A Laredo, in Texas, alcuni cittadini americani hanno cominciato a lavorare negli Stati Uniti e a vivere dall'altra parte del confine, dormendo in Messico. La città è il principale porto terrestre della frontiera meridionale e dista poche centinaia di metri da Nuevo Laredo, la sua gemella sull'altra sponda del Rio Grande: basta imboccare la corsia sbagliata sull'Interstate 35 per ritrovarsi in Messico. Sul lato texano gli stipendi restano più alti, mentre affitti e spesa costano molto meno oltreconfine e, secondo il calcolatore Expatistan, il costo medio della vita in Messico è inferiore di circa il 45% rispetto agli Stati Uniti. È una migrazione al contrario che racconta quanto sia cambiata, in appena 2 anni, una delle città che nel 2024 contribuirono alla vittoria a sorpresa dei repubblicani nel Texas meridionale.
Laredo è il capoluogo della contea di Webb, dove il 94,7% della popolazione è di origine ispanica o latina, una delle percentuali più alte degli Stati Uniti. Dopo aver votato nettamente per Joe Biden nel 2020, nel 2024 la contea si è colorata di rosso per la prima volta dal 1912: Donald Trump ha ottenuto il 50,62% dei voti contro il 48,46% di Kamala Harris. Il successo del presidente tra gli elettori ispanici è considerato uno dei fattori decisivi della sua vittoria. La svolta ha avuto cause precise.
Durante la presidenza Biden, gli attraversamenti irregolari della frontiera meridionale avevano raggiunto un picco di circa 250.000 persone in un solo mese, nel dicembre 2023, anche per effetto di un sistema che consentiva ai migranti di presentare domanda d'asilo dopo essersi consegnati alla polizia di frontiera. Tra molti immigrati regolari si era così diffusa la percezione che quelle regole consentissero di aggirare il sistema a loro danno. La stretta successiva voluta da Trump è stata drastica: con la promessa di trattenere gli immigrati irregolari fino al rimpatrio e il forte ridimensionamento dell'accesso all'asilo, nel giugno 2026 gli attraversamenti sono scesi a poco più di 6.000.
La città dei camion colpita dai dazi e dal caro energia
Il problema è ora che Laredo vive di commercio transfrontaliero e i dazi l'hanno colpita nel cuore della sua economia. Circa il 40% dell'interscambio tra Stati Uniti e Messico passa ogni anno da qui e, secondo i dati citati dal Telegraph, nel 2025 attraverso la città sono transitati su gomma 296,2 miliardi di dollari di merci, pari al 46% di tutto il traffico stradale commerciale tra i due Paesi. I prodotti che non rispettano le regole dell'accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada sono ora soggetti a un dazio del 25%, oltre a nuovi adempimenti burocratici, mentre alcune categorie, tra cui la componentistica automobilistica, subiscono ulteriori prelievi.
È un problema particolarmente serio per catene di fornitura in cui gli stessi componenti attraversano più volte la frontiera prima di diventare parte del prodotto finito. Meno camion significano meno clienti per le attività che vivono dei flussi attraverso i valichi, in un centro storico già indebolito dall'espansione del commercio online e da decenni di spostamento di residenti e consumi verso i sobborghi. Su tutto pesa poi il prezzo del carburante, che i residenti indicano come una delle spese più gravose. La guerra in Iran ha bloccato da oltre 6 mesi lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale prima del conflitto transitava circa un quinto del petrolio mondiale. La crisi energetica che ne è seguita ha spinto ripetutamente il Brent sopra i 100 dollari al barile, rispetto ai circa 66 dollari precedenti alla guerra.
La stretta sull'immigrazione e il timore dei controlli
Alle difficoltà commerciali si sono aggiunti gli effetti collaterali della stretta sull'immigrazione. Rendere più difficile lavorare legalmente negli Stati Uniti e moltiplicare i controlli lungo la frontiera meridionale ha avuto conseguenze anche per chi possiede documenti regolari: in alcuni casi cittadini americani figli di immigrati, titolari di visti di lavoro o possessori di carta verde sono stati coinvolti per errore nelle operazioni delle autorità federali.
A Laredo, secondo i dati 2020-2024 dell'U.S. Census Bureau, l'86,8% dei residenti con almeno 5 anni parla di presenza negli Stati Uniti in casa una lingua diversa dall'inglese e il 25,1% della popolazione è nato all'estero. In una città con legami familiari, culturali ed economici così stretti con il Messico, il clima di maggiore controllo ha inciso anche sui visitatori messicani che tradizionalmente attraversano il confine per fare acquisti o incontrare i parenti. A luglio due pastori messicani sono stati fermati dall'Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia federale incaricata dell'applicazione delle norme sull'immigrazione, nella Rio Grande Valley mentre si recavano a un ritiro religioso.
Anche a livello nazionale il consenso iniziale per la riduzione degli ingressi irregolari si è progressivamente logorato con il moltiplicarsi delle contestazioni contro operazioni giudicate sempre più sproporzionate. L'uccisione dei cittadini americani Renée Good e Alex Pretti da parte di agenti federali dell'immigrazione a Minneapolis, nel gennaio 2026, ha provocato proteste in tutto il Paese, mentre una recente sparatoria mortale contro un cittadino colombiano nel Maine ha messo sotto pressione la senatrice repubblicana Susan Collins. Anche a Laredo si sono svolte manifestazioni contro il progetto di costruire un muro lungo il tratto urbano del Rio Grande.
Il confine torna decisivo nelle elezioni del Texas
I democratici sperano di trasformare questa frustrazione in consenso elettorale. James Talarico, candidato al Senato degli Stati Uniti per il Texas, ha investito molto nella pubblicità in lingua spagnola e a luglio, durante il suo "Frontera Tour" di 1.200 km, ha promesso di rilanciare il commercio transfrontaliero penalizzato dai dazi, definendo il porto di Laredo come la "linfa vitale" dell'economia texana.
Un sondaggio di Fox News di luglio, del quale non sono stati diffusi né il periodo di rilevazione né la composizione del campione, gli attribuiva il 59% delle preferenze tra gli elettori ispanici dello Stato, contro il 41% del procuratore generale repubblicano Ken Paxton. Le rilevazioni descrivono complessivamente la corsa come molto equilibrata: Emerson College registra un testa a testa, con Paxton al 47% e Talarico al 46%, mentre altri istituti assegnano al democratico un vantaggio compreso tra 3 e 7 punti. Una sua vittoria consegnerebbe al Texas il suo primo senatore democratico dal 1993.
Più distante appare la corsa per il governatorato, dove Gina Hinojosa, avvocata per i diritti civili originaria proprio della Rio Grande Valley e iscritta al sindacato dei lavoratori delle comunicazioni, insegue il governatore repubblicano uscente Greg Abbott con uno svantaggio compreso tra 4 e 7 punti, a seconda dei sondaggi. Hinojosa ha definito la stretta sull'immigrazione "un attacco alla comunità latina", ma la sua collocazione nell'ala progressista del partito suscita perplessità in una parte dell'elettorato locale, in un anno in cui diverse primarie democratiche negli Stati in bilico hanno premiato candidati della sinistra e il presidente ha rilanciato l'allarme sul ritorno del comunismo.
Nelle città texane al confine con il Messico, i democratici continuano a prevalere nelle elezioni locali, anche perché i repubblicani raramente presentano candidati competitivi. Alle elezioni di metà mandato, inoltre, l’affluenza è tradizionalmente più bassa rispetto alle presidenziali: conterà quindi anche chi tornerà alle urne. A Laredo la questione non è soltanto quanti elettori cambieranno schieramento, ma se lo spostamento a destra del voto ispanico sia duraturo o rifletta un elettorato meno legato ai partiti, pronto a punire chi ritiene responsabile del problema più urgente. Nel 2024 al centro del malcontento c’era la crisi alla frontiera. Nel 2026 il fattore decisivo potrebbe essere il prezzo della benzina.
