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Trump sta scoprendo i limiti del suo potere
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Politica interna 5 min di lettura

Trump sta scoprendo i limiti del suo potere

La guerra in Iran non si chiude, i repubblicani iniziano a sfidarlo e dopo le elezioni di metà mandato rischia l'irrilevanza: per l'Atlantic il presidente si sta scontrando con limiti veri

Donald Trump ha detto di credere che non ci siano "limiti" al suo potere. Gli ultimi mesi, scrive Jonathan Lemire in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, gli stanno dimostrando il contrario. La guerra in Iran, che il presidente pensava di chiudere in poche settimane, è arrivata a cinque mesi: le vittime americane aumentano, le scorte di armi si assottigliano e il prezzo della benzina è tornato a salire. In patria la sua popolarità è scesa verso i minimi del mandato e i repubblicani iniziano, con prudenza, a sfidarlo. Dopo le elezioni di metà mandato di novembre, con cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato, Trump rischia poi di trovarsi davanti quella che per Lemire è la sua paura peggiore: l'irrilevanza.

Venerdì il presidente ha riunito alla Casa Bianca i suoi principali consiglieri per valutare le opzioni in una guerra che aveva già dichiarato vinta. L'incontro è arrivato dopo quasi due settimane di bombardamenti americani sull'Iran, a cui Teheran ha risposto colpendo gli alleati degli Stati Uniti nella regione, compresa una base militare in Giordania dove sono morti tre soldati americani. Trump avrebbe voluto evitare la ripresa delle ostilità dopo il cessate il fuoco firmato il mese scorso a Versailles, ma i negoziati per una pace permanente si sono arenati e l'Iran continua a minacciare lo Stretto di Hormuz, arrivando a proporre pedaggi per le navi in transito, una condizione inaccettabile per gli alleati americani nel Golfo. La nuova ondata di raid autorizzata dal presidente, scrive Lemire, non ha prodotto cambiamenti significativi lungo lo stretto.

Un alto funzionario della Casa Bianca ha raccontato a Lemire che nella riunione Trump, frustrato, sembrava più propenso del solito a ordinare un attacco pesante, ma che alla fine ha deciso ancora una volta di rinviare. Tra le ragioni ci sono il rischio di esaurire i missili intercettori a disposizione del Central Command, il comando militare responsabile delle operazioni in Medio Oriente, il timore di un allargamento della guerra, la rabbia degli alleati del Golfo colpiti dalle rappresaglie iraniane e la possibilità di una crisi energetica o dei rifugiati. Trump ha ripetuto ai consiglieri un timore preciso: che un'escalation inneschi una crisi economica mondiale e finisca per "trasformarmi in Hoover", il presidente travolto dalla Grande Depressione.

Diversi repubblicani e commentatori conservatori influenti hanno iniziato a chiedere a Trump di dichiarare una qualche forma di vittoria e di lasciarsi la guerra alle spalle. Nel breve periodo, sostengono, i prezzi scenderebbero, l'Iran uscirebbe dalle prime pagine e i repubblicani potrebbero salvare le elezioni di metà mandato. Per Lemire, però, le conseguenze geostrategiche sarebbero pesanti: Teheran manterrebbe il controllo dello stretto, un'arma economica da usare in qualsiasi momento contro l'economia mondiale. Il regime, inoltre, potrebbe colpire impunemente i suoi vicini, Israele compresa.

Lo scontro più visibile con il suo partito riguarda il SAVE Act, la legge voluta da Trump che renderebbe più difficile votare, imponendo tra l'altro una prova di cittadinanza per registrarsi alle liste elettorali. Trump ha chiesto al Senato di abolire il filibuster, la regola che di fatto impone 60 voti su 100 per approvare la maggior parte delle leggi, ma i repubblicani si sono rifiutati e la legge sembra ormai morta.

Lunedì il presidente ha chiesto comunque ai parlamentari repubblicani di restare a Washington per lavorarci: per Lemire rischia così di costringerli a voti impopolari su un testo destinato a fallire, impedendo loro di tornare nei collegi a fare campagna elettorale. Gli strateghi di entrambi i partiti prevedono che almeno una camera del Congresso passerà ai democratici, che potrebbero bloccare quel che resta dell'agenda legislativa del presidente e aprire indagini sulla sua amministrazione.

Il leader della maggioranza al Senato John Thune non ha ceduto sul filibuster. La settimana scorsa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che la pazienza del presidente "si sta esaurendo", mentre un consigliere ha riferito a Lemire che in privato Trump definisce Thune "uno dei miei più grandi mal di testa". Lunedì il presidente ha minimizzato, dicendo ai giornalisti a bordo dell'Air Force One che i rapporti con il senatore sono buoni, pur ribadendo che la legge deve passare. Interpellata da Lemire, un'altra portavoce della Casa Bianca, Abigail Jackson, ha risposto che il SAVE Act "è sempre stato una priorità assoluta per il presidente Trump e lo rimane" e che Trump "non smetterà di battersi finché non sarà approvato".

Poco più di un anno fa il partito approvava compatto la grande legge fiscale voluta da Trump, il One Big Beautiful Bill Act. Oggi le sue priorità legislative si sono fermate al Congresso, alcuni eletti repubblicani cercano di prendere le distanze da un presidente impopolare e perfino un fedelissimo come lo speaker della Camera Mike Johnson ha detto la settimana scorsa che per la guerra è ora di "chiuderla". I repubblicani non sono affatto in rivolta, scrive Lemire, ma la presa di Trump sul partito si è allentata, anche se di poco.

Il comizio di lunedì in Michigan, una rarità nel secondo mandato, ha mostrato un copione già visto: Trump ha rilanciato accuse infondate di brogli elettorali ed è apparso accanto a un deputato repubblicano candidato a governatore che ha detto, sbagliando, che il presidente ha vinto tre volte nello Stato (le vittorie sono due). Ha esagerato la ripresa del settore manifatturiero e ha di nuovo deriso la crisi del costo della vita che secondo i sondaggi è la prima preoccupazione di molti elettori. Per Lemire le sue mosse recenti sembrano pensate per scoraggiare il voto più che per mobilitarlo: da settimane parla di sicurezza elettorale, anche in un discorso in prima serata dalla Casa Bianca, al punto che i democratici lo accusano di preparare un pretesto per contestare i risultati di novembre. La sua amministrazione ha inoltre chiesto alla Corte Suprema di limitare il voto per posta.

Trump ha passato la vita a cercare attenzione, ha detto in passato di preferire una cattiva pubblicità a nessuna pubblicità e da giovane arrivò a fingersi il proprio ufficio stampa per piazzare notizie sul suo conto. La capacità di dominare la conversazione nazionale, ricorda Lemire, è una delle sue armi principali: alcuni consiglieri considerano la sua onnipresenza una forza, perché le polemiche scivolano via una dopo l'altra.

Dopo le elezioni di metà mandato, però, Washington sposterà l'attenzione sulla campagna presidenziale del 2028, una corsa apertissima senza un presidente uscente né un favorito chiaro in nessuno dei due partiti. Trump diventerà una "anatra zoppa", come vengono chiamati i presidenti negli ultimi due anni di mandato senza possibilità di rielezione. Per la prima volta da quando scese la scala mobile della Trump Tower, più di dieci anni fa, rischia di sparire dalle prime pagine.

Non sparirà del tutto: resterà comandante in capo delle forze armate e proverà a fare da kingmaker, cioè a orientare le candidature repubblicane. Ma tornerà a guardare alla vita da privato cittadino, con le sue aziende e la sua famiglia che potrebbero finire sotto la lente del ministero della Giustizia di una futura amministrazione democratica. Il suo discorso alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca della settimana scorsa, molto criticato e accolto per lo più in silenzio, per Lemire è un'anteprima di quel futuro. Alcuni alleati del presidente hanno cominciato a chiedersi in privato come reagirà al ridimensionamento. Nessuno, conclude Lemire, si aspetta che la prenda bene.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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