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Treasury ai massimi dal 2002, i mutui oltre il 7% fermano il mercato della casa
Foto di Jakub Żerdzicki / Unsplash
Economia 27 min di lettura

Treasury ai massimi dal 2002, i mutui oltre il 7% fermano il mercato della casa

Il rendimento del decennale americano ha toccato il 5,33%, un livello che non si vedeva da aprile 2002, nel mezzo di una vendita di titoli di Stato che coinvolge anche Giappone ed Europa. Con i mutui sopra il 7% e i prezzi record, il mercato immobiliare statunitense si sta fermando.

Oggi il rendimento dei Treasury a 10 anni, il titolo di Stato americano di riferimento per i mutui e molti altri finanziamenti, ha toccato il livello più alto dall'aprile 2002. È salito di 4 punti base al 5,3338%, secondo i dati LSEG riportati dalla CNBC, per poi ripiegare intorno al 5,3%. Il rendimento del trentennale è invece aumentato di 3 punti base, al 5,6702%, il massimo dal luglio 2002, mentre quello del biennale ha raggiunto il 4,91%. Quando i rendimenti salgono, i prezzi delle obbligazioni scendono e per lo Stato diventa più costoso emettere nuovo debito. La nuova impennata arriva dopo il maggiore aumento trimestrale del rendimento del decennale dal 1994. Il mese appena trascorso, la rapidità della salita aveva già allarmato Wall Street.

Il fenomeno non riguarda però soltanto gli Stati Uniti. Oggi il costo del debito pubblico è aumentato in numerosi Paesi, proseguendo una tendenza in corso da mesi. Gli investitori temono che i governi non stiano abbastanza intervenendo sui deficit, mentre l'inflazione resta persistente e i tassi d'interesse continuano a salire. Le grandi economie, a partire da Stati Uniti, Giappone, Francia e Regno Unito, devono affrontare "deficit persistentemente elevati e una spesa per interessi in aumento, problemi a lungo associati ai Paesi emergenti in crisi debitoria", ha scritto la settimana scorsa l'Institute of International Finance, l'associazione internazionale delle istituzioni finanziarie.

Nel corso della seduta il rendimento del decennale giapponese ha raggiunto il 3,126%, il livello più alto da trent'anni, sotto la pressione della debolezza dello yen e dei rialzi dei tassi della Banca del Giappone. Il decennale francese è salito al 4,9501% e quello britannico al 5,483%. Nell'area euro, il Bund tedesco a 10 anni ha superato il 3,6%, tornando sui massimi dal giugno 2009. Per l'Italia, la rilevazione delle 11:34 del Sole 24 Ore Radiocor indicava il Btp decennale di riferimento al 4,67%, il livello più alto dall'ottobre 2023, e lo spread sul Bund a 107 punti base, il massimo da giugno 2025.

Treasury e mutui
Il rendimento del Treasury a 10 anni torna ai livelli del 2002 e spinge i mutui oltre il 7%
Il titolo di Stato che fa da riferimento per mutui e prestiti ora rende il 5,33%. A spingere i rendimenti sono il petrolio e l’inflazione, e l’ondata ha investito anche l’Europa e il Giappone.
Rendimento del Treasury a 10 anni 5,33% 1° ottobre 2026: il livello più alto dall’aprile 2002
Oggi, per scadenza del titolo
Medie mensili fino ad agosto 2026, medie settimanali a settembre, massimo della giornata il 1° ottobre. Passa il dito o il mouse sul grafico per leggere i valori.
Il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato i tassi per la prima volta dal 2023, portandoli al 3,75-4%. Il Tesoro ha ampliato i riacquisti di titoli a lunga scadenza, ma i rendimenti hanno continuato a salire.
Il costo del debito sale in tutte le grandi economie, non solo negli Stati Uniti
Rendimento dei titoli di Stato a 10 anni il 1° ottobre 2026 e ultima volta in cui era stato così alto.
La Francia paga ormai più dell’Italia: 4,95% contro 4,67%. Lo spread fra Btp e Bund è salito a 107 punti, il livello più alto da giugno 2025.
Con i tassi di oggi, la rata per la stessa casa è più alta di 232 dollari al mese rispetto a un anno fa
Rata di un mutuo a tasso fisso a 30 anni per la casa mediana venduta ad agosto, 429.100 dollari, con un anticipo del 13,8%.
In 30 anni la differenza rispetto al tasso di un anno fa vale circa 83.400 dollari. Al 7,28% gli interessi pagati superano il prezzo stesso della casa.
Sempre più famiglie scelgono il tasso variabile
Quota dei mutui a tasso variabile sulle domande settimanali del 2026. Il tasso iniziale è più basso di circa 0,8 punti rispetto al fisso, ma dopo alcuni anni segue il mercato.
Nel 1980 una casa valeva meno di tre anni di reddito, oggi più di quattro
Valore di una casa tipica diviso per il reddito annuo mediano di una famiglia. Ogni blocco è un anno di reddito.
Negli anni Ottanta i mutui costavano molto di più, con un picco del 18,63% nel 1981. Ma con case più economiche rispetto ai redditi, versare un anticipo consistente era alla portata di molte più famiglie.
Per il 1980 valore mediano delle abitazioni e reddito familiare mediano del Census Bureau. Per oggi la stima Zillow del valore di una casa tipica (agosto 2026) e il reddito mediano del 2025. Le due fonti misurano i prezzi in modo diverso: il confronto è indicativo.
Fonte: Federal Reserve (serie H.15, via FRED), LSEG via CNBC, Il Sole 24 Ore Radiocor, Freddie Mac, Mortgage Bankers Association, National Association of Realtors, Realtor.com, Census Bureau, Zillow. Dati al 1° ottobre 2026. Nota: la rata è una stima FocusAmerica e comprende solo capitale e interessi, senza tasse e assicurazioni. Lo spread Btp-Bund si riferisce alla rilevazione delle 11:34, ora italiana.

Il peso del petrolio e le mosse di Washington

L'andamento dei rendimenti obbligazionari è sempre più legato a quello del petrolio, il cui prezzo continua a oscillare da quando la guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran ostacola le esportazioni di greggio dal Medio Oriente. Oggi il Brent, riferimento internazionale, è tornato sopra i 100 dollari al barile. Secondo Nomi Prins, fondatrice della società di analisi Prinsights Global, ora alcuni investitori potrebbero tornare a comprare obbligazioni per approfittare dei rendimenti elevati, contribuendo così a farli scendere.

La volatilità dei titoli a lunga scadenza resta però legata a "quello che succede al petrolio e all'inflazione", ha spiegato alla CNBC. A suo giudizio, è difficile che a guidare nuovi acquisti siano i fondi sovrani e le Banche Centrali, tra i principali detentori di Treasury a lungo termine. I rendimenti potrebbero diminuire stabilmente solo "se i prezzi del petrolio scendono in modo significativo, se si trova una soluzione" in Medio Oriente.

Finora Washington non è riuscita a frenare la salita. Il 16 settembre la Federal Reserve, guidata da Kevin Warsh, ha alzato i tassi di 25 punti base, portando l'intervallo di riferimento al 3,75-4%: si è trattato del primo rialzo dal 2023. Donald Trump ha attribuito la responsabilità della decisione al consiglio della Banca Centrale, chiedendo tassi "all'1% o meno". Il Dipartimento del Tesoro, guidato da Scott Bessent, ha invece annunciato il 19 agosto un ampliamento dei riacquisti di titoli con scadenze tra 10 e 30 anni, entrato in vigore il 9 settembre. L'obiettivo dichiarato è sostenere la liquidità del mercato. Finora, però, l'intervento non ha arrestato l'aumento dei rendimenti a lungo termine.

Mutui più cari, acquirenti di case senza margini

Una delle conseguenze più immediate di questa situazione riguarda il mercato immobiliare. Secondo la rilevazione pubblicata il 1 ottobre da Freddie Mac, il tasso medio sui mutui trentennali a tasso fisso è salito al 7,28%, dal 7,03% della settimana precedente. L'aumento è di un quarto di punto percentuale in una settimana. Un anno fa il tasso medio era del 6,34%. Freddie Mac, la società sostenuta dal governo federale che acquista e garantisce mutui, calcola una media settimanale: il dato non rappresenta quindi il tasso offerto a tutti gli acquirenti in una singola giornata.

Chi vuole comprare casa ora deve affrontare una combinazione insolita, come racconta il Wall Street Journal: tassi che aumentano rapidamente e prezzi che, pur crescendo più lentamente, continuano a segnare record. Di solito, quando i mutui diventano più cari, i venditori riducono i prezzi per non perdere gli acquirenti. Da anni, però, l'offerta di case resta limitata: molti proprietari non vogliono vendere e rinunciare ai mutui al 3-4% ottenuti negli anni della pandemia. Questo freno alle vendite ha sostenuto i prezzi anche mentre la domanda diminuiva.

Ad agosto il prezzo mediano delle abitazioni esistenti vendute è così salito dell'1,6% rispetto a un anno prima, a 429.100 dollari, un record per il mese. Le compravendite sono invece scese a un ritmo annuo destagionalizzato di 3,98 milioni, il livello più basso da giugno 2025. "Abbiamo tutti sbattuto contro un muro. Abbiamo assistito a una frenata molto forte dell'attività", ha detto al giornale Christina Beitler, che dirige una società di intermediazione di mutui ad Austin. "Creddo che in questo momento gli acquirenti stiano facendo un passo indietro, si stiano prendendo una pausa".

Il modo più tradizionale per contenere la rata è aumentare l'anticipo, e quest'anno gli importi versati sono effettivamente cresciuti un po'. Secondo i dati di Realtor.com citati dal Wall Street Journal, l'anticipo mediano è passato dai 23.053 dollari di gennaio ai 27.166 di agosto; in rapporto al prezzo della casa, è aumentato dal 12,8% al 13,8%. Dal 2019, però, i prezzi delle abitazioni sono saliti di oltre il 50% e molti acquirenti faticano ad accantonare più del consueto 10-15%.

Prima del 2001 i tassi sui mutui erano quasi sempre superiori al 7% e negli anni Ottanta raggiunsero addirittura il 18,63%, secondo Freddie Mac. Le case costavano però molto meno rispetto ai redditi rispetto a oggi, rendendo decisamente più accessibili anticipi consistenti. Nel 1980 il valore mediano di un'abitazione era di 47.200 dollari e il reddito annuo mediano delle famiglie di 17.710, secondo il Census Bureau. Per agosto 2026, Zillow stima invece il valore di una casa tipica in 368.697 dollari, mentre il reddito familiare mediano è stato di 87.460 dollari nel 2025.

Mark Fleming, capo economista della società di servizi immobiliari First American, ritiene che gli anticipi aumenteranno soltanto di poco, perché molti acquirenti versano già il massimo che possono permettersi. "Per molti acquirenti con un budget limitato non c'è alternativa", ha detto al Wall Street Journal. Secondo il rapporto della National Association of Realtors pubblicato nel 2025, il 26% di chi acquistava la prima casa ha utilizzato attività finanziarie, come azioni o risparmi pensionistici, per finanziare l'anticipo. Il 22% ha ricevuto donazioni o prestiti da parenti e amici.

Gli economisti prevedono invece una forte crescita dei mutui a tasso variabile, che offrono un tasso iniziale fisso più basso per un periodo compreso tra 3 e 10 anni, per poi adeguarsi ai tassi di mercato. All'inizio dell'anno rappresentavano il 6,3% delle richieste di mutuo, secondo la Mortgage Bankers Association, l'associazione degli operatori del credito ipotecario. Nella settimana del 18 settembre la quota era salita al 9,8%. L'ultima rilevazione, pubblicata il 30 settembre, porta la quota al 10,3%, il massimo dall'ottobre 2025. Nello stesso periodo, i mutui a tasso variabile offrivano tassi inferiori di circa 80 punti base rispetto a quelli fissi.

Con i tassi elevati, quindi, sempre più acquirenti di case sono disposti a scommettere sulle condizioni future pur di pagare una rata più bassa oggi. Non tutti, però, riescono a ottenere questi finanziamenti: le banche oggi esitano infatti a concederli a chi potrebbe non essere in grado di sostenere una rata molto più alta tra qualche anno, ha spiegato Beitler.

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