Donald Trump ha detto che Washington sta discutendo con Kyiv la concessione di una licenza per produrre in Ucraina una versione "meno avanzata" degli intercettori del sistema Patriot. "Parliamo di una versione meno avanzata. Capite cosa intendo? Molto meno moderna", ha spiegato il presidente ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, di ritorno dalla visita in Irlanda. Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti producono "più missili Patriot che mai" e che, sebbene molte munizioni siano state consegnate all'Ucraina, le scorte americane si stanno ricostituendo "molto in fretta".
Trump aveva già promesso quella licenza al presidente ucraino Volodymyr Zelensky all'inizio di luglio, durante il vertice NATO di Ankara: "Ti daremo una licenza per costruire i Patriot". Il 31 luglio, durante una riunione di governo, aveva però fatto marcia indietro. "Non l'abbiamo concordato", aveva detto, spiegando che "è difficile cedere una tecnologia del genere" perché chi la riceve "un giorno può rivoltarsi contro di te". Il 7 agosto, di fronte alle richieste di Kyiv, era andato oltre: "Anche noi vogliamo i missili", aveva risposto, accusando l'ex presidente Joe Biden di aver già fornito troppo all'Ucraina.
La guerra con l'Iran ha eroso le scorte americane
Dietro la prudenza della Casa Bianca pesa anche la guerra con l'Iran. Dall'inizio del conflitto, il 28 febbraio, gli Stati Uniti avrebbero consumato circa il 65% dei propri intercettori Patriot e ne resterebbero meno di mille, secondo le stime del Center for Strategic and International Studies, centro studi di Washington. Il sistema Patriot è costruito da RTX, l'ex Raytheon, mentre gli intercettori più moderni, i PAC-3 MSE, sono prodotti da Lockheed Martin: oltre 600 all'anno, con l'obiettivo di arrivare a 2.000 entro il 2030 grazie a un accordo con il Pentagono.
Per l'Ucraina questi intercettori rappresentano una delle poche difese efficaci contro i missili balistici russi. Zelensky ha quindi chiesto più volte di poterne acquistare una quota direttamente dalle scorte americane. Kyiv dispone oggi di un quantitativo equivalente a circa l'1% del totale delle scorte statunitensi. "Se ci vendessero il 5%, supereremo l'inverno e salveremo vite. Se ci vendessero il 10%, distruggeremo tutti i missili balistici russi", aveva detto ad agosto alla CNN. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha però escluso questa strada: "Abbiamo le nostre esigenze di difesa. Prima di aiutare gli altri, dobbiamo assicurarci che le nostre scorte siano sempre sufficienti".
Neppure ottenere la licenza risolverebbe il problema nel breve periodo. Il 2 settembre, al Brian Kilmeade Show di Fox News, Rubio aveva confermato che la trattativa era in corso "proprio adesso", avvertendo però che "anche con una licenza, aumentare la produzione richiede anni per costruire le fabbriche" e che la produzione ucraina "non risolverà il problema nel breve periodo".
Londra archivia il "compromesso di Anchorage"
Mentre Washington apre ancora una volta alla possibilità di produrre missili Patriot in Ucraina, il governo britannico ritiene che Donald Trump si stia progressivamente allontanando da Vladimir Putin. "Vede che l’Ucraina sta andando meglio e quindi non è più schierato dalla parte di Putin come lo era prima", ha dichiarato Jonathan Powell, Consigliere per la Sicurezza Nazionale del primo ministro britannico, intervenendo a Kyiv alla Yalta European Strategy, la conferenza annuale dedicata all’Ucraina e all’Europa. Nello stesso intervento, riportato dalla BBC, Powell ha affermato che "il cosiddetto compromesso di Anchorage è definitivamente morto. Possiamo smettere di preoccuparcene. È finito".
Con questa formula il Cremlino indica l'intesa preliminare che Trump e Putin avrebbero raggiunto nell'agosto 2025 durante il vertice nella base militare di Anchorage, in Alaska. I contenuti del presunto accordo non sono mai stati resi pubblici, ma secondo Mosca prevedevano la cessione dell'intero Donbass alla Russia in cambio del congelamento del fronte nel sud dell'Ucraina. Secondo fonti citate da Bloomberg, Putin era uscito dal vertice convinto di aver ottenuto il consenso di Trump alla cessione del Donbass, mentre secondo il Washington Post avrebbe chiesto il controllo di tutte e quattro le regioni ucraine annesse da Mosca nel 2022. Washington ha sempre negato che ad Anchorage si fosse raggiunto un accordo, sostenendo che si fosse trattato soltanto di proposte.
Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ne dà una versione opposta. La Russia, sostiene, avrebbe accettato "completamente" la proposta americana, trattando "da uomo a uomo": "Ci siamo stretti la mano". Poi i leader dell'Unione Europea e Zelensky si sarebbero "appesi alle braccia di Trump" fino a "seppellire" l'intesa. A quel punto Rubio avrebbe chiesto di cercare "nuovi approcci".
Secondo Powell, oggi Mosca non sostiene più che gli Stati Uniti abbiano accettato la rinuncia di Kyiv ai territori e alla prospettiva di entrare nella NATO. Questo, a suo giudizio, apre la strada a un vero negoziato, "invece di aspettare semplicemente che gli ucraini consegnino territori che i russi non sono mai riusciti a conquistare". "La strategia è esercitare abbastanza pressione da spingere Putin a voler negoziare", ha aggiunto. Negli stessi giorni, però, l'inviato americano Jared Kushner che di recente era stato proprio nella capitale Kyiv ha ripetuto che Putin ha indicato la linea che vuole raggiungere e che, se l'Ucraina accettasse di ritirarsi fino a quel limite, "il resto dell'accordo" sarebbe già pronto.
