Il prezzo della benzina è diminuito, ma il gradimento del presidente Donald Trump non si è ripreso. La media dell'aggregatore di sondaggi FiftyPlusOne lo colloca intorno al 36% di giudizi positivi e al 61% di giudizi negativi, con un saldo netto negativo di 25 punti. Secondo un'analisi del sondaggista G. Elliott Morris, pubblicata su Strength In Numbers, è il livello più basso del secondo mandato: per due giorni consecutivi il presidente ha aggiornato il proprio record negativo.
Il dato appare ancora più sfavorevole se confrontato con la stessa fase delle presidenze precedenti. Trump è meno popolare di quanto lo fosse Joe Biden a questo punto del mandato, nel 2022, e si trova anche al di sotto dei livelli registrati durante la sua prima presidenza. Ha perso terreno soprattutto sui temi che lo avevano aiutato a vincere nel 2024, a cominciare dai prezzi e dall'immigrazione. Nei 18 mesi trascorsi dall'insediamento ha inoltre perso una parte significativa della propria coalizione elettorale, mentre le prospettive dei repubblicani per le elezioni di metà mandato sono progressivamente peggiorate.
Il danno dei rincari non scompare con il ribasso
La guerra con l'Iran e il conseguente rincaro dei carburanti hanno contribuito direttamente alla discesa del presidente nei sondaggi. In primavera il prezzo medio nazionale di un gallone di benzina è salito da 3 a 4,50 dollari. All'inizio di luglio, durante il breve cessate il fuoco negoziato con Teheran e durato appena una settimana, era sceso fino a 3,78 dollari, per poi risalire agli attuali 4,10. La temporanea flessione di giugno permette quindi già di verificare se una benzina meno cara possa restituire a Trump almeno una parte del consenso perduto durante la fase dei rincari.
Per gran parte del secondo mandato, il giudizio degli americani sulla gestione del costo della vita ha seguito da vicino l'andamento dei prezzi alla pompa di benzina. Morris mette a confronto il gradimento netto di Trump su prezzi e costo della vita con il prezzo medio nazionale della benzina. Le due serie mostrano una correlazione di circa -0,8: quando il carburante rincara, il consenso diminuisce; quando costa meno, il giudizio sul presidente tende a migliorare.
La relazione, tuttavia, cambia a seconda della direzione dei prezzi. Tra marzo e maggio i due indicatori si sono mossi quasi all'unisono, mentre il gradimento di Trump scendeva. Dopo il picco, la benzina è diminuita di quasi un dollaro, pari a un calo del 22%, ma il consenso del presidente è risalito soltanto di pochi punti, prima di tornare al livello di partenza. Il sollievo per gli automobilisti, in altre parole, non ha cancellato l'impressione negativa maturata durante i rincari.
Quando la benzina rincara, Trump perde consensi. Quando cala, non li recupera
Il 30 luglio la popolarità netta del presidente ha toccato il minimo del secondo mandato. Il ribasso dei prezzi alla pompa in giugno gli ha restituito due punti e mezzo, riassorbiti nel giro di due settimane.
punti di saldo netto: mai così in basso nel secondo mandato, e più in basso di qualunque momento del primo, quando il minimo fu −19 dopo il 6 gennaio.
La benzina è tornata sotto il picco, il consenso è sceso sotto il minimo
Prezzo medio della benzina e popolarità netta del presidente nella media di Silver Bulletin. Le due scale sono orientate nello stesso verso: più in alto vuol dire benzina meno cara e presidente più popolare.
Il rincaro toglie consenso in fretta; il ribasso ne restituisce solo una parte, e non per molto. Scegli una fase per isolarla.
Benzina più economica che a maggio, presidente più impopolare che a maggio
A fine luglio un gallone costava 35 centesimi meno che all’inizio di maggio, quando i rincari erano al culmine. Eppure Trump stava peggio di allora.
l’8 maggio
il 30 luglio
Nel mezzo c’è stato il recupero: con la benzina scesa al minimo di 3,78 dollari, il 14 luglio il saldo era risalito a −16,4, il valore migliore da metà aprile. Due settimane dopo era già sotto il livello di maggio. Il prezzo alla pompa va e viene, il giudizio sul presidente resta.
A Biden l’inflazione in calo non aveva restituito nulla
Lo stesso meccanismo ha attraversato tutta la presidenza precedente.
I politologi Derek Epp e Christopher Wlezien (University of Texas at Austin) hanno mostrato che l’opinione pubblica reagisce molto più alle cattive notizie economiche nei periodi buoni che alle buone notizie nei periodi difficili. Un rincaro danneggia in fretta il presidente; il ribasso successivo non lo ripaga allo stesso modo. Del resto, quando l’inflazione rallenta i prezzi non tornano indietro: continuano a salire, solo più lentamente.
Mancano tre mesi al voto di metà mandato e i repubblicani contano su una benzina più economica. Ma il giudizio degli americani sull’economia potrebbe essersi già consolidato.
Le cattive notizie pesano più di quelle buone
Gli elettori reagiscono più intensamente alle cattive notizie economiche che alle buone notizie di pari entità. I politologi Derek Epp e Christopher Wlezien, dell'University of Texas at Austin, mostrano in uno studio appena pubblicato che un peggioramento inatteso durante una fase favorevole modifica l'opinione pubblica più di quanto un miglioramento equivalente riesca a fare durante una fase negativa. Applicata al consenso presidenziale, questa asimmetria spiega perché un rincaro possa danneggiare rapidamente il presidente, senza che il successivo ribasso produca un recupero altrettanto consistente.
La presidenza di Joe Biden offre un precedente dello stesso meccanismo. L'aumento annuo dell'indice dei prezzi al consumo passò dall'1% del gennaio 2021 al 9% del giugno 2022. Nel luglio successivo il gradimento netto del presidente scese a circa 20 punti sotto lo zero, il minimo del suo mandato, al quale si avvicinò nuovamente nel gennaio 2024. Nel frattempo l'inflazione aveva rallentato, ma il suo consenso era rimasto a livelli storicamente bassi.
Del resto, il rallentamento dell'inflazione non riporta certo i prezzi ai livelli precedenti: significa soltanto che continuano ad aumentare più lentamente. Gli elettori continuano quindi a misurarsi con un costo della vita più elevato, che percepiscono come una riduzione permanente del proprio potere d'acquisto. E una volta attribuito al presidente il peggioramento della situazione economica, tendono a conservare quel giudizio anche quando alcuni indicatori cominciano a migliorare.
Le condizioni economiche possono influenzare il comportamento degli elettori durante l'intero mandato presidenziale, non soltanto nelle settimane che precedono il voto. Le elezioni di metà mandato sono ancora abbastanza lontane perché il quadro politico possa cambiare nei prossimi tre mesi, ma i dati raccolti finora non mostrano alcun recupero legato al minor costo della benzina. Il problema per i repubblicani è che il giudizio sull'economia potrebbe essersi già consolidato.
