La tensione tra Donald Trump e i senatori repubblicani sul SAVE America Act, la riforma restrittiva sulle regole elettorali voluta a tutti i costi da Trump e bloccata da mesi al Senato, è esplosa in uno scontro aperto tra la Casa Bianca e John Thune, leader della maggioranza. Durante una conferenza stampa tenuta giovedì, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che la pazienza di Trump nei confronti del senatore del South Dakota "sta finendo" e che il presidente pretende l'approvazione, prima della pausa di agosto, della versione più ampia possibile del provvedimento.
La replica di Thune è arrivata poche ore dopo, davanti ai giornalisti al Campidoglio:
"Forse lei, o qualcun altro, dovrebbe prendere il telefono e trovare i voti. Qui servono 50 voti. Invece di puntare il dito contro i repubblicani, dovrebbero concentrarsi su chi sta bloccando la legge in aula, cioè i democratici. E se ci sono repubblicani che possono essere convinti, li chiamino. Li portino al sì".
Il problema, per la Casa Bianca, è anzitutto aritmetico. Il SAVE America Act, progetto di legge che imporrebbe la prova della cittadinanza per registrarsi alle liste elettorali, l'obbligo di esibire un documento d'identità valido in tutto il Paese e forti limitazioni al voto via posta, non dispone né della maggioranza semplice né men che meno dei 60 voti necessari per superare l'ostruzionismo ("filibuster") dei democratici. Secondo i calcoli di The Hill, il Senato ha già esaminato la legge, integralmente o in parte, in almeno cinque votazioni, tutte concluse con un nulla di fatto.
Trump contro il filibuster, i senatori contro Trump
Da mesi Trump chiede per questo motivo ai repubblicani di eliminare o indebolire il filibuster, così da poter approvare la legge a maggioranza semplice. Mercoledì, durante un comizio in Georgia, il presidente ha alzato ulteriormente i toni: "Il Senato è il posto dove si mandano le cose quando si vuole che muoiano". Poi l'attacco diretto: "Chiamate tutti John Thune al Senato. È il leader del Partito repubblicano: ditegli di far approvare questa roba".
Lo scontro spacca il partito proprio mentre i repubblicani vorrebbero presentarsi uniti agli elettori in vista delle elezioni di metà mandato. "Non so chi abbia convinto il presidente che questo fosse un obiettivo raggiungibile", ha dichiarato il senatore texano John Cornyn, sconfitto alle primarie da uno sfidante sostenuto da Trump. "Questa cosa sta creando un plotone d'esecuzione circolare tra i repubblicani e siamo a 103 giorni dalle elezioni di metà mandato: non è una buona posizione in cui trovarci".
Il dissenso interno, tuttavia, non riguarda soltanto il metodo. Tra i contrari alla legge o alla modifica delle regole sull'ostruzionismo figurano senatori che Trump attacca regolarmente sui social: in particolare Lisa Murkowski dell'Alaska, Susan Collins del Maine, impegnata in una difficile corsa per la rielezione, e Thom Tillis del North Carolina, secondo il quale insistere sul provvedimento è una perdita di tempo. Giovedì Tillis ha difeso apertamente Thune: "Chiunque alla Casa Bianca pensi che Thune non sia un buon leader non è qualificato per svolgere il proprio lavoro". Anche Cornyn e Bill Cassidy della Louisiana, entrambi sconfitti alle primarie dopo che Trump aveva sostenuto i loro avversari, hanno ormai pochi incentivi a sacrificare le prerogative del Senato per sostenere le priorità presidenziali.
La destra della Camera alza la pressione
Ad alimentare la tensione contribuisce però anche la Camera dei Rappresentanti, dove una fazione dell'ultradestra MAGA ha ottenuto dallo speaker Mike Johnson l'impegno ad allegare una versione del SAVE America Act a ogni provvedimento importante trasmesso al Senato. Questa settimana i deputati hanno approvato, con 216 voti favorevoli e 214 contrari, una risoluzione di bilancio da 95 miliardi di dollari che apre la strada a un pacchetto approvabile a maggioranza semplice: circa 73 miliardi sarebbero destinati alla guerra con l'Iran e alla sicurezza nazionale, mentre altri 10 miliardi servirebbero a incentivare gli Stati ad adottare le restrizioni elettorali volute da Trump.
Thune ha però ammesso di non avere i numeri neppure per questa operazione: "Bisogna arrivare a 50 voti e, in questo momento, non riesco a contarne 50 nemmeno per approvare una risoluzione di bilancio". La priorità del Senato, ha aggiunto, resta il finanziamento del governo federale, necessario per evitare uno shutdown alla fine di settembre. In serata il leader repubblicano ha provato a ridimensionare lo scontro con la Casa Bianca, ma le ultime due settimane prima della pausa estiva si annunciano tutt'altro che tranquille, se questo è il presupposto.
