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Gli elettori meno coinvolti approvano Trump molto meno degli altri repubblicani
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Sondaggi 10 min di lettura

Gli elettori meno coinvolti approvano Trump molto meno degli altri repubblicani

I repubblicani certi di votare a novembre approvano il presidente all'87 per cento, ma tra chi ha votato Trump nel 2024 e resterà a casa l'approvazione scende al 55 per cento.

I repubblicani che dicono di andare sicuramente a votare alle elezioni di metà mandato di novembre, quelle che rinnovano il Congresso a metà della presidenza, approvano l'operato di Donald Trump all'87 per cento (contro il 13 per cento che lo disapprova). Tra chi ha votato per lui nel 2024 ma dichiara che a novembre resterà a casa l'approvazione scende al 55 per cento, con il 40 per cento di giudizi negativi. I numeri arrivano dalla rilevazione mensile di Strength In Numbers, la newsletter del sondaggista G. Elliott Morris, che ogni mese realizza un sondaggio indipendente sulla politica americana.

Gli elettori che hanno sostenuto il presidente due anni fa diventano meno favorevoli a lui man mano che si allontanano dalla politica. Più è bassa la probabilità che vadano alle urne, più scende il giudizio positivo sul modo in cui Trump sta gestendo la presidenza. Tra i due gruppi ci sono più di trenta punti di distanza.

I repubblicani che votano poco mettono l'inflazione e l'economia molto più in alto nella lista dei problemi da risolvere rispetto ai repubblicani che votano sempre, mentre l'immigrazione pesa molto meno, come mostra l'analisi pubblicata in settimana dallo stesso Morris. È un elettorato che guarda soprattutto al costo della vita.

Sondaggio · Stati Uniti

Tra i repubblicani che non andranno a votare Trump è in negativo su prezzi e sanità

Approvazione netta dell’operato del presidente (chi approva meno chi disapprova) tra gli elettori repubblicani, in generale e su tre temi, divisi per quanto dicono di essere sicuri di votare alle elezioni di metà mandato. Il 74% dei repubblicani dice che voterà sicuramente, il 17% probabilmente, il 7% che non voterà: più ci si allontana dalle urne, più il consenso cala.

Approva · disapprova
Giudizio complessivo
Voterà sicuramente
+66
83% · 17%
Probabilmente voterà
+40
69% · 29%
Non voterà
+15
55% · 40%
Prezzi e inflazione
Voterà sicuramente
+26
62% · 36%
Probabilmente voterà
−12
42% · 54%
Non voterà
−29
31% · 60%
Sanità
Voterà sicuramente
+47
71% · 24%
Probabilmente voterà
+14
51% · 37%
Non voterà
−8
37% · 45%
Espulsioni
Voterà sicuramente
+73
86% · 13%
Probabilmente voterà
+46
71% · 25%
Non voterà
+33
62% · 29%
Più approvazioni che disapprovazioni Più disapprovazioni che approvazioni
Fonte Strength In Numbers/Verasight, sondaggi aggregati da gennaio ad agosto 2026 su 4.966 elettori repubblicani registrati, inclusi gli indipendenti vicini ai repubblicani. Esclusi i repubblicani che non sanno se voteranno (2% del campione). L’approvazione netta è la differenza tra chi approva e chi disapprova; a destra le due percentuali originali.

La convention repubblicana che si è appena chiusa a Dallas puntava proprio su quelle persone. È la prima organizzata da un partito americano in vista di elezioni di metà mandato, dato che questi raduni si tengono di solito solo negli anni delle presidenziali per incoronare il candidato alla Casa Bianca. Il presidente e i suoi strateghi elettorali volevano risvegliare gli elettori che di rado si presentano ai seggi, convinti che siano la riserva di consenso più solida dei repubblicani.

La convinzione diffusa a Washington è che questi elettori, avendo preferito Trump nel 2024, siano conservatori e vicini al movimento MAGA. Strateghi e consulenti di partito ripetono che chi ha portato il presidente alla Casa Bianca due anni fa resterà stabilmente dalla sua parte e si fida dei repubblicani più che dei democratici sui grandi temi.

Morris sostiene che non sia vero e che non lo sia da parecchio tempo. Già nell'estate del 2025 aveva scritto che chi non vota si era spostato con decisione contro i repubblicani per la gestione dell'inflazione e dei dazi. A febbraio aveva trovato lo stesso quadro guardando agli elettori più distanti dalla politica. Nonostante questo i consulenti non hanno aggiornato le loro convinzioni.

Trump ha vinto nel 2024 perché l'inflazione era alta sotto la presidenza democratica e gli elettori, soprattutto quelli meno coinvolti, hanno punito i democratici. Questo non li rende conservatori ma ostili alla situazione esistente, chiunque la governi.

All'inizio del 2025 l'approvazione del presidente era al 45 per cento e molti giornalisti erano convinti che la destra avesse conquistato un'egemonia culturale destinata a durare. La lettura prevalente era che Trump avesse vinto perché gli elettori sostenevano le sue politiche, in particolare tra chi vota di rado. Era sbagliata allora ed è sbagliata adesso.

Tra il 2027 e il 2028 molti gruppi democratici spenderanno soldi per assumere sondaggisti e consulenti che condividono con il presidente le stesse idee sbagliate sugli elettori poco coinvolti. Molte società di consulenza ragionano solo in termini di destra contro sinistra e nei loro modelli non lasciano spazio a fattori come l'atteggiamento verso lo stato di cose esistente e l'ostilità verso chi governa o verso il sistema politico nel suo insieme.

Secondo Morris sono proprio questi fattori a spiegare in larga parte le vittorie di Trump nel 2016 e nel 2024. Gli stessi elettori che avevano punito i democratici per i prezzi oggi danno al presidente i giudizi peggiori sulla stessa materia. Anche la fiducia dei repubblicani nell'economia è scesa ai minimi da quando è tornato alla Casa Bianca. Chi vota di rado non è MAGA, è semplicemente contro chi comanda al momento.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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