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Le promesse economiche di Trump non tornano più
Donald Trump durante un discorso sull'economia al Red Rock Casino Resort and Spa di Las Vegas, il 5 agosto 2026. Credito: Daniel Torok / Casa Bianca — opera del governo degli Stati Uniti, Public Domain Mark 1.0.
Economia 18 min di lettura

Le promesse economiche di Trump non tornano più

Crescita dimezzata, debito in aumento, industria ferma e costi più alti: Steven Rattner confronta gli impegni del presidente con i risultati dei suoi primi 19 mesi.

"Promesse fatte, promesse mantenute" è lo slogan che Donald Trump ha fatto pubblicare persino sul sito della Casa Bianca. Per quanto riguarda l'economia, sostiene Steven Rattner in un intervento sul New York Times, la formula andrebbe però rovesciata: i primi 19 mesi del secondo mandato raccontano soprattutto promesse disattese, mentre diverse tra quelle che sono state effettivamente mantenute stanno producendo i danni previsti dai critici. Rattner, editorialista del quotidiano newyorkese ed ex consigliere del Segretario al Tesoro durante l'amministrazione Obama, mette in fila undici grafici costruiti su dati ufficiali.

Nel secondo trimestre di quest'anno il prodotto interno lordo è cresciuto a un ritmo annualizzato dell'1,5%, contro il 2,75% che, secondo l'autore, Trump aveva ereditato da Joe Biden. In campagna elettorale il presidente aveva promesso una crescita "come mai prima d'ora". Rattner attribuisce il rallentamento all'aumento dei prezzi dell'energia e dell'inflazione, al taglio della spesa pubblica e al peggioramento della bilancia commerciale provocato dai dazi imposti da questa Amministrazione.

Debito in aumento e industria ferma

In campagna elettorale, nel marzo 2025 Trump aveva promesso di voler pareggiare i conti pubblici, un risultato che nessun presidente ottiene da 24 anni. Il deficit, invece, è aumentato ulteriormente con il suo primo bilancio, soprattutto per effetto del grande piano di taglio delle tasse. Il Congressional Budget Office prevede che il deficit continui a crescere, dai 1.900 miliardi di dollari di quest'anno ai 3.100 miliardi del 2036. Lo stesso vale per il debito: escludendo la quota che il governo federale deve a se stesso, il rapporto con il PIL è salito oggi al 101% e nel 2030 supererà il record del 106% toccato l'ultima volta nel 1946, per arrivare al 120% entro il 2036.

Rattner considera il debito la voce più preoccupante, perché a questi livelli contribuisce a rendere più costosi i mutui e i prestiti alle imprese e riduce le risorse disponibili per finanziare altre priorità. Anche l'occupazione manifatturiera è ferma: conta 12,6 milioni di posti di lavoro, 62.000 in meno rispetto al giorno del secondo insediamento di Trump, nonostante la promessa di rendere nuovamente degli Stati Uniti una grande nazione industriale. I dazi non hanno invertito la tendenza e, secondo l'editorialista, hanno anzi prodotto l'effetto opposto, aumentando il costo dei materiali utilizzati dalle fabbriche per realizzare beni destinati all'esportazione.

Sui dazi si è pronunciata il 20 febbraio anche la Corte Suprema, con una decisione di 6 giudici contro 3 scritta dal presidente John Roberts: la legge sui poteri economici d'emergenza, l'IEEPA, non autorizza il presidente a imporre dazi. I tribunali di grado inferiore hanno poi ordinato la restituzione delle somme indebitamente incassate. I rimborsi, tuttavia, spettano alle aziende che hanno versato i dazi, non ai consumatori che ne hanno sostenuto gran parte del costo. I dazi introdotti successivamente, anche questi già impugnate in tribunale, dovrebbero generare 121 miliardi di dollari nel 2026, meno dei 166 miliardi che il governo deve restituire.

Stati Uniti · Economia

Trump aveva promesso prezzi più bassi e conti in ordine. I numeri dicono il contrario

Steven Rattner ha messo in fila i dati ufficiali dei primi diciannove mesi del secondo mandato. Su benzina, mutui, inflazione, fabbriche, crescita, conti pubblici e sanità, la distanza tra quello che il presidente aveva annunciato e quello che è successo si misura in numeri.

Promesse economiche mantenute
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Sette obiettivi annunciati da Trump, sette risultati opposti.

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Lo slogan pubblicato sul sito della Casa Bianca è «promesse fatte, promesse mantenute». Sull’economia, scrive Rattner, la formula andrebbe rovesciata.

Promessa e realtà

Quanto dista ogni promessa dal dato di oggi

In ogni riga la barra rossa misura lo scarto tra il valore promesso e quello attuale. Tocca una riga per leggere la spiegazione.

Valore promesso o di partenza Valore di oggi Scarto

A metà maggio, dopo l’inizio della guerra contro l’Iran, il prezzo ha toccato 4,50 dollari; a metà agosto oscilla tra 4,03 e 4,09. È il livello più alto mai registrato in questo periodo dell’anno. Per scendere sotto i due dollari il greggio dovrebbe crollare a 30 dollari al barile: a quel prezzo trivellare non conviene più e la produzione si ferma.

Il tasso è praticamente lo stesso del giorno dell’insediamento. Pesano l’aumento generale dei prezzi e la pressione del debito sui rendimenti a lunga scadenza. Una casa al prezzo mediano di 411.000 dollari richiede un reddito di circa 120.000 dollari l’anno: la famiglia americana mediana ne guadagna 86.000.

I prezzi crescono più delle retribuzioni. Rattner attribuisce il peggioramento agli effetti della guerra contro l’Iran e avverte che la Federal Reserve potrebbe rispondere alzando i tassi: mutui e carte di credito costerebbero ancora di più.

I dazi non hanno invertito la tendenza: secondo l’editorialista hanno prodotto l’effetto opposto, perché hanno reso più cari i materiali che le fabbriche usano per produrre i beni destinati all’esportazione.

Rattner attribuisce il rallentamento all’aumento dei prezzi dell’energia e dell’inflazione, al taglio della spesa pubblica e al peggioramento della bilancia commerciale provocato dai dazi.

Nessun presidente pareggia i conti da 24 anni. Con il primo bilancio di Trump il disavanzo si è allargato, soprattutto per effetto del grande piano di taglio delle tasse. Il Congressional Budget Office prevede che continui a crescere fino a 3.100 miliardi di dollari nel 2036.

Il premio è salito dopo la scadenza, il 1º gennaio 2026, dei crediti d’imposta rafforzati dell’Affordable Care Act. Gli iscritti a Medicaid sono già cinque milioni in meno; le nuove restrizioni approvate dai repubblicani, che impongono di documentare 80 ore di lavoro al mese, entrano in vigore il 1º gennaio 2027.

Il conto che resta
Il debito sta per superare il record del dopoguerra
Debito federale in rapporto al PIL, esclusa la quota che il governo deve a se stesso.
101%
120%
Record del 1946: 106%1946: 106%
Oggi
Dato attuale
2036
Proiezione del CBO

Il record del dopoguerra sarà superato entro il 2030. Rattner considera il debito la voce più preoccupante: a questi livelli rende più cari i mutui e i prestiti alle imprese e sottrae risorse alle altre priorità.

Fonti: Bureau of Labor Statistics, Energy Information Administration, Freddie Mac, Congressional Budget Office, Office of Management and Budget, KFF. Dati raccolti da Steven Rattner, Trump’s Broken Promises, in 11 Charts, New York Times, agosto 2026.

Inflazione, benzina, casa e sanità

Secondo il Bureau of Labor Statistics, i prezzi stanno aumentando ora del 3,4% su base annua e crescono più delle retribuzioni, salite nello stesso periodo del 3,2%, nonostante Trump avesse promesso di eliminare l'inflazione fin dal primo giorno. Rattner attribuisce il peggioramento dell'inflazione agli effetti della guerra contro l'Iran e avverte che la Federal Reserve potrebbe reagire alzando i tassi, cosa che comporterebbe un ulteriore aumento del costo dei mutui e dei debiti sulle carte di credito.

La guerra pesa anche sul prezzo della benzina: Trump aveva promesso di portarne il prezzo sotto i 2 dollari al gallone, ma a metà maggio il prezzo ha raggiunto i 4,50 dollari e a metà agosto sta oscillando tra 4,03 e 4,09 dollari. Si tratta del livello più alto mai registrato in questo periodo dell'anno e supera di circa il 30% quello del giorno del secondo insediamento di Trump. Per scendere sotto la soglia dei 2 dollari al gallone, osserva l'autore dell'analisi, il prezzo del greggio dovrebbe crollare a 30 dollari al barile, una soglia alla quale, però, le trivellazioni non sarebbero più convenienti e la produzione finirebbe per fermarsi.

Il prezzo mediano di un'abitazione resta intanto di 411.000 dollari. Per potersi permettere una casa a quella cifra serve un reddito annuo di circa 120.000 dollari, mentre quello di una famiglia americana mediana si aggira intorno agli 86.000. I tassi sui mutui trentennali, che Trump aveva promesso di riportare al 3%, sono oggi al 6,7%, praticamente allo stesso livello del suo secondo insediamento. Rattner lo spiega con l'aumento generale dei prezzi e con la pressione esercitata dal debito crescente sui rendimenti a lunga scadenza.

Nel maggio 2025 in campagna elettorale Trump aveva assicurato che non ci sarebbero stati tagli a Medicaid, il programma pubblico di assistenza sanitaria per le persone a basso reddito. Ma la legge di bilancio approvata dai repubblicani pochi mesi dopo il suo insediamento ha imposto a molti beneficiari di documentare almeno 80 ore di lavoro al mese, limitato la capacità degli Stati di finanziare la propria quota e abolito le procedure semplificate di iscrizione. Queste nuove restrizioni entreranno in vigore a livello federale il primo gennaio 2027 e riguarderanno gli adulti tra i 19 e i 64 anni coperti dall'espansione del programma. Oltre il 95% dei tagli è previsto dopo le elezioni di metà mandato di quest'anno.

Nell'ultimo anno, intanto, però, il numero degli iscritti è già diminuito di quasi cinque milioni, anche perché sul mercato assicurativo privato, il premio mensile medio del piano di riferimento — il secondo meno costoso della fascia intermedia per un quarantenne — è salito in un anno da 497 a 625 dollari, ovvero quasi il 26% in più, dopo la scadenza, avvenuta il primo gennaio 2026, dei crediti d'imposta rafforzati previsti dall'Affordable Care Act e rinnovati nel corso dell'Amministrazione Biden.

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Daniele John Angrisani
Autore

Daniele John Angrisani

Fondatore di Focus America, ex Elezioni USA. "First they ignore you. Then they laugh at you. Then they fight you. Then you win."

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