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Salari in calo e caro energia, per MarketWatch l'America sta tornando agli anni Settanta
I prezzi della benzina esposti in una stazione di servizio a Eugene, in Oregon, il 26 settembre 2026. Credito: Rick Obst / Flickr — CC BY 4.0.
Economia 27 min di lettura

Salari in calo e caro energia, per MarketWatch l'America sta tornando agli anni Settanta

A settembre i salari sono saliti solo di 5 centesimi l'ora, mentre i prezzi ben 4 volte più in fretta: l'inflazione ha così cancellato 2 anni di aumenti salariali. Per Brett Arends il quadro ricorda gli anni Settanta.

A settembre la paga oraria media dei dipendenti del settore privato non agricolo negli Stati Uniti è aumentata di soli 5 centesimi, arrivando a 37,81 dollari al lordo delle tasse: un incremento di circa lo 0,13%. Nello stesso mese, la Federal Reserve di Cleveland stima che i prezzi al consumo siano saliti dello 0,53%, ovvero 4 volte più rapidamente. Se la previsione sarà confermata, la paga oraria media avrà perso circa lo 0,4% del proprio potere d'acquisto in un solo mese.

Partendo da questi numeri, Brett Arends, editorialista di MarketWatch, sostiene che gli Stati Uniti del secondo mandato di Donald Trump comincino a somigliare sempre di più a quelli degli anni Settanta: un Paese con inflazione in crescita, salari reali in calo, in preda alla crisi energetica, conflitti internazionali ed una guerra che, nella sua lettura, il Paese sta perdendo, con un presidente divisivo e sempre più impopolare.

Il rapporto sull'occupazione diffuso venerdì 2 ottobre mostra che la creazione di posti di lavoro ha rallentato bruscamente: a settembre sono stati creati solo 29.000 nuovi posti di lavoro, meno di un terzo di quelli attesi dagli economisti, mentre la disoccupazione è salita dal 4,1% al 4,2%. La paga oraria media è cresciuta del 3% in un anno, di fronte a un'inflazione che la Fed di Cleveland stima ora pari al 3,6%.

Secondo i calcoli riportati da Arends, l'inflazione avrebbe così cancellato i guadagni degli ultimi due anni, riportando il valore reale della paga oraria ai livelli dell'autunno 2024. Il divario mensile può sembrare modesto, osserva l'editorialista, ma nel tempo si accumula ed erode sempre di più il tenore di vita: per fare un paragone, complessivamente negli anni Settanta i salari reali medi diminuirono del 7%.

Per Arends, la causa principale della perdita di potere d'acquisto è la crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran che la Casa Bianca non riesce più a fermare. Il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz, scrive, rappresenta un'umiliazione paragonabile a quella delle due crisi petrolifere degli anni Settanta, mentre l'impennata dei prezzi del gasolio finirà per far rincarare anche beni di prima necessità e servizi. L'aumento mensile dei prezzi stimato dalla Federal Reserve di Cleveland per il solo mese di settembre corrisponderebbe, se proseguisse per dodici mesi, a un'inflazione di circa il 6,5% annuo. I dati ufficiali sull'inflazione e sui salari reali del mese di settembre saranno pubblicati il 14 ottobre.

Arends ritiene, però, anche che le statistiche ufficiali sottostimino l'aumento del costo della vita per le famiglie. È una tesi sostenuta anche da Eugene Ludwig, che negli anni Novanta ha guidato l'Office of the Comptroller of the Currency, l'autorità federale di vigilanza sulle banche con licenza nazionale, e che ha elaborato un indice alternativo del costo della vita. L'editorialista suggerisce che anche questo scarto possa contribuire a spiegare perché la maggioranza degli americani, repubblicani compresi, sia insoddisfatta dell'economia.

Salari reali americani
Negli Stati Uniti a settembre i prezzi sono saliti quattro volte più in fretta dei salari
A settembre la paga oraria media è aumentata di 5 centesimi, a 37,81 dollari lordi. Nello stesso mese, secondo la stima della Federal Reserve di Cleveland, i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,53%: un’ora di lavoro ha perso circa lo 0,4% del suo potere d’acquisto.
Settembre 2026: il conto di un’ora di lavoro
L’aumento arrivato
5
L’aumento che serviva
20
centesimi in più nella paga oraria: +0,13% in un mese
centesimi per compensare i rincari: i prezzi sono saliti dello 0,53%*
* Stima della Federal Reserve di Cleveland aggiornata al 2 ottobre: il dato ufficiale sui prezzi esce il 14 ottobre. I 20 centesimi sono lo 0,53% della paga oraria di agosto, 37,76 dollari.
37,81 $
la paga oraria media lorda nel settore privato non agricolo
4 a 1
il rapporto tra l’aumento dei prezzi e quello della paga
−0,4%
il potere d’acquisto perso da un’ora di lavoro in un mese
La paga oraria cresce meno dei prezzi da sei mesi consecutivi
Quanto sono cresciuti in dodici mesi la paga oraria media e i prezzi al consumo, mese per mese, da gennaio a settembre 2026. Tocca o scorri il grafico per leggere i valori.
Paga oraria media Prezzi al consumo La paga cresce di più I prezzi crescono di più
Paga oraria media, variazione in dodici mesi: +3,7% a gennaio, +3,0% a settembre. Prezzi al consumo: +2,4% a gennaio, +4,2% a maggio, +3,6% a settembre (stima).
* Il valore di settembre per i prezzi è la stima della Fed di Cleveland, indicata con la linea tratteggiata.
Il punto
A marzo la paga cresceva ancora un po’ più dei prezzi. Da aprile il rapporto si è rovesciato: a settembre la paga è salita del 3,0% in un anno, l’aumento più basso da maggio 2021, mentre per i prezzi la stima è del 3,6%.
Se ogni mese fosse come settembre, in un anno i prezzi salirebbero del 6,5%
È un esercizio aritmetico, non una previsione: ripete l’andamento di settembre per il numero di mesi scelto. Sposta il cursore per cambiare la durata.
Prezzi
+6,5%
Paga oraria
+1,6%
Potere d’acquisto
−4,6%
12 mesi
Dopo 12 mesi la paga oraria media comprerebbe quanto 36,05 $ di oggi, contro i 37,81 $ attuali.
Il confronto
Nell’intero decennio degli anni Settanta i salari reali medi diminuirono del 7%, secondo il calcolo di Brett Arends, editorialista di MarketWatch.
A settembre sono stati creati 29.000 posti di lavoro: circa un terzo di quelli attesi
Nuovi posti di lavoro non agricoli negli Stati Uniti, dati destagionalizzati.
Posti creati ad agosto (dato rivisto): 133.000. Attesi a settembre: circa 90.000. Creati a settembre: 29.000.
Tasso di disoccupazione
4,1%
4,2%
agosto
settembre
Il prossimo appuntamento
14 ottobre
Escono i dati ufficiali di settembre su inflazione e salari reali.
Fonte: Bureau of Labor Statistics (rapporto sull’occupazione del 2 ottobre 2026, prezzi al consumo, retribuzioni reali); Federal Reserve Bank of Cleveland, Inflation Nowcasting, stima del 2 ottobre 2026; MarketWatch per il dato sugli anni Settanta. I dati mensili sono provvisori e soggetti a revisione.

La Casa Bianca è di opinione opposta

L'Amministrazione Trump ha dato una lettura del tutto opposta del rapporto. La vicesegretaria stampa Taylor Rogers ha rivendicato i 9.000 nuovi posti nel settore manifatturiero e altri 12.300 posti, da lei attribuiti alla costruzione di fabbriche, come la "prova che l'agenda di reindustrializzazione del presidente Trump funziona". Il secondo dato riguarda però le imprese specializzate nei lavori di costruzione non residenziale, una categoria più ampia che comprende anche attività diverse dalla costruzione di stabilimenti industriali.

Il direttore del National Economic Council, Kevin Hassett, ha aggiunto che i dati della settimana "dimostrano che la Trumponomics sta funzionando davvero". Più cauta è invece la valutazione dell'economista Mohamed El-Erian, secondo cui la domanda di lavoro è "debole su tutta la linea".

Il rapporto sul lavoro contiene anche un dato meno discusso: nell'arco di un anno gli occupati classificati come native born sono diminuiti di quasi un milione, mentre quelli immigrati sono aumentati di circa mezzo milione. La prima categoria comprende chi è nato negli Stati Uniti o nei loro territori, ma anche chi è nato all'estero con almeno un genitore cittadino americano. Arends interpreta questa dinamica come un segnale che "la grande guerra agli immigrati" non stia funzionando. Torsten Sløk, capo economista di Apollo, osserva invece che le restrizioni all'immigrazione e i pensionamenti hanno ridotto da 200.000 a quasi zero il numero di nuovi posti mensili necessario a mantenere stabile il tasso di disoccupazione.

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