La Corte Suprema boccia Trump sullo ius soli, mentre approva i divieti per le atlete transgender
Nell'ultimo giorno del mandato i giudici hanno respinto 5-4 l'ordine che cancellava la cittadinanza ai figli di immigrati irregolari, ma hanno dato ragione agli Stati che escludono le atlete trans.
La Corte Suprema ha respinto oggi l'ordine esecutivo con cui Donald Trump voleva cancellare la cittadinanza di nascita per i figli degli immigrati irregolari, riaffermando il principio secondo cui quasi chiunque nasca sul territorio degli Stati Uniti è cittadino americano. La decisione, presa con 5 voti contro 4, rappresenta una sconfitta pesante per una delle politiche simbolo del secondo mandato del presidente. A dissentire sono stati tre giudici conservatori, Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Samuel Alito. Un quarto giudice conservatore, Brett Kavanaugh, si è unito alla maggioranza per bloccare l'ordine, ma fondando la propria posizione su una legge federale più che sulla Costituzione.
La cittadinanza per nascita è garantita dal Quattordicesimo Emendamento, approvato nel 1868 dopo la Guerra civile per assicurare la cittadinanza agli ex schiavi. Il testo stabilisce che "tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione" sono cittadine americane. Lo scontro legale si è concentrato proprio su quella formula, "soggette alla giurisdizione", che l'amministrazione Trump voleva interpretare in senso restrittivo. Il presidente della Corte, John Roberts, ha scritto per conto della maggioranza che i bambini nati negli Stati Uniti da genitori irregolari o presenti temporaneamente nel Paese sono cittadini fin dalla nascita. "La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto Roberts, aggiungendo: "Manteniamo quella promessa oggi".
L'ordine di Trump e il rischio di una generazione senza cittadinanza
Trump aveva firmato l'ordine esecutivo nel gennaio 2025, nel primo giorno del suo secondo mandato. Il provvedimento, intitolato "Proteggere il significato e il valore della cittadinanza americana", puntava a negare la cittadinanza automatica ai bambini nati da genitori entrati illegalmente negli Stati Uniti o presenti con un visto temporaneo, come quelli per studio, lavoro o turismo. L'ordine non è mai entrato in vigore, perché diversi tribunali federali lo avevano bloccato giudicandolo incompatibile con la Costituzione.
La sentenza conferma anche il precedente storico del 1898, quando la Corte ha riconosciuto la cittadinanza americana a Wong Kim Ark, nato a San Francisco da immigrati cinesi. Da allora il principio della cittadinanza per nascita è rimasto saldo, con poche eccezioni, come i figli dei diplomatici stranieri. L'Smministrazione Trump sosteneva invece che il Quattordicesimo emendamento fosse stato frainteso per oltre un secolo e che i suoi autori non avessero mai voluto estendere la cittadinanza ai figli di persone prive di una residenza stabile negli Stati Uniti.
Il governo invocava anche la necessità di fermare il cosiddetto "turismo della nascita", cioè l'ingresso nel Paese di donne straniere intenzionate a partorire sul suolo americano per garantire la cittadinanza ai figli. Il rappresentante dell'amministrazione davanti alla Corte aveva avvertito: "Siamo in un mondo nuovo, dove 8 miliardi di persone sono a un volo di distanza dall'avere un figlio cittadino americano".
Secondo un documento presentato alla Corte e firmato da decine di docenti, l'ordine avrebbe privato della cittadinanza circa 250.000 bambini ogni anno, fino a raggiungere 5 milioni di persone entro il 2045. Molti sarebbero rimasti apolidi, perché i genitori non avrebbero potuto trasmettere loro la propria cittadinanza. Gli studiosi avevano avvertito che la misura avrebbe creato una sorta di casta permanente, composta da persone nate e cresciute negli Stati Uniti ma escluse stabilmente dalla comunità politica, con il rischio di costose espulsioni di massa.
Trump aveva seguito la vicenda da vicino: ad aprile si era presentato personalmente all'udienza, diventando il primo presidente in carica ad assistere a una discussione davanti alla Corte Suprema, e nelle settimane successive aveva attaccato ripetutamente i giudici. A maggio aveva scritto che una "decisione negativa sulla cittadinanza di nascita" sarebbe stata "economicamente insostenibile" per il Paese.
Atlete transgender e finanziamenti elettorali: le altre decisioni della Corte
Nello stesso giorno, l'ultimo del mandato annuale, la Corte ha dato ragione agli Stati che vietano alle atlete transgender di gareggiare nelle squadre sportive femminili. La decisione riguarda due leggi dell'Idaho e del West Virginia, ma rafforza la posizione dei 27 Stati che hanno introdotto restrizioni simili. A scrivere la sentenza è stato ancora Kavanaugh: "La Costituzione non impone alle scuole di stabilire l'idoneità per gli sport femminili sulla base dell'identità di genere anziché del sesso biologico". I giudici hanno stabilito che né la Costituzione né il Title IX, la legge federale del 1972 che vieta le discriminazioni di sesso nelle scuole, obbligano gli Stati ad ammettere le atlete trans nelle competizioni femminili.
Le due cause erano state promosse da Becky Pepper-Jackson, studentessa delle superiori del West Virginia, e da Lindsay Hecox, iscritta all'università in Idaho. Entrambe sostenevano che i divieti le discriminassero in base al sesso. Pepper-Jackson aveva fatto causa nel 2021, quando aveva 11 anni, per poter entrare nella squadra di atletica della scuola media; i tribunali le avevano dato ragione e nel frattempo ha vinto un titolo statale nel getto del peso. Dopo la sentenza di oggi, non potrà più gareggiare nella squadra femminile.
I tre giudici progressisti hanno condiviso con la maggioranza l'idea che queste leggi non violino il Title IX, ma hanno criticato i colleghi per aver chiuso troppo rapidamente la causa, senza lasciare ai tribunali inferiori il tempo di accertare i fatti. Sonia Sotomayor ha scritto che la maggioranza "infligge un sacrificio a chi sfavorisce" senza concedere l'esame completo richiesto dalla Costituzione. È la sesta sconfitta in tredici mesi per chi difende i diritti delle persone transgender davanti alla Corte Suprema. Negli ultimi mesi i giudici avevano già autorizzato il divieto di arruolamento per i militari trans, confermato il divieto di alcune terapie mediche per i minori e dato ragione all'amministrazione in altri casi riguardanti questa comunità.
Trump ha salutato con entusiasmo la sentenza della Corte Suprema sugli atleti transgender, scrivendo su Truth Social:
“GRANDE VITTORIA: La Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena DECISO CONTRO LA PARTECIPAZIONE DEGLI UOMINI AGLI SPORT FEMMINILI. Wow! Questo mette fine a quella situazione ridicola!!! Il presidente DONALD J. TRUMP”
Nello stesso giorno, la Corte ha anche eliminato i limiti alla spesa che i partiti possono sostenere in coordinamento con i propri candidati. La decisione rende più semplice per partiti e candidati acquistare insieme spazi pubblicitari e, nel breve periodo, avvantaggia i repubblicani, che hanno accumulato oltre 100 milioni di dollari in più rispetto ai democratici in vista delle elezioni di metà mandato.
Trump ha pubblicato un post su Truth Social anche per elogiare la sentenza della Corte Suprema sui limiti alla spesa elettorale, definendola una grande vittoria per il Partito Repubblicano. "La Corte Suprema ha appena abolito le restrizioni alla spesa politica!" ha scritto Trump. "UNA GRANDE VITTORIA PER I REPUBBLICANI e, cosa ancora più importante, per il Primo Emendamento!".
Le tre sentenze chiudono un mandato annuale segnato da decisioni molto diverse tra loro: nei giorni scorsi la Corte aveva ampliato il potere di Trump sulle agenzie indipendenti, proteggendo però l'autonomia della Federal Reserve, e in precedenza aveva già bocciato gran parte dei suoi dazi.