio 2028, poi Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia. Nevada, New Mexico e Michigan figurano dunque tra i primi cinque Stati chiamati al voto. Il calendario è stato formalmente approvato dal Comitato Nazionale Democratico il 15 agosto.
Il difficile equilibrio con la sinistra
"Quello che sta succedendo è che molti si avvicinano ad AOC con un po' più di apertura, perché pensano che questo momento possa richiedere qualcuno con quella credibilità tra i progressisti, proprio mentre i progressisti sembrano avere il vento in poppa", ha detto uno stratega democratico di lungo corso. Lo stesso stratega però avverte che la deputata dovrà muoversi su un crinale stretto per non perdere l'elettorato che ne ha favorito l'ascesa. "Ha più credibilità presso le voci moderate di quanta ne abbia mai avuta prima d'ora, ma proprio qui c'è un rischio, perché non può alienarsi la sua base. Deve mantenere credibilità anche presso quella base".
A complicare questo equilibrio c'è anche il difficile rapporto con i Democratic Socialists of America, un movimento oggi diviso tra chi punta a vincere le primarie e chi rifiuta compromessi politici. Nel luglio 2024 il National Political Committee dei DSA ha ritirato il proprio endorsement condizionato a Ocasio-Cortez. L'organizzazione spiegò di non aver visto prove che la deputata avesse rispettato le condizioni fissate, che riguardavano soprattutto Israele e Palestina, e accolse anche la richiesta del capitolo di New York di ritirare la richiesta di sostegno nazionale. NYC-DSA continuò comunque a sostenerla a livello locale.
I moderati continuano però a sollevare il nodo centrale: ciò che funziona negli ambienti più progressisti potrebbe non funzionare negli Stati decisivi. "Andrò nella tomba ripetendo che, anche se può funzionare in una città come New York o in un collegio che pende a sinistra, non funzionerà negli Stati in bilico che dobbiamo vincere", ha detto un veterano della politica democratica. Vale invita tuttavia alla cautela, ricordando che la battaglia resta completamente aperta: "Come per tutti gli altri, in questo momento pregi e difetti sono soprattutto sulla carta. La vera prova sarà vedere quanto reggeranno alla lunga marcia delle primarie".
