A settembre l'economia americana ha creato 29.000 posti di lavoro, ben al di sotto degli 84.000 attesi dagli analisti interpellati dal Wall Street Journal. Lo ha comunicato oggi il Dipartimento del Lavoro, rivedendo anche al ribasso anche i dati dei mesi precedenti: i nuovi posti di lavoro di agosto sono scesi dalla stima precedente di 162.000 a 133.000, mentre il saldo di luglio è diventato negativo, con 10.000 posti di lavoro persi persi. Anche il tasso di disoccupazione è salito dal 4,1% al 4,2%, mentre gli economisti lo prevedevano stabile. Si tratta dell'ultimo rapporto sull'occupazione prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
Nello specifico a settembre la sanità ha aggiunto 17.000 posti di lavoro, circa la metà della media mensile degli ultimi dodici mesi. Il settore delle costruzioni ne ha creati 11.000 e l'industria manifatturiera 9.000, mentre il settore finanziario ne ha persi 7.000. Le retribuzioni orarie medie sono cresciute appena dello 0,1% rispetto ad agosto e del 3% su base annua.
Da mesi il mercato del lavoro americano è stabile, ma poco dinamico, e ben lontano dal boom di assunzioni seguito alla fine della pandemia. I dati mensili oscillano anche per effetto di eventi specifici, come la perdita dello status legale di molti lavoratori immigrati. "Quest'anno probabilmente vedremo più volatilità nel mercato del lavoro", ha detto al Washington Post Nicole Bachaud, economista del portale di annunci di lavoro ZipRecruiter. "Molti fattori diversi incidono sia sui cambiamenti di impiego dei lavoratori sia sulle aspettative di assunzione delle aziende, e cambiano molto, molto rapidamente".
Poche assunzioni, pochi licenziamenti
Molte imprese stanno ora attraversando una fase di "poche assunzioni, pochi licenziamenti": cercano di mantenere stabili i propri organici, ma limitano l'ingresso di nuovo personale. A settembre i tagli annunciati hanno riguardato 43.281 posti, il dato più basso per quel mese dal 2022, secondo la società di ricollocamento professionale Challenger, Gray & Christmas. Dall'inizio dell'anno l'intelligenza artificiale è stata la motivazione più citata dalle aziende per i tagli da loro annunciati, relativi complessivamente a oltre 120.000 posti.
Il forte calo dell'immigrazione e il pensionamento dei baby boomer riducono inoltre il numero di nuovi posti necessari a mantenere stabile il mercato del lavoro. Secondo la stima di Joe Brusuelas, capo economista della società di consulenza RSM, bastano ormai circa 35.000 nuovi posti di lavoro al mese.
Sulle assunzioni pesano anche l'inflazione, la stretta sull'immigrazione, il rincaro della benzina dovuto alla guerra contro l'Iran e i dazi voluti da Donald Trump. Ne risentono soprattutto i neolaureati, che stanno affannosamente cercando il loro primo impiego mentre le aziende adottano sistemi di intelligenza artificiale capaci di svolgere le mansioni finora affidate a chi è all'inizio della carriera.
Finora, però, non ci sono prove conclusive che l'automazione stia eliminando su vasta scala i posti di lavoro impiegatizi. Gli ingenti investimenti nei data center hanno invece sostenuto l'occupazione. Secondo le stime di LinkedIn citate dal Wall Street Journal, tra l'inizio del 2023 e la fine di settembre le aziende americane hanno creato oltre 750.000 posti legati all'IA, tra cui quelli degli addetti all'annotazione dei dati e degli operatori dei data center, senza contare i settori dell'indotto, come l'edilizia. Elettricisti e idraulici hanno inoltre registrato aumenti delle ore lavorate e dei guadagni.
Un nuovo banco di prova per la Fed
Il dato di oggi complica sicuramente le scelte della Federal Reserve, che ha spostato l'attenzione dal sostegno all'occupazione alla lotta all'inflazione. Il 16 settembre la Banca Centrale aveva alzato i tassi di 25 punti base, portando l'intervallo di riferimento al 3,75-4%: il primo rialzo dal 2023. Alla base della decisione c'era anche la valutazione che il mercato del lavoro fosse solido e avesse meno bisogno di sostegno monetario. "Un ampio insieme di dati, compresi quelli sul mercato del lavoro, indica che l'economia si è rafforzata", aveva detto il presidente della Fed, Kevin Warsh.
Dopo il dato di oggi, invece, gli operatori hanno ridimensionato le attese di un nuovo rialzo già a ottobre e il rendimento dei titoli del Tesoro statunitense a 10 anni è così sceso di circa 3 punti base. Nei giorni precedenti aveva raggiunto i massimi da 24 anni, durante un'ondata di vendite sui mercati dei titoli di Stato che ha spinto anche i tassi sui mutui oltre il 7%.
In questo contesto, i sondaggi mostrano elettori sempre più pessimisti sull'economia, in un clima che tende storicamente a penalizzare in maniera pesante il partito al potere. A settembre l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan è sceso a 48,1, vicino ai minimi storici.
