Donald Trump ha firmato venerdì il cosiddetto Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, ovvero la legge che introduce un nuovo pacchetto di misure contro Mosca con l'obiettivo di aumentare la pressione economica sulla Russia e spingerla a chiudere la guerra in Ucraina. La Camera dei Rappresentanti l'aveva approvata il 16 settembre con 262 voti contro 159, con un sostegno bipartisan ma anche l'opposizione di una parte dei democratici, mentre ad agosto il Senato l'aveva approvata con 86 voti contro 11. La legge porta il nome del senatore repubblicano Lindsey Graham, tra i principali promotori delle nuove sanzioni e uno dei più convinti sostenitori dell'Ucraina al Congresso, morto l'11 luglio a 71 anni per una dissezione aortica.
Le sanzioni contro Mosca
L'obiettivo è ridurre le entrate con cui la Russia finanzia la guerra, colpendo soprattutto il settore energetico e chi continua ad acquistare petrolio e gas russi. Il presidente potrà imporre dazi fino al 100% sui beni provenienti dai Paesi che figurano tra i cinque maggiori acquirenti di petrolio o gas naturale russo. Per il gas è prevista un'eccezione: le misure non si applicano se gli acquisti di un Paese rappresentano meno del 15% delle esportazioni annue complessive di gas della Russia e quel Paese sta compiendo passi significativi per ridurli. Le merci importate direttamente dalla Russia negli Stati Uniti potranno invece essere sottoposte a dazi fino al 500%.
Le sanzioni personali previste colpiscono anche il presidente russo Vladimir Putin, alti funzionari russi, vertici militari e degli apparati di sicurezza e soggetti stranieri che sostengono l'industria bellica di Mosca. Il provvedimento prevede inoltre misure contro la Banca Centrale russa e contro grandi istituti controllati dallo Stato, tra cui Sberbank, VTB e Gazprombank. Nel settore energetico vengono colpiti anche progetti russi di gas naturale liquefatto e nuovi progetti energetici nell'Artico.
Un capitolo specifico riguarda la cosiddetta flotta ombra, la rete di petroliere utilizzata per continuare a esportare materie prime russe aggirando le restrizioni internazionali. Le misure possono colpire le navi impiegate per eludere le sanzioni, i soggetti che le gestiscono o sostengono e le operazioni che facilitano il trasporto di petrolio russo sottoposto a restrizioni.
Il potere che la legge consegna a Trump
La legge attribuisce al presidente un margine molto ampio nell'applicazione delle nuove misure: Trump può decidere quali Paesi colpire, con quale aliquota e quando concedere una deroga. È uno dei punti contestati da una parte dei democratici, che sono preoccupati per l'estensione dei poteri presidenziali in materia commerciale.
Il tema è particolarmente sensibile dopo la sentenza di febbraio con cui la Corte Suprema, con sei voti contro tre, ha stabilito che l'International Emergency Economic Powers Act del 1977 non autorizza il presidente a imporre dazi. Trump aveva reagito introducendo un sovrapprezzo globale del 10% sulle importazioni sulla base di un'altra disposizione, la Section 122 del Trade Act del 1974.
Per mesi l'Amministrazione Trump era rimasta prudente sull'ipotesi di nuove sanzioni contro Mosca, ma in estate ha cambiato orientamento e sostenuto il compromesso bipartisan approvato dal Congresso. La Casa Bianca ha presentato l'autorità tariffaria come uno strumento per aumentare la pressione sulla Russia e favorire la conclusione della guerra.
Alla difesa aerea ucraina mancano ancora i Patriot
Nella stessa giornata il Dipartimento di Stato ha approvato una possibile vendita all'Ucraina di sistemi e attrezzature per la difesa aerea per 2,68 miliardi di dollari. Kyiv ha chiesto missili indicati nella notifica come "S-300 Clone" e GAM-67, sistemi missilistici antiaerei a gittata estesa con guida laser, lanciatori e relativi kit di modifica e radar RPS 202 per il contrasto ai droni. Secondo il Dipartimento di Stato, il pacchetto rafforza la capacità ucraina di fronteggiare le minacce attuali e future.
L'acquisto sarà finanziato attraverso una combinazione di contributi europei e fondi del programma Foreign Military Financing stanziati durante la precedente Amministrazione. La quota statunitense verrebbe conteggiata come contributo di capitale degli Stati Uniti al Fondo per la Ricostruzione dell'Ucraina attraverso un meccanismo di rimborso uno a uno. La vendita deve però ancora superare l'esame del Congresso.
Da settimane il governo ucraino denuncia soprattutto la penuria di intercettori per i sistemi Patriot, che restano l'unica arma nell'arsenale di Kyiv in grado di abbattere i missili balistici russi. Il problema rischia di aggravarsi con l'inverno: gli analisti prevedono che nei mesi freddi Mosca intensifichi gli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine.
Il 28 luglio, durante l'incontro alla Casa Bianca, Volodymyr Zelensky ha chiesto a Trump un pacchetto d'emergenza di intercettori Patriot in vista dell'inverno. Il presidente ucraino ha poi precisato ad Axios di puntare a ottenerne 300 entro la stagione fredda. Trump, contrariamente a quanto riportato in una prima versione di questo articolo, non ha respinto la richiesta: secondo Zelensky, ha promesso di provare ad aiutarlo, spiegando però che le forniture sono difficili anche per il fabbisogno americano legato alla guerra con l'Iran.
Nello stesso incontro Trump ha confermato la disponibilità a concedere all'Ucraina le licenze per produrre gli intercettori Patriot sul proprio territorio, una soluzione che richiederebbe comunque anni per raggiungere volumi significativi. Il pacchetto approvato venerdì dal Dipartimento di Stato, però, non comprende sistemi Patriot né i relativi intercettori o licenze di produzione.
La Cina si riserva di rispondere
La Cina si oppone alle sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti e si augura che gli Stati Uniti "si avvicinino" a Pechino. Il Ministero del Commercio cinese ha risposto così alla firma, da parte del presidente Donald Trump, della legge che introduce nuove sanzioni contro la Russia e consente dazi fino al 100% sulle merci dei Paesi che comprano petrolio russo. Nel comunicato il Ministero afferma di opporsi alle misure adottate senza un mandato delle Nazioni Unite e alle sanzioni secondarie, cioè quelle rivolte a chi intrattiene rapporti commerciali con un Paese colpito.
"La Cina ha sempre condotto normali rapporti commerciali e di cooperazione economica con gli altri Paesi, basandosi sui principi di uguaglianza e mutuo vantaggio", si legge nella nota. "Tale cooperazione non è diretta contro terze parti e non dovrebbe essere soggetta a interferenze o pressioni da parte loro." Il Ministero aggiunge che continuerà a seguire con attenzione le prossime mosse americane e che si riserva "il diritto di adottare tutte le misure necessarie" per proteggere la sovranità nazionale, gli interessi di sviluppo del Paese e i diritti delle imprese cinesi.
