I repubblicani arrivano alle elezioni di metà mandato di novembre con una guerra che non riescono a chiudere e con il carburante che continua a costare caro, mentre i democratici concentrano gli sforzi proprio sugli Stati dove le decisioni del presidente si sentono di più. Lo scrive Jonathan Martin in un'analisi pubblicata su Politico, costruita sulle conversazioni con dirigenti e candidati del partito.
L'approvazione per la guerra in Iran è poco sopra il 30 per cento secondo un sondaggio Reuters/Ipsos. Una via d'uscita rapida non c'è finché anche Teheran ha voce in capitolo. Finché lo Stretto di Hormuz resta conteso il prezzo del petrolio non scende e gli elettori non percepiscono nessun miglioramento.
Alla fiera agricola dell'Iowa, la grande rassegna estiva dove passano tutti i candidati dello Stato, la repubblicana Hinson ha parlato volentieri della sua tecnica con la spatola mentre girava gli hamburger di maiale, del peso della sua corsa sugli equilibri del Senato e delle assenze dell'avversario ai voti dell'assemblea legislativa. È rimasta in silenzio solo davanti alle domande, ripetute, su quando sarà il momento di chiudere la guerra.
In Ohio il senatore repubblicano uscente Jon Husted ha detto di volere un conflitto "breve e vittorioso" e per ora non sta andando né in un modo né nell'altro. Il suo avversario è Sherrod Brown, che al Senato ci arrivò la prima volta nel 2006, in un clima molto simile a questo.
Quelle elezioni di metà mandato, il voto che a due anni dall'insediamento del presidente rinnova tutta la Camera e un terzo del Senato, si decisero nel Midwest. I democratici batterono i senatori uscenti in Ohio e in Missouri e tennero il Nebraska con Ben Nelson, alla sua ultima corsa, contro un avversario che oggi è il senatore repubblicano uscente Pete Ricketts.
L'ex senatrice democratica Claire McCaskill, che quell'anno vinse in Missouri, ha raccontato a Politico di avere capito che avrebbe vinto quando fermò il camper della campagna in una stazione di servizio di una zona rurale dello Stato. Sua madre scese e collegò il prezzo del carburante al fatto che il presidente George W. Bush venisse dall'industria petrolifera. I due clienti che erano lì le diedero ragione. Era evidente da lì, ha detto McCaskill, che gli elettori "avevano perso fiducia in lui e quindi nel Partito Repubblicano".
In Kansas la benzina costa oggi 1,40 dollari in più al gallone (circa 3,8 litri). Il conto politico rischia di arrivare nella contea di Johnson, l'area suburbana di Kansas City e una delle poche grandi aree metropolitane dove i democratici sono andati meglio nel 2024 rispetto al 2020. La contea è cresciuta fino a valere più di un quarto dell'intero elettorato dello Stato.
Nelle conversazioni con i repubblicani torna un tema ricorrente: i ministri dell'amministrazione hanno lavorato bene sul territorio, erano ovunque alla fiera dell'Iowa e negli altri Stati in bilico per tutta l'estate, mentre il presidente non ha aiutato. È come se ci fossero due amministrazioni: quella dello staff e dei nominati che il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles riesce a controllare in modo ordinario e quella del presidente che fa e dice quello che vuole.
A settembre il partito organizza a Dallas una mini-convention con video e discorsi pensati per dipingere i democratici come estremisti. Un consigliere del presidente ha detto a Politico che il messaggio vero però sarà deciso da "qualunque cosa assurda dirà il presidente".
Il senso di impotenza che emerge da queste conversazioni ricorda quello dei democratici nell'autunno del 2023. Allora erano loro a non dormire per il presidente ottantenne Joe Biden e per la sua determinazione a ricandidarsi.
