La Corte Suprema dà via libera a Trump: revocate le protezioni per 350mila haitiani
Con una decisione presa 6 voti contro 3, la maggioranza conservatrice consente all'Amministrazione Trump di cancellare il Temporary Protected Status. Per i giudici, le frasi di Trump su Haiti non bastano a dimostrare una discriminazione.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato l'Amministrazione di Donald Trump a revocare le protezioni legali per centinaia di migliaia di immigrati che finora potevano restare nel Paese per ragioni umanitarie. Con 6 voti a favore e 3 contrari, la maggioranza conservatrice ha respinto la tesi secondo cui òa Casa Bianca avrebbe agito per pregiudizio razziale quando la Segretaria alla Sicurezza interna, Kristi Noem, ha posto fine al Temporary Protected Status per gli immigrati haitiani.
Trump ha più volte usato parole denigratorie contro Haiti, definendolo un Paese sporco e pieno di malattie, e ha sostenuto che gli immigrati haitiani stanno "avvelenando il sangue" dell'America. Per la Corte, però, quelle dichiarazioni non bastano a dimostrare un intento discriminatorio. "Nessuna delle dichiarazioni citate, né del presidente né dalla Segretaria, era apertamente razzista, e nella sostanza tutte esprimevano posizioni politiche che possono fondarsi su giustificazioni neutre rispetto all'etnia haitiana", ha scritto il giudice Samuel Alito nell'opinione firmata dalla maggioranza dei giudici.
Che cosa cambia per gli immigrati
La sentenza della Corte Suprema revoca i blocchi con cui i tribunali inferiori avevano sospeso la cancellazione del programma durante i ricorsi e rimanda il caso nel merito ai giudici di grado inferiore. Nel frattempo, però, l'Amministrazione può procedere a porre fine TPS per circa 350.000 persone arrivate da Haiti e per altri 6.000 dalla Siria. La decisione apre inoltre la strada alla revoca delle protezioni per gli immigrati provenienti da altri Paesi in via di sviluppo, tra cui Afghanistan, Nepal, Sud Sudan e Venezuela.
Il Temporary Protected Status era stato creato dal Congresso nel 1990. Si tratta di uno status che permette agli immigrati considerate idonei di restare temporaneamente negli Stati Uniti e di lavorare legalmente quando i loro Paesi d'origine sono colpiti da guerre, disastri naturali o epidemie. Quando Trump è tornato alla Casa Bianca l'anno scorso, circa 1,3 milioni di immigrati provenienti da 17 Paesi vivevano legalmente negli Stati Uniti proprio grazie al TPS. La sua Amministrazione si è mossa per cancellare lo status ai migranti provenienti da 13 di questi Paesi, sostenendo che le Amministrazioni precedenti avessero abusato del programma rinnovandolo di continuo.
Il dissenso dei giudici liberal
Le associazioni che difendono i diritti dei migranti avevano presentato una serie di ricorsi, accusando l'Amministrazione Trump di aver aggirato le procedure e, in alcuni casi, di aver agito con ostilità verso le minoranze etniche. La giudice della Corte Suprema Elena Kagan, nella sua opinione di dissenso, ha citato diverse frasi di Trump su Haiti, comprese le accuse secondo cui gli immigrati haitiani mangerebbero cani e gatti o "probabilmente hanno l'AIDS". Sono parole, ha scritto Kagan, "così ripugnanti e venate di razzismo che la maggioranza rinuncia a metterle per iscritto".
Alcuni immigrati che perderanno il TPS potranno ora chiedere altre forme di protezione, come l'asilo. Ma queste vie sono spesso più difficili da percorrere ed ottenere. Ciò significa nei fatti che per molti beneficiari la cancellazione dello status decisa dalla Corte Suprema potrebbe significare il rischio concreto di un rimpatrio imminente, nonostante molti di loro vivono negli Stati Uniti da anni, abbiano superato i controlli periodici sui loro precedenti penali e alcuni abbiano persino coniugi o figli cittadini americani.
Sempre oggi, la Corte Suprema ha rafforzato la linea dura di Trump sull'immigrazione con una seconda sentenza, anch'essa firmata da Alito, che consente all'Amministrazione Trump di respingere le persone al confine tra Stati Uniti e Messico senza dare loro la possibilità di chiedere formalmente asilo sul territorio statunitense. Anche in questo caso la decisione è stata presa con un voto di 6 a 3, con i giudici liberal dissenzienti. In attesa dinanzi alla Corte resta però ancora un'altra misura simbolo della linea dura di Trump: il tentativo di negare la cittadinanza per nascita ai figli degli immigrati senza documenti, sul quale però anche diversi giudici conservatori sembravano essere scettici durante l'audizione.