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Gli Stati Uniti offrono combustibile nucleare all'Iran in cambio dello stop all'arricchimento
Il Segretario all'Energia degli Stati Uniti Chris Wright durante un evento del Dipartimento dell'Energia, il 25 agosto 2026. Credito: Sarah Wood / U.S. Department of Energy — opera del governo degli Stati Uniti.
Politica estera 3 min di lettura

Gli Stati Uniti offrono combustibile nucleare all'Iran in cambio dello stop all'arricchimento

Il segretario all'Energia Chris Wright propone di rifornire Teheran dall'estero, ma avverte che un programma atomico segreto troverebbe l'esercito americano. Senza ispettori dal 2025, Washington non sa dove sia l'uranio arricchito in possesso di Teheran.

Gli Stati Uniti sono pronti a fornire combustibile nucleare all'Iran se Teheran rinuncerà al proprio programma di arricchimento dell'uranio. Lo ha detto il segretario all'Energia Chris Wright in un'intervista a Bloomberg: "Possiamo fornire il combustibile dall'estero. Potrebbero rientrare nella comunità delle nazioni e portare pace e prosperità al loro popolo". È la stessa richiesta che Stati Uniti e Israele rivolgono da mesi a Teheran: smantellare le centrifughe e cessare l'arricchimento dell'uranio.

Wright ha spiegato che per Washington la strada preferita resta il negoziato, ma ha indicato anche l'alternativa. Secondo il Segretario, l'Iran può scegliere di mantenere clandestinamente un programma per l'arma atomica, "sepolto, nascosto e coperto da menzogne", e trovarsi di fronte l'esercito americano, "che garantirà che non sviluppino armi nucleari". In un modo o nell'altro, ha aggiunto, il programma nucleare iraniano finirà.

Nella stessa intervista Wright ha raffreddato le aspettative sullo Stretto di Hormuz, mentre l'Iran si prepara a presentare ai Paesi del Golfo l'accordo raggiunto con l'Oman per una rotta di navigazione temporanea. "Contare oggi su un'intesa consensuale con l'Iran non è certo una buona scommessa", ha detto Wright. Secondo il Segretario, le rotte alternative allo Stretto continuano a garantire circa 10 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti raffinati. Wright ha aggiunto che gli Stati Uniti stanno rafforzando la propria filiera dell'uranio e che il Dipartimento dell'Energia è vicino alla conclusione di accordi di lungo periodo per la produzione e la collaborazione con i partner.

Senza ispettori, resta incerta la collocazione dell'uranio

Dal giugno 2025 l'Iran non consente più agli ispettori internazionali di verificare lo stato e la collocazione delle proprie scorte di uranio altamente arricchito. "Non avere ispettori sul terreno, non avere alcuna visibilità, rappresenta un ulteriore livello di inadempienza ed è assolutamente preoccupante", ha detto Wright. Secondo le stime dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), Teheran disponeva prima della guerra di circa 440 kg di uranio arricchito fino al 60%, una concentrazione vicina a quella necessaria per produrre materiale utilizzabile in più armi atomiche.

Il 10 settembre il direttore generale dell'AIEA, Rafael Grossi, ha riferito che le immagini satellitari mostrano "alcuni segnali di movimento" attorno al cantiere di Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo fortificato vicino a Natanz, dove si trova il principale impianto iraniano per l'arricchimento dell'uranio. L'intelligence occidentale sospetta che il sito possa ospitare attività nucleari non dichiarate, ma Grossi ha precisato che l'Agenzia non dispone di "informazioni concrete" su ciò che vi stia avvenendo. Nella stessa settimana, il Consiglio dei governatori dell'AIEA ha deferito nuovamente l'Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la mancata collaborazione con le verifiche.

Il confronto si sposta ora a Vienna, dove lunedì 14 settembre si apre la Conferenza generale dell'AIEA e dove è atteso anche Wright. Il vicepresidente iraniano e capo dell'Organizzazione per l'Energia Atomica, Mohammad Eslami, non potrà partecipare: un comitato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dopo un'obiezione degli Stati Uniti, ha respinto la richiesta di deroga al divieto di viaggio presentata dall'Austria, Paese ospitante. Vienna gli ha quindi negato l'ingresso. L'ambasciatore iraniano presso l'AIEA, Reza Najafi, ha parlato di "una grave violazione" dei diritti di Teheran, che ha convocato l'incaricato d'affari austriaco.

Tra diplomazia e opzioni militari

Le scorte di uranio arricchito possedute dall'Iran sono anche uno dei principali ostacoli ai negoziati per porre fine alla guerra iniziata il 28 febbraio. Ad aprile l'Amministrazione di Donald Trump aveva discusso l'ipotesi di sbloccare 20 miliardi di dollari di beni iraniani congelati in cambio della consegna del materiale arricchito, ma Teheran ha escluso di cederlo agli Stati Uniti.

Nel caso in cui la trattativa fallisse, a fine luglio il New York Post aveva riferito che i pianificatori militari americani stavano valutando una complessa operazione di terra per recuperare l'uranio dai siti nucleari iraniani, compresi Fordow e Isfahan.

Secondo il quotidiano newyorkese, sarebbero però necessarie migliaia di truppe per mettere in sicurezza gli impianti, neutralizzare eventuali trappole esplosive e riaprire gli ingressi danneggiati, mentre il recupero del materiale sarebbe affidato a una squadra più ristretta di forze speciali. Joseph Rodgers, del Center for Strategic and International Studies, ha detto al giornale che un'operazione del genere potrebbe diventare "la più sofisticata della intera storia militare del mondo".

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