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Trump chiede agli americani di prepararsi ad altri mesi di alti prezzi della benzina
Donald Trump interviene a Garden City, nello Stato di New York, il 14 agosto 2026. Credito: Fermo immagine da video ufficiale della Casa Bianca / The White House – pubblico dominio.
Politica estera 19 min di lettura

Trump chiede agli americani di prepararsi ad altri mesi di alti prezzi della benzina

Teheran pretende un pedaggio e il divieto di transito per le navi americane e israeliane. Con il greggio in rialzo e la benzina oltre i 4 dollari al gallone, le conseguenze della guerra entrano sempre di più nella campagna per le elezioni di metà mandato.

Donald Trump ha chiesto agli americani di prepararsi ad altri mesi di carburante caro, mentre l’Iran ribadisce che lo Stretto di Hormuz resterà bloccato finché Washington non riconoscerà la propria sconfitta. "Questo Stretto sarà aperto e chiuso soltanto per ordine dell’Iran e, finché non accetterete la realtà della sconfitta e continuerete a coltivare fantasie, l’Iran farà rispettare il blocco", ha ribadito su X il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi.

La guerra avviata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele non mostra segnali di conclusione. I negoziati sono fermi e il traffico delle petroliere resta quasi paralizzato. In un’intervista pubblicata sabato dall’emittente iraniana Shahrara News, il Ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha spiegato che Teheran non ha ancora deciso se riprendere i colloqui e che la navigazione potrà tornare alla normalità soltanto quando Washington avrà accettato le condizioni iraniane: divieto di transito per le navi statunitensi e israeliane e pagamento di un pedaggio per tutte le altre.

Il 10 agosto il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha presentato la tassa come un corrispettivo per i servizi marittimi garantiti dall’Iran. Teheran sta inoltre trattando con l’Oman per definire una nuova rotta. Gli Stati Uniti considerano invece Hormuz una via d’acqua internazionale e respingono qualsiasi pedaggio. Anche l’Organizzazione Marittima Internazionale, l’agenzia delle Nazioni Unite che disciplina il trasporto navale, si è opposta all’imposizione di tasse obbligatorie negli stretti aperti alla navigazione internazionale. L’Oman ha dichiarato di non sostenere una tassa di transito, pur ammettendo la possibilità di compensi per servizi come la sicurezza della navigazione e gli interventi di emergenza. Prima della guerra, attraverso Hormuz passava circa un quinto del petrolio mondiale.

Guerra in Iran · Il prezzo dell’energia

Dallo Stretto alla pompa

Il blocco di Hormuz ha svuotato le rotte delle petroliere, ha fatto risalire il greggio e ha portato la benzina americana sopra i quattro dollari al gallone. A novembre si vota per il Congresso.

Fonti: Kpler (traffico marittimo), ICE e NYMEX (prezzi del greggio), Abu Dhabi National Oil Company e WAM (attacchi alle navi), AAA (prezzi della benzina), Bureau of Labor Statistics (inflazione), RealClearPolitics e Economist/YouGov (sondaggi). Dati aggiornati al 15 agosto 2026.

Petroliere sotto tiro, il greggio torna a salire

Venerdì soltanto due navi hanno attraversato lo Stretto e nessuna trasportava greggio, secondo la società di tracciamento marittimo Kpler. In agosto la media è scesa a circa 12 imbarcazioni commerciali al giorno, contro le oltre 130 precedenti alla guerra. Alcune potrebbero sfuggire ai rilevamenti spegnendo il transponder, ma il crollo del traffico resta evidente. Le navi che tentano il passaggio senza l’autorizzazione iraniana rischiano di essere colpite da missili o droni.

Gli Emirati Arabi Uniti attribuiscono a Teheran l’attacco compiuto giovedì sera contro due navi della compagnia petrolifera statale Abu Dhabi National Oil Company. Venerdì l’agenzia emiratina WAM ha segnalato un altro attacco, mentre sabato l’organismo britannico che sorveglia il traffico marittimo ha riferito che una portarinfuse era stata colpita allo scafo da un proiettile di origine sconosciuta. L’equipaggio è rimasto illeso. Dall’inizio del conflitto la compagnia emiratina denuncia 15 navi attaccate, un membro dell’equipaggio ucciso e 20 feriti.

Le tensioni hanno riportato in alto il prezzo del petrolio. Venerdì i futures sul greggio sono aumentati di un dollaro al barile: il Brent ha chiuso la settimana con un rialzo del 6%, mentre il West Texas Intermediate è salito del 5,4%. Anche l’Iran, tuttavia, sta pagando un prezzo elevato. Il presidente Masoud Pezeshkian ha attribuito l’aumento dell’inflazione al blocco americano dei porti iraniani e alle sanzioni sulle esportazioni di petrolio. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha intanto annunciato a Newsmax che la prossima settimana presenterà nuove misure finanziarie contro Teheran.

La benzina oltre i 4 dollari diventa un problema elettorale

Venerdì, durante un comizio a Garden City, nello Stato di New York, Trump ha sostenuto che pagare "un pochino di più per la benzina" sia un sacrificio accettabile pur di impedire a "un Paese molto malvagio" di dotarsi dell’arma nucleare, una delle ragioni con cui ha giustificato la guerra. Secondo l’American Automobile Association, un gallone di benzina, pari a poco meno di quattro litri, costa ora in media 4,08 dollari, il 29% in più rispetto a un anno fa.

Il conto politico potrebbe arrivare a novembre, quando gli americani rinnoveranno il Congresso. Trump aveva promesso nel 2024 di ridurre i costi dell’energia, mentre i democratici puntano a trasformare le conseguenze economiche della guerra in uno dei temi centrali della campagna elettorale. Dall’apertura del fronte iraniano, alla fine di febbraio, l’inflazione è tornata sopra il 3% e a luglio è salita al 3,4% annuo.

Secondo la media di RealClearPolitics, il 39% degli americani approva l’operato di Trump, ma sulla gestione dell’inflazione i consensi scendono al 30%. In un sondaggio Economist/YouGov, il 31% degli intervistati indica l’aumento dei prezzi come il problema più importante del Paese, 17 punti in più rispetto a lavoro ed economia, al secondo posto.

La Casa Bianca continua però a difendere il proprio bilancio. Il 5 agosto, a Las Vegas, Trump ha dichiarato: "Abbiamo ereditato la peggiore inflazione della storia del nostro Paese. Abbiamo fatto scendere i prezzi e nessuno riesce a credere a quello che sta succedendo". Durante la presidenza di Joe Biden l’aumento cumulato dei prezzi è stato effettivamente il più alto degli ultimi quarant’anni, ma l’inflazione stava già rallentando al momento del passaggio di consegne e quest’anno ha ripreso ad accelerare. "Sappiamo che l’inflazione e altri problemi stanno creando difficoltà agli americani", ha riconosciuto martedì Peter Navarro, storico consigliere economico di Trump, accusando però i media di raccontare in modo distorto l’azione dell’Amministrazione.

I dati economici restituiscono un quadro contrastante. A luglio l’indice manifatturiero dell’Institute for Supply Management è cresciuto al ritmo più sostenuto da oltre quattro anni, trainato dalla costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Gli investimenti delle imprese hanno beneficiato delle agevolazioni contenute nella legge fiscale approvata lo scorso anno, ma i dazi e l’incertezza sulla loro durata hanno frenato assunzioni e investimenti negli altri settori. Negli ultimi due mesi la manifattura ha creato appena 16.000 posti di lavoro, dopo averne persi quasi 100.000 dall’inizio del secondo mandato, mentre le nuove costruzioni industriali restano al di sotto del record del 2024.

La Casa Bianca rivendica inoltre 10.700 miliardi di dollari di investimenti annunciati da aziende come Apple e US Steel e da alleati come Emirati Arabi Uniti e Giappone, anche se molti progetti erano già in preparazione o restano subordinati a diverse condizioni. Nel frattempo Trump sta valutando nuove misure economiche in vista delle elezioni. Larry Kudlow, direttore del Consiglio economico nazionale durante il primo mandato, ha raccontato a Fox Business di aver discusso con lui un taglio della tassazione sulle plusvalenze: "Il presidente è molto interessato".

Da parte sua, Bessent ha respinto l’idea che la crescita favorisca soprattutto i più ricchi, sottolineando che, secondo il Bank of America Institute, i salari delle famiglie a basso reddito sono recentemente cresciuti più rapidamente di quelli delle fasce più abbienti. Altri indicatori offrono però una lettura meno favorevole: le retribuzioni orarie degli operai e degli impiegati senza responsabilità di coordinamento continuano ad aumentare meno dell’inflazione, mentre i guadagni di Borsa si concentrano soprattutto tra chi possiede già grandi patrimoni. Un eventuale taglio delle imposte sulle plusvalenze avvantaggerebbe a sua volta prevalentemente i contribuenti più ricchi.

Resta il fatto che da mesi Trump e Bessent assicurano che i prezzi alla pompa di benzina crolleranno non appena la guerra sarà terminata. Di una soluzione imminente, tuttavia, non c’è alcuna traccia. Nel frattempo si è esaurito anche l’effetto dei rimborsi fiscali che aveva permesso a molte famiglie americane di assorbire il caro carburante senza ridurre le altre spese.

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