Con 86 voti a favore e 12 contrari, il Senato degli Stati Uniti ha superato martedì sera il primo passaggio verso l'approvazione del pacchetto di sanzioni contro Russia e Iran intitolato a Lindsey Graham, il senatore repubblicano della South Carolina morto improvvisamente a metà luglio.
Era un voto procedurale, quello con cui l'aula decide di andare avanti verso il voto finale e per cui serve una maggioranza di 60 senatori su 100. Il risultato è andato ben oltre la soglia, con il sì di quasi tutti i repubblicani e della maggioranza dei democratici.
Il voto è arrivato poche ore dopo le cerimonie funebri per Graham al Campidoglio e alla Cattedrale nazionale di Washington. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nella capitale per i funerali, ha seguito la votazione dalla tribuna dell'aula.
Prima del voto Zelensky aveva visto i senatori a porte chiuse e li aveva ringraziati per il sostegno all'Ucraina, mentre la guerra si avvicina ai quattro anni e mezzo. Secondo Axios, insieme al presidente finlandese Alexander Stubb ha difeso la necessità di sanzioni e dazi sostenendo che la Russia si trova in una posizione perdente.
In giornata Zelensky aveva incontrato anche il presidente Trump per portargli le condoglianze. Su X ha scritto che Graham era "un vero amico dell'Ucraina". I due hanno discusso della ripresa del processo diplomatico e delle licenze per produrre gli intercettori Patriot (i missili americani per la difesa aerea).
Il pacchetto, ribattezzato in suo onore "Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act", prevede sanzioni obbligatorie contro funzionari e oligarchi russi e i loro familiari. Sanziona anche banche e istituzioni finanziarie del paese, oltre alla "flotta ombra", la rete di petroliere datate che Mosca usa per esportare petrolio aggirando le sanzioni occidentali.
Il repubblicano Roger Wicker, presidente della commissione Forze armate del Senato, ha detto in aula che la legge colpirà il presidente russo Vladimir Putin e la sua cerchia ristretta, oltre agli investimenti cinesi nella produzione bellica russa.
La legge dà inoltre al presidente una nuova autorità commerciale: dazi fino al 100% contro i paesi che comprano petrolio e gas dalla Russia o che aiutano Mosca ad aggirare le sanzioni, come Cina e India. Sono i cosiddetti dazi secondari, perché non colpiscono direttamente la Russia ma i paesi terzi che commerciano con lei.
Le misure si applicheranno ai cinque maggiori importatori di energia russa e ai cinque principali facilitatori dell'elusione. Sulle importazioni dirette dalla Russia i dazi potranno invece arrivare al 500%.
I senatori hanno aggiunto all'ultimo momento anche l'estensione delle sanzioni contro l'Iran in scadenza a fine anno, quelle che limitano i finanziamenti ai settori dell'energia e degli armamenti del paese. La proroga arriva mentre l'amministrazione cerca un accordo di pace duraturo per la guerra in Medio Oriente.
Graham e il democratico Richard Blumenthal lavoravano al progetto dall'aprile del 2025 e il testo aveva raccolto 62 cofirmatari. La Casa Bianca lo ha però frenato per mesi chiedendo più margine di manovra per il presidente nella scelta di chi sanzionare e in quale misura.
Graham, che era stato decisivo nel convincere Trump a continuare a sostenere l'Ucraina, aveva annunciato da Kyiv pochi giorni prima di morire di aver ottenuto il via libera sul testo rivisto. Era appena rientrato a Washington quando è morto.
La nuova versione amplia l'elenco delle entità russe soggette a sanzioni obbligatorie e impone all'amministrazione di riferire regolarmente al Congresso. Al presidente resta però la facoltà di sospendere le misure se certifica che è necessario per la sicurezza nazionale.
L'accordo finale, che ha dato al pacchetto il nuovo nome e vi ha inserito le sanzioni sull'Iran, è stato presentato martedì da un gruppo bipartisan guidato da Blumenthal e da Darline Graham. La sorella del senatore gli è subentrata diventando la prima donna a rappresentare la South Carolina al Senato. "Non c'è modo migliore di onorare l'eredità del senatore Graham che portare avanti questo accordo bipartisan", hanno scritto i senatori in una dichiarazione congiunta.
Tra i contrari ci sono 11 democratici e un solo repubblicano (Rand Paul, del Kentucky). Una parte dei democratici non vuole affidare al presidente nuovi poteri sui dazi, dopo che negli ultimi mesi li ha già usati scavalcando le prerogative commerciali del Congresso.
Il senatore del Vermont Peter Welch, uno dei contrari, ha detto in un'intervista al New York Times che la legge definisce in modo troppo vago i "facilitatori" della vendita di petrolio russo contro cui la Casa Bianca potrà usare i dazi. Il presidente potrebbe così prendere di mira "qualsiasi paese per qualsiasi motivo, purché lo etichetti come facilitatore". "Sono favorevole a usare dazi e sanzioni per comprimere le entrate russe, ma bisogna essere specifici", ha aggiunto.
I promotori hanno comunque modificato il testo per esentare dai dazi secondari gli alleati degli Stati Uniti che comprano ancora piccole quantità di energia russa, a condizione che stiano riducendo in modo verificabile la loro dipendenza.
L'approvazione definitiva al Senato è considerata probabile, ma poi il testo dovrà passare alla Camera, che è andata in pausa estiva la settimana scorsa senza averlo esaminato e tornerà a fine agosto.
Il presidente e lo speaker della Camera Mike Johnson si sono detti favorevoli, mentre una parte dei deputati democratici potrebbe opporsi per gli stessi timori sui poteri commerciali. La repubblicana Katie Britt, tra le prime sostenitrici del pacchetto, ha detto di sperare che la Camera torni subito a Washington per approvarlo.
