Nvidia e Apple hanno promesso 25 milioni di dollari ciascuna per la costruzione della nuova sala da ballo che Donald Trump sta facendo costruire al posto della vecchia ala est della Casa Bianca. La stessa somma, la più alta nell'elenco dei contributi, è stata promessa dalla famiglia Adelson, tra i maggiori finanziatori del Partito Repubblicano, e da Charles Ergen, cofondatore e presidente di Dish Network. Lo ha rivelato il Washington Post, che ha ottenuto una copia del foglio di calcolo finora riservato con cui viene monitorata la raccolta fondi.
Il documento riporta provenienza, data e importo di 67 contributi superiori a 10.000 dollari, registrati fino alla fine di settembre, per un totale di 333 milioni. La cifra comprende sia versamenti già effettuati sia impegni di donazione ancora da completare, anche attraverso pagamenti rateali. Secondo il quotidiano della capitale statunitense, gran parte del denaro proviene da aziende e grandi patrimoni con interessi nelle decisioni del governo federale.
Circa metà del totale è riconducibile a società che hanno ottenuto contratti pubblici durante il secondo mandato di Trump, o ai loro dirigenti. Almeno 77 milioni sono attribuiti a donatori che avevano chiesto l'anonimato. Il Washington Post precisa comunque che la sua inchiesta non dimostra un legame tra i contributi e le decisioni favorevoli ai finanziatori.
L'elenco comprende alcuni dei maggiori gruppi americani, tra cui Amazon, Caterpillar, Comcast, Microsoft e T-Mobile, ma anche esponenti dell'Amministrazione e loro familiari. Kelly Loeffler, a capo della Small Business Administration, l'agenzia federale per le piccole imprese, e il marito Jeff Sprecher, ex presidente della Borsa di New York, hanno promesso 5 milioni ciascuno. Brandon Lutnick, presidente della banca d'investimento Cantor Fitzgerald e figlio del Segretario al Commercio Howard Lutnick, ha donato azioni per oltre 2,5 milioni. Joseph Popolo, Ambasciatore nei Paesi Bassi, ha versato un milione insieme alla moglie, due mesi dopo la conferma della sua nomina da parte del Senato.
Le società di criptovalute e i loro investitori, che hanno beneficiato dell'allentamento delle regole sotto Trump, hanno promesso complessivamente più di 18 milioni. Il contributo maggiore è quello di Tyler e Cameron Winklevoss, fondatori della piattaforma Gemini, che hanno donato bitcoin per un controvalore di 5.050.018 dollari.
La raccolta fondi per la costruzione della sala da ballo non è soggetta agli obblighi di trasparenza e ai limiti previsti per i finanziamenti politici. Le donazioni passano attraverso il Trust for the National Mall, un'organizzazione non profit di Washington che si occupa della tutela del National Mall e dei giardini della Casa Bianca e non è tenuta a rendere pubblici i nomi dei finanziatori. Il denaro viene poi trasferito al governo, su un conto della Casa Bianca controllato direttamente dal presidente.
Un accordo di 12 pagine impone al Trust di mantenere riservata l'identità dei donatori, nei limiti previsti dalla legge, salvo autorizzazione scritta del personale della Casa Bianca. In una risposta alla senatrice democratica Elizabeth Warren, l'organizzazione ha inoltre dichiarato di trattenere, per le spese di gestione, tra il 2 e il 2,5% di ogni contributo.
Trump aveva affermato che la sala da ballo sarebbe stata pagata "al 100% da me e da alcuni miei amici", ma il suo nome non compare nell'elenco. I 333 milioni registrati sono inoltre inferiori ai 400 che il presidente aveva dichiarato di voler raccogliere. A marzo il costo della nuova ala est, che comprende anche uffici e una struttura militare sotterranea, era già stimato in 600 milioni e la Casa Bianca ha già finanziato una parte dei lavori con fondi pubblici. Il portavoce Davis Ingle ha descritto i donatori come "una vasta gamma di grandi aziende americane e di persone generose" e ha annunciato che l'Amministrazione perseguirà "senza sosta" i responsabili della "vile fuga di notizie".
Donazioni e decisioni pubbliche: i casi al centro dell'inchiesta
Uno dei primi impegni di donazione, datato 23 settembre 2025, è quello di Isabela Herrera, figlia di Julio Herrera Velutini, banchiere con cittadinanza venezuelana e italiana. Nel 2022 il Dipartimento di Giustizia aveva incriminato il padre per corruzione: secondo l'accusa, aveva finanziato la campagna dell'allora governatrice di Porto Rico, Wanda Vázquez, in cambio della rimozione di un funzionario che indagava sulla sua banca.
Dopo la vittoria di Trump, la figlia aveva versato 3,5 milioni a MAGA Inc., il super PAC vicino al presidente. Il Campaign Legal Center, un'organizzazione che vigila sul finanziamento delle campagne elettorali, aveva presentato un esposto alla Federal Election Commission, l'autorità federale competente in materia elettorale, sostenendo che Isabela Herrera avesse in realtà agito da prestanome per il padre.
Nell'agosto 2025, nell'ambito di un patteggiamento, le accuse contro Herrera Velutini sono state ridotte a un reato minore. Il mese successivo la figlia si è impegnata a donare 2,5 milioni per la sala da ballo e il 14 ottobre 2025 ha versato una prima rata di 835.000 dollari. La seconda era prevista per questo mese. Intanto, a gennaio Trump ha concesso la grazia al banchiere, all'ex governatrice e a un consulente politico coinvolto nel caso. La Casa Bianca ha sostenuto ufficialmente che i procedimenti fossero motivati politicamente, mentre l'avvocato di Herrera Velutini aveva ringraziato il presidente per "il suo benevolo perdono".
Un altro caso riguarda Ergen. Nel maggio 2025 EchoStar, la società proprietaria di Dish, era finita nel mirino di Brendan Carr, presidente della Federal Communications Commission, l'autorità federale per le telecomunicazioni. Carr aveva aperto un'indagine e minacciato di revocare licenze essenziali per l'azienda, accusata di non aver rispettato gli impegni sul potenziamento della rete mobile.
A giugno Ergen ha incontrato Trump e Carr. Secondo Bloomberg, durante il colloquio si è parlato brevemente anche delle sue donazioni politiche. Ad agosto EchoStar ha concordato la vendita di parte delle proprie frequenze ad AT&T, cui è seguita un'altra operazione con SpaceX, la società di Elon Musk. A settembre Carr ha chiuso l'indagine. A dicembre, mentre la vendita attendeva l'approvazione delle autorità, Ergen ha promesso 12,5 milioni per la sala da ballo, chiedendo l'anonimato; a febbraio ne ha aggiunti altrettanti.
A maggio l'autorità per le telecomunicazioni e il Dipartimento di Giustizia hanno dato il via libera, imponendo però a EchoStar di accantonare 2,4 miliardi a garanzia delle controversie in corso con i proprietari delle torri di trasmissione.
Anche Nvidia è entrata tra i maggiori donatori nell'ottobre 2025, quasi tre mesi dopo l'accordo con Trump che le aveva consentito di vendere chip avanzati alla Cina nonostante i timori per la sicurezza nazionale. L'amministratore delegato Jensen Huang aveva dichiarato che l'azienda stava contribuendo "in piccola parte", senza indicare una cifra, alla costruzione della nuova sala da ballo. I documenti mostrano invece un contributo di 25 milioni, accompagnato dalla richiesta di non renderlo pubblico. Il portavoce John Rizzo ha detto al Post che il sostegno dell'azienda agli Stati Uniti è "indipendente da qualsiasi interesse commerciale".
Marc Benioff, amministratore delegato di Salesforce, ha promesso un milione in forma anonima il giorno dopo un incontro con imprenditori in Giappone durante il quale Trump lo aveva ringraziato pubblicamente. Salesforce ha poi assunto altri due impegni da un milione ciascuno, la vigilia di Natale e il 29 gennaio. Tra queste due date, l'Esercito le ha assegnato un contratto dal valore massimo di 5,6 miliardi, valido fino al 2035: si tratta del più grande contratto pubblico nella storia dell'azienda. Per quella commessa il Pentagono aveva ricevuto una sola offerta.
Anche la concorrente ServiceNow ha promesso 5 milioni per la costruzione della nuova sala da ballo, un mese dopo aver raggiunto un accordo con la General Services Administration, l'agenzia che gestisce gli acquisti federali, per fornire alle amministrazioni federali il proprio software di intelligenza artificiale a prezzo scontato. Una controllata di Rocket, il gruppo immobiliare e finanziario di Dan Gilbert, si è invece impegnata a versare 10 milioni tre settimane dopo che la Federal Housing Finance Agency, l'autorità di vigilanza sul credito ipotecario, aveva approvato l'acquisizione della concorrente Mr. Cooper.
Quasi 10 milioni provengono inoltre da due finanziatori di Trump con interessi nel petrolio venezuelano, un settore sul quale il presidente ha acquisito particolare influenza dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti a gennaio.
Il finanziere Paul Singer ha promesso 5 milioni nell'ottobre 2025, un mese prima che un tribunale autorizzasse il suo fondo a procedere all'acquisto, per 5,9 miliardi, di Citgo, la controllata americana della compagnia petrolifera statale venezuelana. L'operazione deve ancora ottenere il via libera di diversi dipartimenti federali. Anche Continental Resources e il suo presidente emerito Harold Hamm hanno promesso complessivamente poco meno di 5 milioni. Quest'anno la società ha raggiunto un'intesa preliminare con la compagnia statale venezuelana per sfruttare giacimenti petroliferi su un'area di circa 51.000 ettari.
Le anomalie dell'elenco e le richieste dei democratici
La lista presenta anche alcune anomalie. Ad AT&T sono attribuiti 5 milioni, ma l'azienda sostiene di essere stata inserita per errore e nega di avere intenzione di contribuire. È l'unica voce contrassegnata nel documento come "promessa", mentre tutte le altre sono indicate come contributi acquisiti. Questa classificazione interna, però, non equivale alla conferma dell'avvenuto pagamento: i documenti mostrano che alcuni donatori stanno ancora completando i versamenti a rate.
Mancano invece due società e un imprenditore che la Casa Bianca aveva indicato pubblicamente tra i finanziatori: rispettivamente Hard Rock International, Tether America e Paolo Tiramani. Quest'ultimo aveva ammesso al Times di Londra di aver donato 10 milioni in azioni. Né i tre soggetti né la Casa Bianca e il Trust hanno spiegato al Post il motivo dell'assenza dall'elenco di questi tre soggetti.
Da mesi i democratici avevano chiesto all'Amministrazione Trump e al Trust di rendere noti i nomi dei donatori, finora senza risultato. Nel novembre 2025 la senatrice democratica Elizabeth Warren e il deputato democratiche Robert Garcia avevano presentato una proposta di legge per vietare al presidente di sollecitare donazioni e ai finanziatori di restare anonimi. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha invece scritto direttamente alle aziende, chiedendo loro quanto avessero versato e che cosa si aspettassero in cambio.
Secondo Bloomberg, se il mese prossimo i democratici dovessero riconquistare la maggioranza della Camera dei Rappresentanti, potrebbero avviare indagini formali su tutti questi casi e obbligare le aziende a consegnare documenti. Per ora, comunque, l'elenco dettagliato dei contributi è emerso soltanto grazie a una fuga di notizie che la Casa Bianca ha già annunciato di voler perseguire.
