Nonostante le sconfitte, la Corte Suprema ha rafforzato il potere di Trump

Nel bilancio del suo anno giudiziario la Corte ha bocciato dazi, ius soli e il licenziamento di una governatrice della Fed, ma ha ampliato come mai prima i poteri della presidenza

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Nonostante le sconfitte, la Corte Suprema ha rafforzato il potere di Trump
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha chiuso il suo anno giudiziario infliggendo al presidente Donald Trump tre sconfitte pesanti, ma nel complesso ha ampliato i poteri della presidenza come non era mai accaduto prima.

Le tre bocciature hanno riguardato i dazi globali, il tentativo di cancellare la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo americano e la volontà di licenziare una governatrice della Federal Reserve, la banca centrale statunitense. In ciascun caso la maggioranza conservatrice, formata da sei giudici su nove, ha stabilito che l'azione del presidente contrastava con il testo delle leggi federali.

Dietro queste sconfitte, però, la stessa maggioranza ha consegnato a Trump un controllo nuovo su ampie aree del governo federale. La decisione più importante per gli equilibri di Washington ha riguardato gli enti regolatori indipendenti. La Corte ha ribaltato un precedente del 1935, noto come Humphrey's Executor, che proteggeva i vertici di queste autorità dai licenziamenti decisi dal presidente. Si tratta di commissioni bipartisan che vigilano su settori chiave della vita americana, dalle contrattazioni di borsa alle centrali nucleari, dai trasporti alla sicurezza dei prodotti di consumo. Ora Trump e i suoi successori potranno rimuoverne i membri per qualsiasi motivo o senza alcun motivo, nonostante il Congresso le avesse concepite per restare libere da interferenze politiche.

Nella sua opinione dissenziente, la giudice Sonia Sotomayor ha scritto che la sentenza dà al presidente "un potere sconosciuto persino alla Corona inglese contro cui si ribellarono" i Padri fondatori. Il risultato, ha aggiunto, è "un presidente che emerge con un potere molto più grande che mai", un potere "che né il popolo, né il Congresso, né la Costituzione gli hanno conferito". Alcuni giuristi hanno definito quella decisione la più favorevole al potere presidenziale nella storia della Corte.

Sul fronte dell'immigrazione la Corte ha lasciato ampio margine all'amministrazione. Con una serie di decisioni prese a maggioranza di sei a tre ha reso più facile respingere i richiedenti asilo senza dare loro la possibilità di chiedere rifugio ed espellere i titolari di green card sospettati di un reato ma non ancora condannati. I giudici conservatori hanno anche impedito ai tribunali di esaminare le ragioni con cui l'amministrazione ha revocato la protezione umanitaria a centinaia di migliaia di migranti che vivevano legalmente negli Stati Uniti da decenni.

Molte di queste decisioni sono arrivate attraverso il cosiddetto shadow docket, la corsia d'emergenza con cui i giudici si pronunciano rapidamente sui casi urgenti, senza udienze pubbliche e spesso senza spiegare le ragioni giuridiche. Per questa via la Corte ha permesso a Trump di condurre retate contro gli immigrati che possono prendere di mira le persone anche in base all'etnia o alla lingua, di tagliare fondi alla ricerca su minoranze etniche e persone LGBT e di negare ai richiedenti il passaporto con il genere corrispondente alla loro identità.

Ad aprile la maggioranza conservatrice ha svuotato una parte importante del Voting Rights Act, la legge del 1965 che protegge il diritto di voto delle minoranze. La sentenza ha reso più difficile contestare le mappe elettorali giudicate discriminatorie e ha aperto la strada agli Stati del Sud guidati dai repubblicani per smantellare i collegi a maggioranza nera o latina, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Gli elettori neri e latini tendono a votare per i democratici, che i repubblicani vogliono tenere lontani dal controllo del Congresso.

La sconfitta più clamorosa è arrivata l'ultimo giorno, quando la Corte ha respinto l'ordine esecutivo con cui Trump voleva negare la cittadinanza per nascita ai figli di alcuni immigrati. I giudici hanno stabilito che il provvedimento violava il Quattordicesimo emendamento della Costituzione, che riconosce la cittadinanza a chi nasce negli Stati Uniti ed è "soggetto alla sua giurisdizione".

In quasi tutti i passaggi decisivi la regia è stata del presidente della Corte, John Roberts, di solito considerato un giudice cauto, propenso a decidere solo lo stretto necessario. Sui temi del potere presidenziale, però, negli ultimi anni ha mostrato la volontà di spingersi lontano. È stato lui a scrivere sia la sentenza che ha bocciato i dazi sia quella che ha esteso il controllo del presidente sugli enti regolatori.

Accanto a Roberts, i giudici più conservatori in alcuni casi si sarebbero spinti oltre. Clarence Thomas e Samuel Alito non hanno mai votato contro il presidente e, insieme a Brett Kavanaugh, avrebbero riconosciuto a Trump il potere di imporre dazi che la legge usata non prevedeva. Thomas e Alito avrebbero anche approvato l'invio della Guardia Nazionale, la forza di riserva militare a disposizione degli Stati e del governo federale, nelle città americane e la cancellazione della cittadinanza alla nascita. Sul fronte opposto, le tre giudici progressiste Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson si sono schierate contro ogni tentativo di allargare i poteri della presidenza.

Le divisioni ideologiche si sono fatte più nette: le decisioni prese a sei contro tre lungo linee di schieramento sono salite al 22% del totale, contro il 9% dell'anno precedente. La bocciatura dei dazi, decisa a febbraio, aveva spinto il presidente ad attaccare in termini personali i sei giudici che gli avevano dato torto, compresi due da lui stesso nominati, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett. Trump aveva detto che i due erano "un imbarazzo per le loro famiglie".

A metà del suo secondo mandato Trump ha ottenuto dalla Corte un bilancio molto più favorevole di quello del suo predecessore democratico Joe Biden, che pure si era trovato di fronte a una composizione di giudici quasi identica. Il movimento giuridico conservatore, che per anni aveva puntato a ribaltare il precedente del 1935, festeggia un traguardo storico e ne attribuisce il merito proprio a Roberts, un giudice che quello stesso mondo aveva spesso criticato.

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