A giugno gli Stati Uniti hanno creato solo 57.000 posti di lavoro, la metà del previsto

La disoccupazione scende al 4,2%, ma perché 720.000 persone sono uscite dalla forza lavoro. I salari crescono meno dell'inflazione e la Fed valuta se alzare i tassi alla riunione di fine luglio.

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A giugno gli Stati Uniti hanno creato solo 57.000 posti di lavoro, la metà del previsto
Lynn Friedman, 2023, Flickr, CC BY-NC-ND 2.0

L'economia americana ha creato 57.000 posti di lavoro a giugno, circa la metà dei 110-113.000 previsti dagli economisti. Il dato, diffuso giovedì dal Bureau of Labor Statistics, l'ufficio federale di statistica sul lavoro, segna un rallentamento netto rispetto ai mesi precedenti. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,3 al 4,2%, ma per una ragione poco incoraggiante: centinaia di migliaia di persone hanno smesso di cercare un impiego.

Le stime dei due mesi precedenti sono state riviste al ribasso: aprile passa da 179.000 a 148.000 posti e maggio da 172.000 a 129.000, per un totale di 74.000 posti in meno rispetto a quanto comunicato in precedenza. La media degli ultimi tre mesi resta comunque sopra i 110.000 posti al mese e nella prima metà del 2026 l'economia ha aggiunto in media 92.000 posti al mese, molto più dei circa 10.000 mensili del 2025. In tutto l'anno scorso erano stati creati 181.000 posti, contro 1,5 milioni nel 2024.

Il calo più vistoso riguarda turismo e ristorazione: il settore ha perso 61.000 posti nonostante il Mondiale di calcio in corso negli Stati Uniti, per via di assunzioni stagionali più deboli del solito. La sanità e l'assistenza sociale hanno aggiunto 46.600 posti, i servizi professionali e alle imprese 36.000, le costruzioni 11.000 e la manifattura 3.000. Hanno perso posti anche l'informazione (-9.000) e il commercio al dettaglio (-7.500). Il settore privato nel suo complesso ha aggiunto appena 49.000 posti, mentre il pubblico ne ha aggiunti 8.000.

La disoccupazione è scesa perché la forza lavoro si è ridotta di 720.000 persone in un mese. Il tasso di partecipazione, cioè la quota di americani che lavorano o cercano un lavoro, è calato al 61,5%, il livello più basso degli ultimi cinque anni. Il calo ha riguardato soprattutto le persone tra i 25 e i 54 anni: in questa fascia la quota di attivi è passata dall'83,9 all'83,3%, il calo mensile più forte dal 2009 se si esclude la pandemia. Il dato viene dall'indagine sulle famiglie, più volatile di quella sulle imprese da cui arrivano i numeri sui posti di lavoro, e potrebbe rientrare nei prossimi mesi. Preoccupa anche il numero dei disoccupati di lungo periodo, fermi da almeno 27 settimane: sono 1,9 milioni, 286.000 in più rispetto a un anno fa.

I salari orari sono cresciuti dello 0,3% nel mese e del 3,5% su base annua, meno dell'inflazione, che a maggio era al 4,2%: è il secondo mese consecutivo in cui i prezzi corrono più delle buste paga, uno dei motivi principali per cui la fiducia dei consumatori resta bassa. L'inflazione è spinta dai costi dell'energia legati alla guerra con l'Iran, anche se i prezzi della benzina sono scesi nelle ultime settimane con la tregua, e dagli investimenti nei data center per l'intelligenza artificiale.

Il rapporto è l'ultimo sul lavoro prima della riunione della Federal Reserve, la banca centrale americana, in programma il 28 e 29 luglio, la seconda guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh. Con l'inflazione sopra il 4% da mesi, metà dei membri del comitato di politica monetaria prevede almeno un rialzo dei tassi entro la fine dell'anno, oggi fermi tra il 3,5 e il 3,75%. Un mercato del lavoro più debole riduce però la pressione a stringere: dopo la pubblicazione dei dati i mercati hanno alzato all'82% la probabilità che la Fed lasci i tassi invariati a luglio, dal 68% precedente.

Per la Casa Bianca il rapporto conferma la solidità del mercato del lavoro: il portavoce Kush Desai ha scritto sui social che i numeri riflettono l'agenda economica del presidente, citando in particolare la crescita della manifattura, il settore su cui l'amministrazione ha puntato con i dazi. Dopo le perdite del 2024 e del 2025, la manifattura ha aggiunto 18.000 posti da inizio anno, una crescita lenta ma in controtendenza.

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