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Un terzo dei repubblicani pensa che Trump si stia arricchendo con la presidenza
Joyce N. Boghosian, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Sondaggi 18 min di lettura

Un terzo dei repubblicani pensa che Trump si stia arricchendo con la presidenza

Per il sondaggio Washington Post-ABC-Ipsos la quota tra i repubblicani è salita dal 22 al 34 per cento in un anno. Tra tutti gli americani la pensano così quasi due su tre

Quasi due americani su tre pensano che il presidente Donald Trump stia usando la presidenza per arricchirsi e gran parte dell'aumento registrato nell'ultimo anno viene dagli elettori di area repubblicana. È il risultato di un sondaggio condotto tra il 9 e il 13 ottobre dal Washington Post, da ABC News e dall'istituto Ipsos.

Tra i repubblicani e gli indipendenti che tendono a votare per il Partito Repubblicano, il 34 per cento pensa che Trump si stia arricchendo grazie al suo ruolo, contro il 22 per cento di settembre 2025. Negli Stati Uniti molti elettori si definiscono indipendenti ma nei fatti votano quasi sempre per lo stesso partito: per questo i sondaggi li raggruppano spesso con i suoi iscritti. Tra i democratici e gli indipendenti vicini ai democratici la convinzione era già quasi unanime: era all'88 per cento un anno fa ed è al 92 per cento oggi. Gli indipendenti che non si sentono vicini a nessuno dei due partiti non hanno cambiato idea.

Sondaggio Washington Post-ABC-Ipsos
Ora anche un repubblicano su tre pensa che Trump usi la presidenza per arricchirsi
Quasi due americani su tre ne sono convinti, il valore più alto mai registrato dal sondaggio. In un anno la quota è cresciuta soprattutto tra chi vota repubblicano, a meno di tre settimane dalle elezioni di metà mandato.
Chi pensa che Trump usi la presidenza per arricchirsi
Tutti gli americani
66%
il valore più alto mai registrato
Per schieramento
Trascina il cursore per confrontare settembre 2025 con oggi
Settembre 2025 Ottobre 2026
Repubblicani e indipendenti vicini ai repubblicani: dal 22% di settembre 2025 al 34% di oggi. Democratici e indipendenti vicini ai democratici: dall'88% al 92%.
Gli indipendenti che non si sentono vicini a nessuno dei due partiti non hanno cambiato idea.
La campagna elettorale
Negli spot sulla corruzione solo un dollaro su cento va ad accusare Trump di arricchirsi
Spesa per gli spot sulla corruzione nelle sfide in bilico per il Congresso e per i governatori, fino al 12 ottobre. I democratici hanno speso quasi il doppio dei repubblicani.
Solo l'1% della spesa per gli spot sulla corruzione è andato a messaggi che accusano Trump di arricchirsi.
La fiducia nei partiti
Contro la corruzione i democratici sono passati in vantaggio, ma quattro americani su dieci non si fidano di nessuno
Quale partito farebbe meglio a ridurre la corruzione nel governo. Tocca una parte della barra o una voce della legenda per leggere il dato.
Ottobre 2026: democratici 32%, repubblicani 23%, entrambi 4%, nessuno dei due 41%. Aprile 2026: democratici 26%, repubblicani 26%, entrambi 4%, nessuno dei due 44%.
FonteSondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos, 9-13 ottobre 2026, 2.545 adulti, margine di errore di 2 punti; confronti con settembre 2025, febbraio e aprile 2026; dati per schieramento pubblicati dal Washington Post. Spesa per gli spot: analisi del Washington Post su dati AdImpact.
NotaRepubblicani e democratici comprendono gli indipendenti vicini ai due partiti. Le posizioni intermedie del cursore servono solo a guidare il confronto: i dati sono quelli delle date indicate.

Lo spostamento arriva a meno di tre settimane dalle elezioni di metà mandato, in cui si rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato. I democratici stanno chiudendo la campagna accusando Trump e i repubblicani di corruzione e collegando gli affari personali del presidente al costo della vita. Nelle sfide in bilico per il Congresso e per i governatori, i democratici hanno speso quasi il doppio dei repubblicani in spot sulla lotta alla corruzione a Washington. Il messaggio però resta generico: secondo un'analisi del Washington Post sui dati di AdImpact, la società che tiene traccia della pubblicità elettorale, fino al 12 ottobre solo l'1 per cento della spesa per gli spot sulla corruzione in queste sfide è andato a messaggi che accusano Trump di arricchirsi.

Le accuse di corruzione non sono una novità nella politica americana: nel ciclo elettorale precedente i repubblicani avevano fatto della famiglia di Joe Biden uno dei bersagli principali dei loro attacchi. Molti americani diffidano di entrambi i partiti. Nel sondaggio più di quattro intervistati su dieci dicono che nessuno dei due è affidabile quando si tratta di ridurre la corruzione nel governo. I democratici hanno comunque un piccolo vantaggio, perché circa un terzo degli intervistati pensa che farebbero meglio, contro circa un quarto che sceglie i repubblicani. Anche un sondaggio di Fox News pubblicato la settimana scorsa ha messo la corruzione nel governo al primo posto tra le preoccupazioni degli elettori, davanti all'inflazione e al prezzo della benzina.

I democratici, che promettono di chiamare Trump a rispondere delle sue azioni se conquisteranno il Congresso, puntano sui legami del presidente con gli americani più ricchi, sul patrimonio dei membri del suo governo e sugli affari della sua famiglia nelle criptovalute e all'estero, che hanno fatto crescere la sua ricchezza durante il secondo mandato. Negli spot e nei comizi lo descrivono come un presidente distratto dai suoi progetti personali, come la nuova sala da ballo della Casa Bianca, finanziata da grandi donatori privati, o la decisione di mettere il suo nome sul Kennedy Center, il principale centro per le arti dello spettacolo di Washington.

Anche i repubblicani hanno un loro messaggio contro la corruzione. Il vicepresidente JD Vance guida una task force dell'Amministrazione incaricata di scovare le frodi nei programmi pubblici, mentre gli spot del partito sulla corruzione descrivono i democratici come politici di professione che non si interessano degli elettori. Lo stratega repubblicano Matthew Bartlett ha detto al Washington Post che il partito fatica a parlare di corruzione in modo convincente mentre gli elettori sentono Trump parlare ogni giorno della ristrutturazione della Casa Bianca e della guerra con l'Iran. "Ogni giorno il presidente parla di progetti personali, parla di proprietà di aziende. Come si costruisce un messaggio su questo? La risposta breve è che non si può", ha detto.

Adam Bozzi, stratega democratico e consigliere di Defend the Vote, un comitato progressista che raccoglie fondi per le campagne e si occupa di accesso al voto, ha detto al Washington Post che il suo gruppo chiede ai candidati democratici di legare il costo della vita alla corruzione. Secondo Bozzi, però, il messaggio va adattato al pubblico, concentrandosi sulle politiche specifiche che toccano gli elettori: per esempio il sostegno dell'Amministrazione ai data center, in un momento in cui i grandi imprenditori della tecnologia hanno finanziato i repubblicani. I democratici, ha aggiunto, dovrebbero anche promettere di combattere la corruzione chiunque ne sia responsabile, che si tratti di Trump o di altri. "Trump offre molti esempi di corruzione a cui fare riferimento: in alcuni distretti è utile concentrarsi su questo, in altri no", ha detto.

Il senatore democratico del Connecticut Chris Murphy ha parlato con il Washington Post dal Tennessee, dove sta facendo campagna per Justin Pearson, deputato statale e candidato democratico nel nono distretto, che è stato ridisegnato ed è ora saldamente repubblicano. Murphy ha detto di aver temuto che il messaggio sulla corruzione non arrivasse agli elettori, ma di vedere adesso un movimento a destra che potrebbe pesare sull'affluenza degli elettori di Trump delusi. "Sono sorpreso che perfino i sostenitori più convinti di Trump abbiano dubbi su di lui per la prima volta in dieci anni", ha detto. "Penso che ci saranno elettori di Trump che resteranno a casa. Voterebbero ancora per lui, ma non andranno a votare alle elezioni di metà mandato solo perché lo chiede lui".

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