La rete elettrica cubana è collassata di nuovo venerdì, lasciando senza corrente più di nove milioni di persone in tutta l'isola. È il sesto blackout nazionale da gennaio, quando la pressione degli Stati Uniti sulle forniture di petrolio a Cuba ha aggravato una crisi energetica che si fa già profonda. Il Ministero dell'Energia e delle Miniere ha annunciato l'interruzione sul proprio account X e ha fatto sapere di aver avviato i "protocolli di ripristino del servizio".
Se ha producido una desconexión total del Sistema Eléctrico.
— Ministerio de Energía y Minas Cuba 🇨🇺 (@EnergiaMinasCub) September 18, 2026
Ya comienzan a activarse los protocolos para la recuperación.
Secondo le autorità cubane, il guasto è partito dalle linee di trasmissione nella parte occidentale del Paese, provocando il cedimento del sistema fino alla provincia di Matanzas e successivamente è stata scollegata anche la sezione orientale. Il quotidiano ufficiale Granma ha riferito che condizioni meteorologiche "instabili" hanno ulteriormente aggravato la situazione. Al tramonto la corrente era tornata al 5% degli utenti dell'Avana, circa 862.000 in totale, mentre nelle province di Camagüey, Pinar del Río e Granma sono state create piccole "micro-isole" di distribuzione e riattivati i sistemi che alimentano ospedali e strutture di emergenza.
Una crisi energetica aggravata dalla stretta americana
I collassi della rete elettrica sono diventati sempre più frequenti negli ultimi due anni, sullo sfondo della grave crisi economica che attraversa l'isola, e si sono intensificati da gennaio con la stretta statunitense sulle forniture energetiche. Il 29 gennaio Trump ha firmato un ordine esecutivo che ha dichiarato un'emergenza nazionale nei confronti del governo cubano e istituito un meccanismo per imporre dazi ai Paesi che vendono o forniscono petrolio all'isola, direttamente o indirettamente. Le misure tariffarie adottate in base a quell'ordine sono state successivamente revocate il 20 febbraio, ma la pressione americana sulle forniture di petrolio a Cuba è proseguita.
Le restrizioni e le altre misure statunitensi hanno contribuito a ostacolare l'importazione sia del combustibile necessario alle centrali termoelettriche sia dei pezzi di ricambio per un'infrastruttura in molti casi obsoleta. Da gennaio è arrivata così una sola grande petroliera carica di greggio, la russa Anatoly Kolodkin, autorizzata da Washington a raggiungere Cuba alla fine di marzo. Esperti delle Nazioni Unite hanno criticato la stretta americana, definendola una violazione del diritto internazionale e mettendo in guardia dalle sue conseguenze umanitarie.
Gli ultimi due blackout nazionali prima di quello di venerdì risalivano all'inizio di agosto, dopo altre interruzioni totali o parziali in luglio e marzo e diversi guasti regionali. Anche quando la rete nazionale riesce a reggere, i cubani devono affrontare abitualmente interruzioni di corrente che possono superare le trenta ore consecutive. Ernesto Soberón Guzmán, rappresentante permanente di Cuba alle Nazioni Unite, ha parlato il mese scorso di una "punizione collettiva" in un'intervista alla CBS.
Gli effetti vanno ben oltre l'illuminazione: trasporti ridotti, orari di lavoro accorciati, voli cancellati e pesanti conseguenze sui servizi sanitari, oltre alle difficoltà nelle attività quotidiane che dipendono dall'elettricità, dalla cottura dei cibi all'approvvigionamento idrico, fino a internet e alla telefonia.
La pressione di Washington e le opzioni militari
L'Amministrazione americana sta intanto esaminando riservatamente una serie di opzioni per una possibile azione militare contro Cuba. Tra le ipotesi discusse figurava anche un assalto aereo guidato dall'Esercito, con migliaia di soldati della 101ª Divisione aviotrasportata, indicata dalle fonti della CBS come l'unica unità addestrata per un'operazione di quel tipo. L'opzione sarebbe stata illustrata durante un briefing alla fine di giugno. I funzionari citati dall'emittente hanno tuttavia precisato che quelle discussioni non indicavano che Trump o il Pentagono avessero deciso di procedere con un intervento militare di questo tipo.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che Washington preferisce una soluzione diplomatica, con una transizione pacifica verso un nuovo governo guidato da tecnocrati e disposto ad avviare riforme economiche, ma secondo la CBS il processo è rimasto fermo nonostante le pressioni della Casa Bianca in questo senso. Trump ha già indicato come possibile modello per Cuba l'operazione con cui gli Stati Uniti hanno rovesciato e arrestato l'ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, seguita dall'insediamento di una leadership più collaborativa nei confronti di Washington.
