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La fiducia dei repubblicani nell'economia crolla ai minimi dell'era Trump
Donald Trump parla al Red Rock Casino Resort and Spa di Las Vegas, in Nevada, il 5 agosto 2026. Credito: Daniel Torok / The White House — opera del governo degli Stati Uniti.
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La fiducia dei repubblicani nell'economia crolla ai minimi dell'era Trump

I dati dell'Università del Michigan mostrano un brusco peggioramento tra gli elettori del presidente. Intanto Gallup registra un vantaggio democratico di dieci punti nell'identificazione di partito, il più ampio dal 2008.

La fiducia dei repubblicani nell'economia americana è crollata negli ultimi 6 mesi a un ritmo che non si vedeva dai tempi della pandemia e che ricorda i crolli registrati durante la grande crisi finanziaria di quasi vent'anni fa. Il dato è anomalo perché, di norma, l'elettorato del partito che occupa la Casa Bianca tende a restare più ottimista sulla situazione, mentre quello dell'opposizione giudica l'economia in modo molto più negativo. Questa volta, invece, a peggiorare nettamente è stato il giudizio degli elettori del presidente in carica.

Secondo l'ultima rilevazione delle University of Michigan Surveys of Consumers, da febbraio l'indice di fiducia dei repubblicani è sceso di 15,1 punti, da 97,1 a 82, mentre quello dei democratici è calato di appena 1,6 punti, da 41,8 a 40,2. L'indice complessivo, che comprende anche gli indipendenti, ad agosto si è fermato a 51,7, il 6% in meno rispetto a luglio e l'11% in meno rispetto a un anno prima. La componente repubblicana è scesa del 19% rispetto ai livelli precedenti al conflitto con l'Iran.

Il valore di 82 è inferiore a qualsiasi altro registrato durante le due presidenze di Donald Trump, con una sola eccezione: dicembre 2020, quando Trump aveva già perso le elezioni ma non aveva ancora lasciato la Casa Bianca. È raro che l'umore degli elettori di uno schieramento rimanga quasi fermo mentre quello dell'altro precipita, perché in genere i due indici tendono a muoversi nella stessa direzione. L'ultimo andamento paragonabile risale alla fine del 2008 e all'inizio del 2009, quando però al peggioramento della crisi economica si aggiunsero l'elezione e l'insediamento di un presidente democratico.

Fiducia dei consumatori
Il crollo della fiducia nell'economia è tutto repubblicano
Da febbraio l'indice dell'Università del Michigan ha perso oltre quindici punti tra gli elettori repubblicani e meno di due tra i democratici. Una divergenza così ampia non si vedeva dalla crisi finanziaria del 2008.
Indice di fiducia dei consumatori · variazione da febbraio ad agosto 2026
Repubblicani
−15,1punti
Da 97,1 a 82,0. Rispetto ai livelli precedenti al conflitto con l'Iran la componente repubblicana ha perso il 19%.
Democratici
−1,6punti
Da 41,8 a 40,2. Il giudizio dei democratici resta fermo, su valori già molto bassi.
L'indice complessivo, che comprende anche gli indipendenti, ad agosto si è fermato a 51,7: il 6% in meno rispetto a luglio e l'11% in meno rispetto a un anno prima.
La divergenza
Di norma i due elettorati si muovono in parallelo. Stavolta no.
Indice di fiducia per identificazione partitica, febbraio e agosto 2026. Tocca una voce della legenda per isolare una serie.
Tocca i punti per i valori
Il contesto
82 è il valore più basso registrato tra i repubblicani in entrambe le presidenze Trump, con una sola eccezione: dicembre 2020, quando Trump aveva già perso le elezioni ma non aveva ancora lasciato la Casa Bianca.
Fonte: University of Michigan Surveys of Consumers, agosto 2026.
Il giudizio
Anche tra i suoi elettori cala chi vede risultati
Quota di intervistati che ritiene le politiche economiche del presidente abbiano migliorato o peggiorato l'economia. Barra chiara: gennaio. Barra piena: luglio 2026.
Tocca una riga per il dettaglio
Fonte: Pew Research Center, sondaggio condotto dal 6 al 12 luglio 2026 su 3.554 adulti.
Identificazione di partito
Il vantaggio democratico più ampio dal 2008
Quota di americani che si identificano con un partito o vi propendono, inclusi gli indipendenti che dichiarano di sentirsi più vicini a uno dei due schieramenti.
49%Democratici
Repubblicani39%
Democratici e dem-leaningRepubblicani e rep-leaning
Trascina sul grafico per esplorare la serie
Il ribaltamento
Nel quarto trimestre del 2024 i repubblicani erano avanti di quattro punti, 47 a 43. In un anno e mezzo il saldo si è rovesciato di quattordici punti. Il massimo storico resta il 2008, quando i democratici arrivarono al 52% e i repubblicani al 40%.
Fonte: Gallup, identificazione di partito con leaning. Medie annuali 1991-2025 e medie trimestrali; il dato 2026 è la media del primo e del secondo trimestre.
Chi si sposta
Tornano indietro i gruppi che nel 2024 avevano scelto Trump
Vantaggio democratico nell'identificazione di partito e nelle intenzioni di voto per le elezioni di novembre.
Elettori più giovani
+16
Nel 2024 i repubblicani erano avanti di un punto: l'unico vantaggio registrato in questa fascia d'età nell'intero decennio.
Elettori ispanici
+9
Punti di crescita del vantaggio democratico rispetto al 2024, quando il gruppo si era spostato verso Trump.
Ispanici · intenzioni di voto
+29
Le intenzioni di voto per novembre mostrano uno spostamento ancora più netto dell'identificazione di partito.
Fonte: Pew Research Center, sondaggio di luglio 2026; elaborazione del New York Times.
La domanda per il 3 novembre
La questione non è più se una parte dell'elettorato repubblicano sia delusa, ma quanti di quegli elettori decideranno di non andare a votare.
< 40%gradimento del presidente,
ormai da mesi
Fonte
University of Michigan Surveys of Consumers (agosto 2026); Pew Research Center (6-12 luglio 2026, n=3.554); Gallup, identificazione di partito con leaning; Axios; New York Times.

I repubblicani non vedono il calo dei prezzi promesso

"Nella grande maggioranza dei casi repubblicani e democratici si muovono più o meno in parallelo", ha spiegato ad Axios Joanne Hsu, direttrice delle rilevazioni dell'Università del Michigan. Adesso non sta accadendo più: "I repubblicani si aspettavano risultati molto positivi dalle politiche dell'Amministrazione", dazi compresi, "ma non hanno visto alcun rallentamento dell'inflazione, né tanto meno" il calo dei prezzi promesso da Trump.

Hsu ha però ricordato che, nonostante la flessione, l'elettorato repubblicano resta molto più ottimista di quello democratico e continua in maggioranza a ritenere che i prezzi della benzina scenderanno una volta terminata la guerra con l'Iran, una convinzione che i democratici non condividono. In un sondaggio del Pew Research Center, condotto dal 6 al 12 luglio su 3.554 adulti, il 41% dei repubblicani e degli indipendenti vicini al partito ha definito l'economia buona o eccellente, otto punti in meno rispetto a gennaio.

Nello stesso periodo, però la quota di repubblicani convinti che le politiche di Trump abbiano peggiorato l'economia è salita dal 18% al 28%, mentre quella di chi ritiene che l'abbiano migliorata è scesa dal 57% al 42%. Il campione complessivo degli americani è ancora più pessimista: il 60% ritiene che la politica economica del presidente abbia peggiorato le condizioni del Paese, contro il 52% di gennaio. Già in agosto l'inflazione e la guerra in Iran pesavano sulle prospettive repubblicane in vista delle elezioni di novembre.

La Casa Bianca respinge però questa lettura. "I dati sui consumi e sulle vendite al dettaglio confermano da mesi che il consumatore americano resta solido, grazie alla comprovata agenda economica del presidente, fatta di tagli fiscali e deregolamentazione", ha dichiarato il portavoce Kush Desai, aggiungendo che, con l'attuazione degli accordi commerciali e degli investimenti annunciati, "gli americani potranno contare su ulteriori progressi".

Gallup registra il divario più ampio dal 2008

Nel frattempo è aumentata in modo significativo anche la quota di americani che si dichiarano democratici o che, pur definendosi indipendenti, si sentono più vicini al Partito Democratico. Secondo Gallup, oggi il 49% si colloca in quest'area, contro il 39% che si identifica con i repubblicani o propende per loro: si tratta di un vantaggio di 10 punti, il più ampio dal 2008. Ancora nel 2024, sulla stessa misura, erano i repubblicani a essere leggermente avanti. Il divario attuale supera di molto i recenti vantaggi repubblicani e ricorda piuttosto quello del 2020, l'anno della vittoria di Joe Biden e delle risicate maggioranze democratiche alla Camera e al Senato.

"Quando nel Paese le cose vanno bene, l'identificazione di partito si sposta verso chi governa. Quando vanno male, come adesso, con un presidente repubblicano impopolare e un'opinione pubblica insoddisfatta della direzione del Paese, la gente si allontana da chi è al potere", ha spiegato al New York Times Jeffrey Jones, senior editor di Gallup.

È il meccanismo che i politologi definiscono opinione pubblica "termostatica": gli orientamenti collettivi tendono a correggersi quando gli elettori percepiscono che il Paese si sia spinto troppo in una direzione, così come un termostato accende il riscaldamento quando la temperatura scende. "Quello che vediamo ora somiglia alla fine dell'Amministrazione di George W. Bush, quando era piuttosto impopolare", ha aggiunto Jones. "I democratici avevano un grande vantaggio nell'identificazione di partito, che poi precedette le elezioni del 2006 e del 2008, entrambe grandi vittorie democratiche".

I massimi degli ultimi 35 anni restano proprio quelli del 2006 e del 2008, quando il 52% degli americani si identificava con i democratici o propendeva per loro. Il dato di questo trimestre è invece più vicino a quello dell'ultimo trimestre della campagna per le elezioni di metà mandato del 2018, quando quasi il 49% degli americani si collocava nell'area democratica e il partito conquistò più di 40 seggi alla Camera.

L'identificazione con un partito, però, non si traduce automaticamente in voti. Gli indipendenti, compresi quelli che dichiarano di sentirsi più vicini a uno dei due schieramenti, tendono infatti a seguire meno la politica e a partecipare meno alle elezioni. Con il gradimento del presidente sotto il 40% ormai da mesi, l'inflazione ancora elevata e la guerra con l'Iran senza una conclusione in vista, la questione non è più se una parte dell'elettorato repubblicano sia delusa, ma quanti di quegli elettori decideranno di non andare a votare il 3 novembre.

Secondo il New York Times, i dati del sondaggio del Pew Research Center citato in precedenza mostrano, però, anche che il recupero dei democratici è trainato proprio da alcuni di quei gruppi demografici che nel 2024 si erano spostati verso Trump: elettori ispanici, giovani uomini e giovani donne. Due anni fa, tra gli elettori più giovani, i repubblicani erano avanti di un punto, l'unico vantaggio registrato in questa fascia d'età nell'intero decennio. Oggi, nello stesso gruppo, i democratici avrebbero invece un margine di 16 punti. Tra gli elettori ispanici, il vantaggio democratico sarebbe cresciuto di 9 punti.

Le intenzioni di voto per novembre, che misurano qualcosa di diverso dall'identificazione partitica, mostrano uno spostamento ancora più netto: nel sondaggio di luglio del Pew, i democratici risultano avanti di 29 punti tra gli elettori ispanici.

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