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Cosa deve succedere perché Trump non perda le midterm
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 29 min di lettura

Cosa deve succedere perché Trump non perda le midterm

Il gradimento del presidente è a meno 20,6 punti, il peggiore dei due mandati. Ai Repubblicani per tenere la Camera servono un errore dei sondaggi, un'economia in ripresa e i Dem troppo a sinistra

Il gradimento netto del presidente Donald Trump è sceso a –20,6 punti, il valore più basso mai registrato nei suoi due mandati secondo le medie dei sondaggi elaborate da Nate Silver. Tra il 35 e il 36% degli americani approva il suo operato, mentre la quota di chi lo disapprova si avvicina al 60%. Il fondatore di FiveThirtyEight aveva previsto questa possibilità quando aveva scritto che il "livello inferiore" del consenso nei secondi mandati presidenziali può essere molto più basso di quanto comunemente si creda.

Il 20,8% degli americani ha ora un'opinione fortemente favorevole di Trump, contro il 47,6% che ne ha una fortemente sfavorevole. Lo scarto è di quasi 27 punti e mette in discussione l'idea che lo zoccolo duro del presidente sia più motivato dei suoi oppositori. Storicamente questo indicatore tende ad anticipare l'andamento del gradimento complessivo, che nelle ultime settimane ha continuato a diminuire.

Midterm 2026 · Il clima nazionale

Trump non è mai stato così impopolare, e i democratici sono favoriti per conquistare la Camera

Il gradimento netto del presidente è sceso a −20,6 punti nella media dei sondaggi curata da Nate Silver. Il prezzo della benzina e i dazi spiegano gran parte della caduta. Nel voto per il Congresso i democratici sono ora avanti di 6,5 punti.

Gradimento netto di Donald Trump
Primo mandato
−11,3
Oggi
−20,6
Alla stessa distanza dall’insediamento, nell’estate del 2018
Il valore più basso dei suoi due mandati

Nel primo mandato Trump non era mai sceso sotto −19, il minimo toccato dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio. Oggi lo approva poco più di un americano su tre, mentre chi lo disapprova sfiora il 60 per cento.

Il meccanismo

Quando salta la tregua con l’Iran, il conto arriva alla pompa

Il gradimento del presidente segue da vicino il prezzo della benzina. Dalla notizia al distributore passano pochi giorni.

1

La tregua con l’Iran si incrina

2

Il prezzo del greggio sale nel giro di poche ore

3

I distributori adeguano i listini in pochi giorni

4

Il gradimento del presidente torna a scendere

Con i dazi è andata allo stesso modo: il primo grande calo nella media dei sondaggi coincide con il Liberation Day, il giorno in cui Trump annunciò le tariffe generalizzate sulle importazioni. Nelle ultime settimane sono tornati a pesare sul giudizio degli elettori.
Esplora i numeri
L’intensità

Un americano su cinque sostiene Trump con convinzione, quasi uno su due lo respinge

Quota di americani che si dice fortemente favorevole o fortemente contraria al presidente.

Fortemente favorevoli a Trump20,8%
Fortemente contrari a Trump47,6%
26,8 punti di scarto

La scala si ferma al 50 per cento.

Sono le opinioni nette a muoversi per prime: il gradimento complessivo le segue, e nelle ultime settimane ha continuato a scendere. Cade così anche l’idea che i sostenitori del presidente siano più motivati dei suoi avversari.
−13

È quanto Trump perde sull’immigrazione, il tema su cui per anni è andato meglio. Oggi il saldo è di nuovo vicino al minimo del secondo mandato, toccato la scorsa primavera dopo l’uccisione di due persone in Minnesota da parte di agenti dell’ICE, la polizia federale che si occupa di immigrazione.

Il voto per il Congresso

Ai democratici basterebbe metà del vantaggio che hanno oggi

Il generic ballot chiede a quale partito si darebbe il voto per il Congresso, senza fare i nomi dei candidati. È la misura più usata per leggere il clima nazionale a tre mesi dalle elezioni.

La media di oggiDemocratici +6,5
0 +3 +7 o +8 +10

La scala misura il vantaggio democratico in punti. Sotto i 3 punti i repubblicani possono conservare la Camera, grazie al piccolo margine che hanno ottenuto nella ridefinizione dei collegi. La banda chiara indica dove salirebbe il risultato democratico se tutti i sondaggi interrogassero gli elettori probabili.

60%

Dei sondaggi recenti intervista gli elettori registrati, non quelli che si dicono intenzionati a votare

+2,5

I punti che il margine democratico guadagna tra gli elettori probabili, nei sondaggi che misurano entrambi i gruppi

+7 o +8

Il vantaggio nazionale che i democratici avrebbero se tutti i sondaggi usassero quel campione

Per anni i repubblicani hanno potuto contare su una partecipazione più alta dei propri elettori alle elezioni di metà mandato. Oggi sono i democratici ad avere l’elettorato più istruito e più abituato ad andare a votare, e il modello di Silver considera quel vantaggio ormai scomparso. Nel 2018, l’ultimo voto di metà mandato con un presidente repubblicano, i democratici vinsero il voto popolare per la Camera di 8,6 punti.
80%

CameraLa probabilità che i democratici conquistino la maggioranza, secondo i mercati previsionali

50%

SenatoLa probabilità che i democratici prendano il controllo anche del Senato, dove la partita resta in perfetto equilibrio

L’altro 20 per cento

Ai repubblicani servono almeno due condizioni su tre per tenere la Camera

Su dieci scenari, due lasciano la Camera ai repubblicani. Tocca ogni condizione per leggere che cosa dovrebbe succedere.

La Camera resta repubblicana: 20% La Camera passa ai democratici: 80%

Servirebbe un errore sistematico paragonabile a quelli osservati in alcune elezioni presidenziali degli ultimi anni. Nelle elezioni di metà mandato un errore così non si è mai visto.

Richiederebbe una riduzione delle tensioni con l’Iran, quindi un prezzo della benzina in discesa, e nessun crollo della bolla legata all’intelligenza artificiale.

Dovrebbero trasformare una serie di candidature locali in un’unica storia nazionale. Solo se si verificassero tutte e tre le condizioni la Camera resterebbe con ogni probabilità repubblicana.

I democratici hanno presentato candidati in tutti i collegi tranne tre, un segnale di solidità organizzativa. I repubblicani hanno lasciato scoperto un numero maggiore di seggi.

Le primarie del Michigan

El-Sayed doveva vincere di undici punti, ne ha ottenuto meno di uno

Abdul El-Sayed ha vinto le primarie democratiche per il Senato, come indicavano tutti i sondaggi. Sul margine, però, la previsione e il risultato non hanno quasi nulla in comune.

La previsioneEl-Sayed +11
Il risultatoMeno di un punto
10

I punti di errore della media dei sondaggi

14.893

I voti di scarto su oltre 1,5 milioni di schede

3%

La probabilità di vittoria che i mercati previsionali davano a Haley Stevens

L’affluenza è stata la più alta mai registrata in Michigan per primarie al Senato o per il governatorato. Contro El-Sayed sono stati spesi oltre 60 milioni di dollari, più di 30 dei quali da AIPAC e dalle organizzazioni collegate; per novembre i repubblicani hanno già prenotato 45 milioni di pubblicità nello Stato.

Il clima nazionale può assorbire la debolezza del candidato. Le proiezioni sul Michigan danno i democratici avanti di 6,5 punti: El-Sayed può ottenere cinque punti in meno delle attese e vincere comunque contro il repubblicano Mike Rogers.
Fonte Silver Bulletin, medie dei sondaggi di Nate Silver ed Eli McKown-Dawson, dati al 3 agosto 2026. Risultato delle primarie del Michigan: Associated Press. Probabilità: mercati previsionali Polymarket e Kalshi. Voto popolare per la Camera nel 2018: elaborazione Silver Bulletin.

Benzina e dazi trascinano Trump verso il basso

Il prezzo della benzina sembra spiegare buona parte di questi movimenti. Nelle settimane in cui i negoziati con l'Iran avevano prodotto una tregua, il prezzo del greggio era sceso e i numeri della popolarità del presidente erano migliorati, sia nella media generale sia nelle rilevazioni degli istituti che ripetono lo stesso sondaggio ogni settimana o ogni mese. Con la ripresa dei combattimenti, però, il prezzo alla pompa di benzina è tornato a salire e i dati della popolarità del presidente sono nuovamente peggiorati. Il meccanismo è rapido: appena la tregua appare in pericolo, il prezzo del petrolio reagisce nel giro di poche ore e, nel giro di alcuni giorni, i distributori adeguano i listini.

Anche i dazi hanno prodotto un effetto simile. Il primo grande calo nella media del gradimento risale al Liberation Day, il giorno in cui Trump annunciò l'introduzione di tariffe generalizzate sulle importazioni. Nelle ultime settimane il tema è tornato a pesare sul giudizio degli elettori. Persino sull'immigrazione, a lungo considerata uno dei punti di forza del presidente, il saldo è sceso a –13 punti ed è tornato vicino al minimo del secondo mandato. Trump aveva già raggiunto quel livello la scorsa primavera, dopo l'uccisione di due persone in Minnesota da parte di agenti dell'ICE, la polizia federale responsabile dell'immigrazione.

I Democratici avanti nel voto per il Congresso

Nel voto per il Congresso i Democratici sono ora in media avanti di 6,5 punti. Il dato proviene dal generic ballot, la domanda con cui i sondaggisti chiedono agli intervistati quale partito voterebbero senza indicare i nomi dei candidati. È una delle misure più utilizzate per valutare il clima nazionale in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Ma il vantaggio effettivo dei Democratici potrebbe essere ancora più ampio. Circa il 60% delle rilevazioni recenti prende in considerazione gli elettori registrati e non quelli che si dichiarano intenzionati a votare. Nei sondaggi che misurano entrambi i gruppi, il margine democratico cresce di circa 2,5 punti tra gli elettori probabili. Se tutte le rilevazioni utilizzassero quest'ultimo campione, il vantaggio nazionale del partito potrebbe quindi raggiungere i 7 o 8 punti.

Si tratta di un ribaltamento relativamente recente. Per anni i Repubblicani hanno goduto di un vantaggio strutturale nell'affluenza alle elezioni di metà mandato, alle quali partecipa una quota molto più ridotta dell'elettorato rispetto alle presidenziali. Oggi, invece, sono i Democratici ad avere la coalizione mediamente più istruita e più abituata a recarsi alle urne. Il modello di Silver parte dunque dal presupposto che il tradizionale vantaggio repubblicano nell'affluenza non esista più.

I mercati previsionali, le piattaforme sulle quali si scommette sull'esito degli eventi politici, attribuiscono ai Democratici circa l'80% di probabilità di conquistare la Camera dei Rappresentanti e il 50% di prendere il controllo del Senato. Alla Camera il punto di equilibrio si trova intorno a un vantaggio democratico di 3 punti nel voto popolare. Sotto quella soglia i Repubblicani potrebbero conservare la maggioranza, grazie al lieve vantaggio ottenuto nella ridefinizione dei collegi elettorali. I Democratici hanno presentato candidati in tutti i collegi tranne tre, un segnale di solidità organizzativa, mentre i Repubblicani hanno lasciato scoperto un numero maggiore di seggi.

Le tre condizioni per una rimonta repubblicana

Perché si realizzi quel 20% di probabilità di una vittoria repubblicana alla Camera, dovrebbero verificarsi almeno due di tre condizioni, secondo Nate Silver:

  1. La prima è un errore sistematico dei sondaggi paragonabile a quelli osservati in alcune recenti elezioni presidenziali, ma mai nelle ultime elezioni di metà mandato.
  2. La seconda è un miglioramento chiaramente percepibile dell'economia nel terzo trimestre, che richiederebbe una riduzione delle tensioni con l'Iran e l'assenza di un crollo della bolla legata all'intelligenza artificiale.
  3. La terza è che i Repubblicani riescano a imporre il tema dell'eccessivo spostamento a sinistra dei Democratici, trasformando una serie di candidature locali in un'unica storia nazionale.

Solo se si verificassero tutte e tre le condizioni, la Camera rimarrebbe con ogni probabilità sotto il controllo repubblicano.

Un Senato più contendibile del previsto

Al Senato il campo di battaglia è più ampio di quanto comunemente si pensi. In Iowa i sondaggi descrivono una corsa in equilibrio, in Nebraska l'indipendente Dan Osborn si presenta con un profilo populista in grado di attrarre una parte dei voti MAGA ed in Maine il modello considera il democratico Troy Jackson favorito contro la senatrice repubblicana uscente Susan Collins.

Ci sono poi Stati tradizionalmente più repubblicani nei quali i candidati democratici stanno ottenendo risultati competitivi. In Texas James Talarico è avanti nei sondaggi, mentre in Alaska si è presentata l'ex deputata Mary Peltola. In un clima nazionale caratterizzato da un vantaggio democratico di 7, 8 o 9 punti, anche seggi storicamente repubblicani potrebbero diventare contendibili.

La raccolta fondi conferma lo squilibrio. I Democratici sono molto più forti nelle donazioni dei singoli cittadini, che il modello considera soprattutto una misura dell'entusiasmo e della capacità organizzativa, più che delle risorse finanziarie disponibili. Sul fronte repubblicano pesano invece gli autofinanziamenti di candidati facoltosi come Vivek Ramaswamy, che il modello non conteggia.

Le donazioni raccolte all'interno dello Stato in cui si tiene la corsa valgono cinque volte quelle provenienti dall'esterno, perché indicano un maggiore radicamento locale. Il Comitato Nazionale Democratico è in difficoltà ed Elon Musk ha promesso milioni di dollari alla campagna repubblicana, ma il flusso delle piccole donazioni continua a favorire i Democratici.

El-Sayed vince, ma di appena un punto

Le primarie democratiche per il Senato in Michigan si sono di recenti concluse con la vittoria di Abdul El-Sayed, che affronterà il repubblicano Mike Rogers a novembre per il seggio lasciato libero da Gary Peters. Il risultato ha confermato il vincitore indicato dai sondaggi, ma ha smentito nettamente le previsioni sul margine: El-Sayed era avanti di 11 punti nella media delle rilevazioni, ma ha battuto Haley Stevens di poco meno di un punto.

Al momento in cui l'Associated Press ha assegnato la vittoria, mercoledì mattina, El-Sayed aveva un vantaggio di 14.893 voti su oltre 1,5 milioni di schede scrutinate. L'affluenza è stata la più alta mai registrata in Michigan per primarie al Senato o per il governatorato e ha superato anche quella di quasi tutte le primarie presidenziali disputate nello Stato dal 1978.

Molti dei sondaggi che attribuivano a El-Sayed un vantaggio a doppia cifra erano stati commissionati da comitati favorevoli alla sua candidatura, ma anche alcune rilevazioni indipendenti lo indicavano nettamente avanti. Dopo il ritiro di Mallory McMorrow, avvenuto all'inizio di luglio, la competizione sembrava essersi spostata rapidamente a suo favore. La senatrice statale era tuttavia rimasta sulla scheda e ha continuato a raccogliere una piccola quota di voti.

Neppure gli appoggi dell'establishment sono bastati a Stevens. La governatrice Gretchen Whitmer, il senatore uscente Gary Peters e il leader democratico al Senato Chuck Schumer l'avevano sostenuta nelle ultime settimane. El-Sayed ha vinto nonostante i gruppi schierati con la sua avversaria avessero speso più di 60 milioni di dollari, oltre 30 dei quali provenienti da AIPAC e dalle organizzazioni collegate.

I mercati previsionali attribuivano a Stevens appena il 3% di probabilità di vittoria. Silver aveva correttamente giudicato quella quota troppo bassa, osservando che nelle primarie i margini di errore sono molto più ampi rispetto alle elezioni generali. Stevens non ha vinto, ma il risultato finale gli ha dato ragione sulla sostanza: la competizione era molto più incerta di quanto indicassero sia i mercati sia gli ultimi sondaggi.

Il vero test sarà contro Mike Rogers

La vittoria di El-Sayed rappresenta un risultato importante per la sinistra democratica: è il primo candidato progressista ad aver conquistato una candidatura statale in uno Stato vinto da Trump nel 2024. Il margine ridotto, tuttavia, impedisce di interpretare il risultato come una completa bocciatura dell'ala moderata. Quasi metà degli elettori democratici ha scelto Stevens, che aveva impostato la campagna sull'esperienza al Congresso e sulla propria capacità di vincere negli Stati in bilico.

Le rilevazioni condotte prima delle primarie erano meno favorevoli a El-Sayed in vista delle elezioni generali. Contro Rogers, un candidato repubblicano tradizionale e privo di evidenti tratti estremisti, El-Sayed risultava leggermente indietro, mentre Stevens otteneva risultati migliori. Non sono però ancora disponibili sondaggi completi realizzati dopo le primarie, e quelle rilevazioni descrivevano candidati che non avevano ancora consolidato il sostegno dei rispettivi partiti.

Una prima analisi successiva al voto di G. Elliott Morris invita infatti a non trarre conclusioni definitive sull'eleggibilità dei due candidati democratici. Le differenze tra i risultati di El-Sayed e Stevens contro Rogers erano ridotte, mentre il margine di incertezza rimaneva molto ampio. Al termine di primarie lunghe e combattute, inoltre, i numeri del vincitore tendono spesso a peggiorare temporaneamente, perché una parte degli elettori del candidato sconfitto dichiara di non essere disposta a sostenerlo.

I partiti hanno normalmente circa tre mesi per recuperare questi elettori e nella maggior parte dei casi ci riescono. Stevens ha già telefonato a El-Sayed per riconoscere la sconfitta e ha promesso di sostenerlo, mentre i vertici democratici si stanno ricompattando intorno al nuovo candidato. La campagna repubblicana ha però già preparato l'offensiva. Trump ha definito El-Sayed un "comunista", mentre Rogers ha presentato la sfida come una scelta tra "buonsenso e completa follia". Il comitato elettorale dei Repubblicani al Senato ha prenotato 45 milioni di dollari di pubblicità in Michigan e AIPAC ha annunciato che continuerà a contrastare El-Sayed anche nelle elezioni generali.

Il clima nazionale può compensare la debolezza del candidato

Il clima nazionale potrebbe comunque assorbire parte della differenza tra El-Sayed e un candidato democratico più moderato. Le proiezioni sul Michigan basate sul voto per il Congresso attribuiscono ai Democratici un vantaggio di 6,5 punti nello Stato. El-Sayed potrebbe quindi ottenere un risultato inferiore di 5 punti rispetto alle attese del partito e vincere comunque.

Lo stesso principio vale per altre competizioni, come quella per il governatore del Wisconsin, dove un'annata particolarmente favorevole ai Democratici potrebbe trascinare alla vittoria candidati che in condizioni normali sarebbero destinati a perdere.

La corsa del Michigan è così diventata un test concreto sull'effetto dell'ideologia. Finora gran parte dei dati sul vantaggio elettorale della moderazione proveniva da collegi poco competitivi, nei quali un candidato progressista poteva vincere di 32 punti anziché di 40 senza modificare l'esito finale. In Michigan, invece, la differenza può decidere chi controllerà il seggio: l'avversario repubblicano è solido e il candidato democratico non è gravato da scandali.

El-Sayed è un medico ed è stato borsista Rhodes. Sostiene l'estensione della sanità pubblica a tutti gli americani e, pur avendo ricevuto l'appoggio dei Democratic Socialists of America, non è iscritto all'organizzazione della sinistra socialista che sta vincendo numerose primarie democratiche in questo ciclo. Si definisce capitalista e sostiene di conoscere bene i difetti del capitalismo proprio perché crede in quel sistema.

Il peso del voto arabo-americano

Attualmente al Senato non siede alcun esponente arabo-americano e, se dovessere eletto, El-Sayed diventerebbe anche il primo musulmano a giurare al Senato. Non è certo un caso: il Michigan è lo Stato con la più alta quota di popolazione di origine araba. A Dearborn, la città statunitense con la maggiore presenza arabo-americana, Kamala Harris ottenne circa il 42% dei voti nel 2024, mentre Jill Stein conquistò una quota consistente di consensi. Una campagna capace di mobilitare quell'elettorato e gli elettori più giovani potrebbe produrre un'affluenza molto diversa da quella abituale in un'elezione di metà mandato.

Israele e AIPAC, il principale gruppo di pressione filo-israeliano degli Stati Uniti, sono stati il secondo grande tema della campagna di El-Sayed dopo la sanità, e forse quello politicamente più rilevante. Secondo un'analisi delle email utilizzate dai candidati per raccogliere fondi, El-Sayed è tra i due o tre che menzionano più spesso questi argomenti.

L'attacco ad AIPAC è deliberatamente costruito su due piani: permette di criticare contemporaneamente la politica statunitense nei confronti di Israele e il peso esercitato dai grandi comitati elettorali e dalle aziende nel finanziamento delle campagne. Il risultato delle primarie ha dimostrato che questo messaggio può prevalere tra gli elettori democratici anche in uno Stato in bilico. Resta da verificare se possa funzionare allo stesso modo nell'elettorato più ampio delle elezioni generali.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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