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In America Latina la Cina supera per la prima volta la popolarità degli Stati Uniti
Donald Trump durante il vertice sullo "Scudo delle Americhe", in Florida, il 7 marzo 2026. Credito: Foto ufficiale della Casa Bianca di Daniel Torok / The White House — opera del governo degli Stati Uniti, foto ritagliata.
Politica estera 65 min di lettura

In America Latina la Cina supera per la prima volta la popolarità degli Stati Uniti

Nel sondaggio Latinobarómetro il 65% degli abitanti del Sud America giudica positiva l'influenza cinese, contro il 57% di quella americana. La popolarità degli Stati Uniti è scesa dal 73% del 2024 al 63% attuale.

Per la prima volta dall’avvio del sondaggio Latinobarómetro, nel 1995, gli abitanti del Sud America giudicano l’influenza della Cina sulla regione più positivamente di quella degli Stati Uniti. L’edizione 2026 si basa su circa 19.200 interviste condotte di persona in 17 Paesi sud americani tra il 7 maggio e il 17 giugno. Il 65% degli intervistati considera positiva l’influenza cinese, contro il 48% del 2020, mentre i giudizi positivi su quella statunitense scendono dal 60% al 57%. Secondo il sondaggio, soltanto in Costa Rica e nella Repubblica Dominicana Washington resta più popolare di Pechino.

Il rapporto legato al sondaggio attribuisce in parte il sorpasso alla "quasi totale assenza" di Washington dalla regione nei due decenni successivi alla guerra in Iraq del 2003. In quegli anni l’America Latina "si è avvicinata ad altre potenze, alla Cina, all’Unione Europea, al Giappone", ha detto all’AFP Marta Lagos, direttrice di Latinobarómetro, organizzazione senza scopo di lucro con sede in Cile. Secondo Lagos, Pechino ha conquistato il favore della popolazione grazie alle importazioni a basso costo: "Il vuoto che la Cina riempie è soprattutto quello nelle tasche della gente".

Nel giudizio complessivo sui due Paesi, gli Stati Uniti restano però più popolari della Cina: secondo i dati riportati dall’AFP, raccolgono il 63% di opinioni favorevoli, contro il 58% di Pechino. Il consenso verso gli Stati Uniti è comunque diminuito nettamente rispetto al 2024, quando alla Casa Bianca c’era Joe Biden e i giudizi favorevoli raggiungevano il 73%. A luglio anche il Pew Research Center aveva rilevato che in 4 dei 6 Paesi sud americani esaminati — Argentina, Cile, Messico e Perù — la Cina era vista più favorevolmente degli Stati Uniti. In Brasile e Colombia, invece, le due potenze erano sostanzialmente alla pari.

Latinobarómetro 2026
L’America Latina ora giudica l’influenza della Cina migliore di quella degli Stati Uniti
Sei anni fa i giudizi positivi sull’influenza di Washington superavano di dodici punti quelli su Pechino. Oggi la Cina è avanti di otto, e gli Stati Uniti restano in testa soltanto in quattro dei diciassette Paesi del sondaggio Latinobarómetro.
Latinoamericani che giudicano positiva l’influenza di ciascuna potenza sulla regione
Cina
Stati Uniti
Il sondaggio ha posto la domanda nel 2020 e nel 2026: non ci sono rilevazioni intermedie.
Paese per Paese
La Cina è davanti in 13 Paesi su 17: il distacco più ampio è in Messico
I colori indicano quale potenza raccoglie più giudizi positivi sulla propria influenza e con quanti punti di distacco. Tocca un Paese sulla mappa o nella classifica per leggere i due valori.
America Centrale e Caraibi, ingrandimento
L’altra faccia del sondaggio
Come Paese gli Stati Uniti piacciono ancora di più, ma in due anni hanno perso dieci punti
Latinoamericani che hanno un’opinione favorevole di ciascuna potenza. Il sondaggio distingue l’immagine di un Paese dal giudizio sulla sua influenza.
Il punto
L’operazione in Venezuela
Sette latinoamericani su dieci approvano la cattura di Maduro, ma solo uno su tre pensa che abbia giovato al Venezuela
Giudizi sull’intervento statunitense del 3 gennaio 2026: la media della regione e tre Paesi a confronto.
Il punto
Fonte: Corporación Latinobarómetro, Informe 2026. 19.207 interviste di persona in 17 Paesi tra il 7 maggio e il 17 giugno 2026; il Nicaragua non è stato rilevato. Margine di errore: 1 punto sul totale, 3 punti per ogni Paese. Confini: Natural Earth.

La "dottrina Donroe" e l’operazione contro Maduro

Il calo dei consensi si è registrato durante il secondo mandato di Donald Trump, che ha rivendicato apertamente il predominio statunitense sull’America Latina, facendo propria la cosiddetta "dottrina Donroe". L’espressione, coniata dal New York Post nel gennaio 2025, fonde il nome Donald con il cognome di James Monroe, quinto presidente degli Stati Uniti. Nel 1823 Monroe avvertì le potenze europee che Washington si sarebbe opposta a nuove colonizzazioni e ingerenze nelle Americhe: una posizione che, nelle successive interpretazioni, avrebbe sostenuto la pretesa statunitense di esercitare un’influenza esclusiva sulla regione.

La manifestazione più evidente di questa linea è arrivata il 3 gennaio 2026, con il rovesciamento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, catturato dalle Forze Speciali statunitensi. "Il dominio americano nell’emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione", aveva promesso Trump quel giorno a Mar-a-Lago. Secondo Latinobarómetro, in tutti i Paesi esaminati tranne l’Argentina la maggioranza assoluta degli intervistati ha approvato la cattura di Maduro. In Argentina i favorevoli si fermano al 47%, contro il 45% di contrari. Il giudizio sulle conseguenze è però più incerto: soltanto il 35% degli intervistati nella regione ritiene che l’operazione abbia giovato al Venezuela, mentre il 29% pensa che lo abbia danneggiato.

Gli stessi venezuelani sono comunque tra i più propensi a giudicare positivamente l’influenza degli Stati Uniti. A marzo Trump ha riunito a Doral, in Florida, una dozzina di leader di Paesi sud americani e caraibici per lanciare lo "Scudo delle Americhe", una coalizione contro i cartelli della droga che punta anche a contenere l’influenza cinese nell’emisfero. Ne fanno parte, tra gli altri, Argentina, Colombia e Perù; questi ultimi due Paesi hanno aderito dopo l’insediamento dei nuovi presidenti nei mesi successivi al vertice. Brasile e Messico, al momento, ne restano fuori.

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