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Kushner: "Se Kyiv fa un passo indietro, l'accordo sull'Ucraina è pronto"
Jared Kushner con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al Palazzo Mariinsky di Kyiv, il 6 settembre 2026. Credito: Daniel Torok / The White House — opera del Governo degli Stati Uniti.
Politica estera 2 min di lettura

Kushner: "Se Kyiv fa un passo indietro, l'accordo sull'Ucraina è pronto"

Secondo il genero del presidente Donald Trump e di recente suo inviato a Mosca assieme a Steve Wiktoff, gran parte dell'intesa è pronta, ma Kyiv rifiuta ancora di ritirarsi dalla regione di Donetsk.

Il nodo territoriale resta il principale ostacolo a un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Lo ha detto Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump e uno degli inviati statunitensi impegnati nel negoziato, intervenendo in collegamento video l'11 settembre al forum Yalta European Strategy di Kyiv. Secondo Kushner, Washington ha ormai definito gran parte della cornice di una possibile intesa, comprese le garanzie di sicurezza e i meccanismi destinati a impedire una ripresa dei combattimenti.

Durante i colloqui di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha illustrato agli americani le proprie richieste territoriali. "Se l'Ucraina accettasse di arretrare fino a quella linea, il resto dell'accordo sarebbe sostanzialmente pronto. Ma al momento l'Ucraina non intende farlo", ha specificato Kushner. La richiesta russa riguarda in particolare il ritiro delle forze ucraine dalla parte della regione di Donetsk che resta sotto il controllo di Kyiv. L'Ucraina continua a escludere un ritiro dei suoi soldati da quei territori.

Washington intende cercare quindi, nelle parole di Kushner, una "soluzione creativa" che non contrasti con gli obiettivi ucraini e che, allo stesso tempo, possa convincere la Russia a fermare la guerra. L'inviato ha invitato le parti a guardare anche alle opportunità di sviluppo economico che potrebbero aprirsi dopo il conflitto e ha espresso la speranza che nelle prossime settimane possano essere annunciati nuovi passi. L'obiettivo immediato americano è quantomeno quello di riportare Russia e Ucraina allo stesso tavolo insieme agli Stati Uniti.

Mosca non considera chiuso il resto dell'accordo

Il Cremlino, però, da parte sua non conferma che tutti gli altri punti dell'intesa siano già stati definiti. Anzi proprio dopo il colloquio del 5 settembre, il consigliere di Putin per la politica estera Yuri Ushakov aveva riferito che il presidente russo ha ribadito la necessità di affrontare quelle che Mosca definisce le "cause profonde" del conflitto e che gli inviati americani avevano presentato una serie di proposte sui possibili percorsi verso un accordo.

Il 9 settembre Ushakov ha inoltre detto di non avere ancora visto la "roadmap" americana per la soluzione della guerra, pur confermando che durante i colloqui con Kushner e Steve Witkoff era stata discussa anche la possibilità di riprendere i contatti con Kyiv in un formato trilaterale con gli Stati Uniti.

Putin punta ancora sull'offensiva

Witkoff e Kushner sono stati a Mosca il 5 settembre e il giorno successivo a Kyiv. Per entrambi era la prima visita nella capitale ucraina nel ruolo di negoziatori statunitensi. I colloqui non hanno prodotto alcuna svolta negoziale, ma Washington sostiene che dalle due tappe sia emerse nuove idee da poter eventualmente sviluppare in un eventuale nuovo round trilaterale.

Tuttavia, sul campo di battaglia non sono emersi segnali di un cambiamento nella strategia del Cremlino. Secondo fonti citate da Bloomberg dopo l'incontro con gli inviati americani, Putin resta infatti fortemente intenzionato a proseguire la guerra e punta a conquistare l'intera regione di Donetsk, nella convinzione che l'esercito russo possa raggiungere questo obiettivo nei prossimi sei mesi, dopo aver spostato in avanti questa scadenza per la sedicesima volta dall'inizio dell'invasione su larga scala.

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