La Chiesa Presbiteriana d'America condanna il nazionalismo cristiano

Il 24 giugno l'assemblea generale della Presbyterian Church in America ha approvato la diffusione di un rapporto contro il nazionalismo cristiano. Ma tre esponenti della Chiesa contestano l'iniziativa e chiedono un ruolo più ampio del cristianesimo nel governo americano.d

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La Chiesa Presbiteriana d'America condanna il nazionalismo cristiano

La Presbyterian Church in America, una delle principali denominazioni evangeliche conservatrici degli Stati Uniti, ha assunto una posizione netta contro il nazionalismo cristiano. Il 24 giugno, durante l'assemblea generale riunita a Louisville, in Kentucky, un comitato speciale ha presentato un rapporto di 35 pagine che condanna apertamente questa corrente. I delegati hanno votato per distribuire il documento alle chiese locali e ai presbiteri. Secondo "Sojourners", che ha riportato la notizia, nessuna grande denominazione evangelica si era mai spinta così avanti.

La PCA è nata in contrapposizione alla storica Presbyterian Church USA, di orientamento più liberale. Ora si trova al centro di uno scontro che da tempo attraversa il mondo evangelico americano, dove alcuni gruppi cercano di portare ideali politici di estrema destra all'interno di spazi religiosi già molto conservatori. Anche la Southern Baptist Convention, la più grande denominazione protestante del Paese, è alle prese con tensioni simili: nella sua recente assemblea annuale a Orlando ha approvato una risoluzione contro la violenza politica e l'estremismo.

Il dissenso interno

A spingere la PCA a studiare il fenomeno è stata anche la presenza, al suo interno, di figure favorevoli a un rapporto più stretto tra cristianesimo e governo americano. Il politologo Stephen Wolfe e i pastori Zachary Garris e Sean McGowan sostengono infatti che lo Stato debba promuovere attivamente la vera religione, quella cristiana. Wolfe si definisce apertamente un nazionalista cristiano, mentre Garris e McGowan rifiutano questa etichetta. I tre hanno scritto insieme il libro "Reformed Christian Politics", in cui propongono una visione alternativa della libertà religiosa rivolta soprattutto ai loro colleghi.

"Molti cristiani americani danno per scontata una forma di governo laica", ha dichiarato Garris, pastore della PCA in Nuovo Messico. "Il nostro libro mette in discussione questa convinzione. È piuttosto semplice". Per McGowan, queste idee non sono affatto radicali rispetto alla tradizione presbiteriana riformata, che in passato dava per scontata un'America protestante. Garris ha spiegato che lui e gli altri due autori considerano ammissibili i test religiosi per l'accesso alle cariche pubbliche, pur senza chiederne per ora l'applicazione concreta. Wolfe ha però voluto precisare che il loro libro non arriva a chiedere che il governo debba arrestare gli eretici. Le loro tesi restano comunque minoritarie, come ha mostrato il voto del 24 giugno.

Il comitato presenterà ora una relazione finale alla 54ª assemblea generale, prevista nel 2027. Garris, McGowan e Wolfe sperano che il loro libro possa contribuire a modificarne l'impostazione.

Razzismo, dottrina e politica

Una parte dello scontro riguarda il rapporto tra nazionalismo cristiano e ideologie razziste. Garris e Wolfe contestano al rapporto di accostare il nazionalismo cristiano a correnti che credono nella gerarchia razziale, come il "realismo razziale" e il "kinismo". Secondo l'Anti-Defamation League, il kinismo è una setta religiosa suprematista bianca che rivendica per i bianchi il diritto divino di vivere separati dalle altre etnie. Il documento approvato dalla PCA condanna il kinismo e le altre forme di razzismo abbracciate da alcuni esponenti nazionalisti cristiani. Wolfe, Garris e McGowan, da parte loro, negano di essere kinisti, ma avrebbero preferito che il tema fosse affrontato in un rapporto separato.

Di parere opposto è il pastore del Michigan Mark Prim, secondo cui il documento ha aperto una discussione necessaria all'interno della Chiesa. "Alcune cose non le conoscevo prima di leggere questo rapporto, come l'intero concetto di kinismo", ha raccontato. "È una conversazione che dobbiamo affrontare ora. Se non la affrontiamo adesso, accadrà comunque. E se lasciamo che la questione si trascini troppo a lungo, non ci sarà più un dialogo, ma solo una lite".

Le tensioni interne hanno ad ogni modo radici profonde. Bill Nikides, fondatore di una chiesa nella North Carolina, le fa risalire alla "confluenza tra l'evangelismo riformato del XX secolo e il presbiterianesimo del Sud di vecchia scuola". Durante la Guerra Civile, alcuni presbiteriani del Sud si separarono da quelli del Nord sulla questione della schiavitù. Oggi, uno scontro di intensità diversa ma ugualmente identitario riguarda il modo in cui i cristiani dovrebbero stare dentro la politica.

Anche l'eredità dottrinale alimenta il dibattito. Il catechismo della denominazione, contenuto negli Standard di Westminster, deriva dall'edizione del 1646, in cui Chiesa e Stato restavano strettamente collegati. La Chiesa di Scozia ha mantenuto in vigore quella versione, mentre i presbiteriani americani separarono la chiesa dall'autorità civile con una revisione che risale al 1788. È proprio a quel passaggio che il comitato di studio si richiama. "Neghiamo che gli Standard di Westminster, come modificati e adottati dall'Assemblea Generale del 1788, consentano l'istituzione della Chiesa da parte dello Stato", si legge nel rapporto. Il documento nega inoltre allo Stato il diritto di favorire una denominazione cristiana rispetto alle altre o di garantire l'ortodossia all'interno della Chiesa.

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