Per la seconda volta in un quarto di secolo, la maggioranza dei repubblicani approva i sindacati. Secondo un nuovo sondaggio Gallup, il 52% dei repubblicani ha un giudizio positivo sulle organizzazioni dei lavoratori: dal 2001 in poi era accaduto soltanto nel 2022. Nel complesso, l'approvazione tra gli americani è salita al 71%, lo stesso livello del 2022. Per trovare un dato più alto bisogna risalire al 1959, quando Gallup registrò il 73% di approvazione, mentre il record assoluto resta il 75% raggiunto nel 1953 e nel 1957. Tra i democratici l'approvazione è all'89%, tra gli indipendenti al 70%.
Il maggiore consenso tra i repubblicani, però, non si traduce nella volontà di rafforzare i sindacati: il 49% vorrebbe invece che avessero meno influenza, contro il 19% che ne vorrebbe di più. Nel Paese nel suo insieme la tendenza è opposta. Un dato record del 47% degli americani vorrebbe sindacati più influenti, più del doppio del 23% che li vorrebbe più deboli, mentre il 26% preferirebbe che la loro influenza restasse invariata. È un capovolgimento rispetto ai tempi della Grande Recessione: nel 2009 l'approvazione il tasso di approvazione dei sindacati aveva toccato il minimo storico del 48%, con il 42% degli americani che voleva meno influenza sindacale e appena il 25% che ne chiedeva di più. Il sondaggio è stato condotto tra il 3 e il 24 agosto su 1.200 adulti, con un margine di errore di 4 punti percentuali.
Nel 2025, secondo il Bureau of Labor Statistics, l'ufficio federale di statistica del lavoro, soltanto l'11,2% dei lavoratori dipendenti americani, pari a 16,5 milioni di persone, era rappresentato da un sindacato, mentre gli iscritti ai sindacati erano il 10%. Nel 1983, primo anno per il quale esistono dati comparabili, i lavoratori rappresentati dai sindacati erano il 23%, pari a 20,5 milioni. Nel settore privato la quota scende ulteriormente al 6,8%.
Qualcosa, però, si muove dal basso: le richieste di elezioni sindacali presentate al National Labor Relations Board, l'agenzia federale che vigila sui rapporti di lavoro, sono più che raddoppiate tra il 2021 e il 2024, quando hanno raggiunto quota 3.286. Nel 2025 sono state 2.633, in calo rispetto al picco ma ancora nettamente sopra i livelli precedenti. Gli stessi americani, però, dubitano che la maggiore simpatia si traduca in forza effettiva: soltanto il 27% si aspetta sindacati più forti, il 39% pensa che si indeboliranno e il 29% non prevede grandi cambiamenti.
I sindacati tornano ai massimi
Il 71% degli americani approva i sindacati. Per la seconda volta in un quarto di secolo, anche la maggioranza dei repubblicani esprime un giudizio positivo.
È lo stesso livello del 2022. Per trovare un dato più alto bisogna risalire al 1959: 73%.
1953 e 1957
e nel 2022
2009
per esplorare
Approvare non significa volerli più forti
Passa dal giudizio generale alla domanda sull’influenza dei sindacati. Il contrasto è particolarmente netto tra i repubblicani.
Chi approva i sindacati
Tocca un gruppo per mettere in primo piano la sua lettura.
Più popolari, ma molto meno presenti nei luoghi di lavoro
Ogni griglia rappresenta 100 lavoratori dipendenti. La quota è quella dei lavoratori rappresentati da un sindacato.
20,5 milioni di lavoratori rappresentati. È il primo anno per cui esistono dati comparabili.
16,5 milioni di lavoratori rappresentati. Gli iscritti sono il 10%.
Le elezioni sindacali restano sopra i livelli precedenti
Le richieste al National Labor Relations Board sono più che raddoppiate tra 2021 e 2024. Nel 2025 sono scese dal picco, ma restano elevate.
Una lunga sequenza di occasioni mancate e contraccolpi
Tocca una tappa per leggere che cosa è successo sul piano legislativo e istituzionale.
Le sconfitte legislative e la stretta voluta da Trump
Il movimento sindacale non è mai riuscito a sfruttare il controllo democratico di Washington per raggiungere il suo principale obiettivo legislativo: riscrivere la legge federale in modo da facilitare la costituzione dei sindacati e la conclusione dei contratti collettivi. L'Employee Free Choice Act, una delle priorità all'inizio dell'Amministrazione Obama, avrebbe permesso di costituire un sindacato con la firma della maggioranza dei lavoratori, ma non arrivò mai al voto nonostante le ampie maggioranze democratiche alla Camera e al Senato.
Nel 2021 la Camera ha approvato il Protecting the Right to Organize Act, con cinque voti repubblicani a favore, ma il testo si è arenato al Senato, dove, oltre ai repubblicani, inizialmente non lo sostennero neppure i senatori democratici Mark Kelly, Mark Warner e Kyrsten Sinema. L'ex presidente Joe Biden ha puntato quindi su ordini esecutivi e nomine, ha istituito una task force per promuovere l'organizzazione sindacale e nel 2023 è diventato il primo presidente in carica a partecipare a un picchetto, affiancando gli operai dell'auto in Michigan.
Donald Trump ha invece utilizzato gli ordini esecutivi per privare ampie fasce dei dipendenti federali del diritto alla contrattazione collettiva e ha licenziato la consigliera generale del National Labor Relations Board, favorevole ai sindacati, insieme a un membro democratico dell'agenzia. I repubblicani della Camera hanno inoltre intensificato il controllo sui vertici sindacali. La Commissione Istruzione e Lavoro ha avviato indagini su United Auto Workers, United Steelworkers, American Federation of Teachers e tre altri sindacati dei ferrovieri, chiedendo documenti sulle spese politiche e di lobbying. Lori Chavez-DeRemer, Segretaria al Lavoro considerata la figura più vicina al mondo sindacale nell'Amministrazione Trump, si è dimessa in aprile.
Da tutto questo ne emerge un movimento che ha recuperato gran parte della popolarità perduta durante decenni di declino, ma che ora deve affrontare la parte più difficile: trasformare il consenso in potere effettivo. I vertici dei Teamsters, uno dei maggiori sindacati del Paese, hanno appoggiato diversi candidati repubblicani alle elezioni di novembre 2024 anche in alcuni casi in cui organismi e sezioni locali avevano votato per sostenere i loro avversari democratici. Il favore dell'opinione pubblica, per quanto ampio, non si è però ancora tradotto in una crescita comparabile della rappresentanza sindacale o del potere contrattuale.
