Chi vive vicino a un data center sta abbandonando i repubblicani più in fretta del resto del Paese. Secondo un'analisi dell'Economist, da maggio la quota di elettori che intende votare per i democratici alle elezioni di metà mandato di novembre è salita dal 54 al 61 per cento tra chi abita entro 2 chilometri da uno di questi impianti. Nello stesso periodo, su scala nazionale, l'aumento è stato molto più contenuto: dal 53 al 55 per cento.
I data center sono i grandi impianti pieni di server su cui girano i servizi online e, sempre di più, l'intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti sono diventati un tema politico: molti elettori temono che sovraccarichino le reti elettriche e che nel tempo facciano salire le bollette. Altri si preoccupano degli effetti più generali dell'intelligenza artificiale. Per i repubblicani il problema è più immediato, perché questi impianti sembrano spingere i loro elettori verso i democratici.
L'Economist ha abbinato quasi 150.000 persone intervistate nel sondaggio settimanale che realizza con YouGov, uno dei principali istituti demoscopici americani, al data center più vicino a casa loro. Per localizzare gli impianti ha usato Compute Atlas, un archivio open source che censisce questi siti. I repubblicani faticano in tutto il paese, ma tra chi vive a meno di 2 chilometri da un data center lo spostamento verso i democratici è stato più netto.
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Il dato potrebbe dipendere da chi abita vicino ai data center più che dall'effetto degli impianti stessi. Per tenerne conto, l'Economist ha costruito un modello che stima come voterebbero gli intervistati in base alle loro caratteristiche demografiche. Al netto di questi fattori, fino a maggio chi viveva vicino a un data center rispondeva in modo poco diverso dal resto del paese. La divergenza è cominciata da allora. La domanda usata è quella sul cosiddetto voto generico per il Congresso, che chiede agli elettori quale partito sceglieranno per la Camera senza indicare i nomi dei candidati. Dal calcolo sono esclusi gli indecisi e chi sceglie partiti minori.
Il presidente Donald Trump ha avvertito che i luoghi che si oppongono ai data center rischiano di diventare "arretrati e poveri". Il messaggio non convince nemmeno i suoi elettori. Circa il 17 per cento di chi vive entro 2 chilometri da un data center e nel 2024 ha votato per Trump oggi dice che sceglierebbe un candidato democratico. Tra gli elettori di Trump che abitano altrove la quota si ferma al 6 per cento. Anche questo calcolo esclude indecisi e sostenitori di terzi partiti.
Gli americani che vivono vicino a un data center sono relativamente pochi, ma in alcuni collegi la tendenza potrebbe decidere il risultato. Nel secondo distretto del Nevada, uno dei collegi in cui si elegge un deputato alla Camera, la candidata democratica Teresa Benitez-Thompson sta trasmettendo spot elettorali sul tema. Nel quarto distretto del Colorado il democratico che sfida la deputata repubblicana uscente Lauren Boebert vuole che siano le aziende che gestiscono i data center a pagare le nuove infrastrutture energetiche. Nel quindicesimo distretto dell'Ohio il candidato democratico sostiene una legge che fisserebbe condizioni più severe sui luoghi in cui costruire i data center e darebbe più voce alle comunità locali. A differenza del presidente, questi candidati non hanno problemi a fare proprie le proteste di tipo NIMBY, dall'inglese "not in my backyard" (non nel mio cortile), cioè l'opposizione delle comunità locali a opere e impianti costruiti vicino a casa.
